Hanno condiviso le mie parole

sabato 28 gennaio 2012

LE MIE PAROLE


Ho cominciato a scrivere questo blog per una sorta di scommessa con me stesso, forse per noia, o forse per un progetto preciso, forse per dare vita a quelle pagine confuse che un domani avrebbero potuto essere il libro che desideravo. Costa impegno scrivere, scrivere ed interessare, riuscire ad essere interessanti e mai banali.
Ringrazio i miei lettori, ringrazio coloro che con suggerimenti e consigli mi hanno permesso di superare i limiti di un blog che racconta di SM. Mi chiedo spesso chi possano essere i miei lettori, cosa proveranno nel leggermi, nel venirmi a trovare per scoprire quale nuovo racconto ho scritto per loro. Saranno avidi delle mie parole? Delle parole di amici comuni che ospito e che scrivono occasionalmente? Perché un blog e non un sito tuo? mi hanno chiesto molti… La risposta non c’è, ma mi sembrava semplice aprire un blog e lasciare che gli altri entrassero a vedere, senza chiedere nulla loro, se non il piacere di capire, di leggere e comprendere.
Alcuni mi hanno detto che vorrebbero racconti più duri, più espliciti, con i dettagli più marcati. Probabilmente hanno ragione, o forse no… Io so scrivere questo che vi permetto di leggere, sarebbe come essere diverso da quello che sono, mostrare una pelle che non è mia, come chiedere ad un pitone di entrare in quella di una lucertola.
Molti mi chiedono… sono cose vere? E’ verità che riguarda te? Solo fantasia? Ed io trovo il piacere di rispondere. Che importa tutto questo? Cosa può importare se sia la verità vera o se sia il frutto di una fantasie fertile, magari stimolata dal saper ascoltare. Sono anime che trovano spazio in questo blog, anime che appartengono al SM, anime, prendetele per quello che sono e per quello che dicono attraverso le loro emozioni.
Un altro appunto che mi viene mosso e del quale discuto volentieri è che io non uso spesso la parola “slave”, schiava o schiavo, Padrone… Master no… è una parola che uso sovente. Essere slave… ci sarebbe da scrivere un blog intero con questa parola… commenti che non finirebbero mai, susseguendosi di pensiero in pensiero, di opinione in opinione. Essere slave solo nel virtuale, rispettabilissimi ed insospettabili nella vita pubblica, profondamente slave nell’intimo e nel privato… Sorrido quando leggo questi passi, descrizioni fatte di persone, a volte anche quando siamo in chat. No, non voglio dare giudizi, ma solo dire che preferisco la parola sub, che si contrappone all’anima Dom.  Antiquato? Fuori dal mondo? Anticonformista? Forse… ma sorrido sempre con una certa amarezza quando vedo chi si professa slave e poi magari per volontà o per occasione distribuisce la sua arroganza e la sua superbia condita con l’impulsività, boria ed insolenza. Ognuno sceglie di essere chi è e come è, non vi è schema, non vi è regola, non vi è protocollo burocratico: solo l’essenza di chi cerca e di chi è cercato, di chi scegli e di chi è scelto. Essere slave, essere sub… ma forse vi sto tediando… fin troppo… il posto c’è per lasciare i vostri commenti… grazie per essere, giorno dopo giorno, insieme a me.

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