Hanno condiviso le mie parole

sabato 28 gennaio 2012

L'INCONTRO


Sono le nove di sabato mattina: lei è ancora nel dormiveglia, inquieta. Di colpo, suona la sveglia che la riporta alla realtà e le ricorda che deve alzarsi e prepararsi per andare al tanto aspettato incontro. Incontro sognato da anni, tanto desiderato ma poi sempre rimandato e che il destino ha voluto che alla fine avvenisse. Alle 11 lui arriverà alla stazione e lei si dovrà presentare vestita come le è stato ordinato. Quindi, dopo aver fatto una doccia ed essersi spruzzata un pizzico di profumo, lei si mette le autoreggenti velate e nere, una gonna nera a portafoglio, una camicia di raso bordeaux e il cardigan. Dopo di che si trucca leggermente: si può dire che l’ombretto e il mascara neanche si notino, ma mette un rossetto di un colore a metà tra il marrone e il bordeaux che le fa risaltare le labbra carnose; si pettina accuratamente i lunghi capelli neri e lisci ed infine indossa un cappottino grigio con la borsetta nera. Lei sa bene che fino a lunedì sera non le serviranno cambi, perché starà pochissimo tempo vestita, appena lo stretto indispensabile. Sa anche che lui non smetterà un solo minuto di usarla come un oggetto, ma che allo stesso tempo verrà amata e adorata. Questo pensiero non la turba affatto, anzi la eccita profondamente. Alle dieci e mezzo lei è già in stazione che guarda a quale binario arriverà il treno su cui viaggia il Padrone al quale si regalerà, ma non è ancora segnato; cosi, per evitare che l’impazienza le attanagli la mente e il cuore, decide di prendere i biglietti per l’autobus, poiché se lui vorrà fare un giro per il centro è meglio che dopo non si perda tempo prezioso. Finalmente sente scorrere il tabellone e legge il binario; cosi, con passo sostenuto, si incammina verso quello giusto ed aspetta che arrivi il treno. Sono solo cinque minuti, ma per lei sono una eternità; freme al pensiero che lui arriverà e pensa come sia strano che dopo tanto tempo si possano finalmente vedere: sono passati anni da quando si sono sentiti la prima volta, eppure è come se fosse stato ieri. Sono le 11 precise: le porte del treno si aprono e dalla prima porta della prima carrozza vede scendere lui. Le si ferma il cuore, ma trova il fiato per dire: "ben arrivato, sono pronta a fare tutto quello che vuoi". Lui l'abbraccia e le sussurra all'orecchio: "spostiamoci, prima che ci travolgano". Mentre camminano lui le chiede se ha trovato l’albergo e quanto dista e lei risponde che è vicinissimo. Al che lui con tono fermo le dice: "bene, andiamo subito là". Eccoli nell’entrata dell’hotel: lei pensa che andranno subito in camera ma lui le dice: "ora vado su, poso la borsa e andiamo a fare un giro sull’autobus. Tu aspetta qua!" Dopo cinque minuti lui torna e si incamminano verso la fermata del bus. Mentre sono fermi che aspettano lui la bacia e l'accarezza, passandole la mano sui fianchi e sulle natiche; avvicina le labbra alle orecchie di lei e mormora freddamente: "quando saremo su, fai finta che non succeda nulla, sii quasi indifferente; e soprattutto ricordati: da ora in poi non potrai godere se non su mio consenso". Lei fa cenno di sì con la testa; ed ecco che arriva subito il bus. Lui si siede e lei resta in piedi davanti a lui, che le dice bruscamente: "adesso avvicinati! e allarga leggermente le gambe". Lei ubbidisce e poco dopo sente la sua mano là tra le cosce. Lui si meraviglia di trovarla bagnata quasi come un lago, ma allo stesso tempo è contento e fiero di avere quel potere su di lei. Mentre le dice che è una vera porca la tocca fino a portarla quasi all’orgasmo: le infila un dito sotto le mutandine e glielo spinge nella fica bagnata, con l'altra mano le palpeggia il culo e le accarezza l'apertura dell'ano; ma subito si ferma e le dice che non si è donata abbastanza per meritare di godere e quindi deve aspettare. Arrivati al centro scendono dall'autobus e mentre camminano le mani di lui percorrono parti del corpo di lei ed a tratti lui le dice che è veramente una porca perché si lascia toccare come se fossero da soli. Lei sente le mani di lui muoversi sui seni, sui fianchi, sulle cosce e si vergogna molto; mentre lui è sempre più fiero perché così la sente sempre più sua. Dopo qualche ora lui decide di tornare in albergo: vedere una città come Roma insieme è stato stupendo, perché lo splendore dei monumenti e la bellezza straordinaria delle strade e delle piazze li ha affascinati ed avvolti, ma soprattutto li ha uniti intimamente. Appena arrivano in camera lui le ordina di spogliarsi e di rimanere la davanti a lui immobile, perché vuole osservare il suo corpo, scrutarlo come un oggetto che deve essere comprato. Lei ubbidisce al punto che fiata il giusto indispensabile, mentre là sotto è sempre bagnata e pronta a donarsi. Lui si gira lentamente intorno a lei: ora le palpa le natiche, ora le infila una mano fra le cosce, ora le afferra bruscamente un seno e glielo storce con forza. Dopo un po’ le ordina di mettersi sul letto a quattro zampe perché è ora che venga punita. Lei sa bene perché: non c’è bisogno che lui lo dica. Cosi, senza replicare, si mette in ginocchio sul letto e mostra le natiche in alto, aspettando con ansia che la punizione arrivi. Prima una serie di sculacciate, dopo qualche frustata, sul culo e sulle cosce. Lei non si lamenta e non chiede neanche pietà, cosi lui, dopo averla accarezzata  e penetrata con la mano nella fica per un po’, prende ancora la frusta e continua con più forza. Sui fianchi e sul culo le appaiono lunghe strisce color viola. Ogni colpo le fa bruciare più intensamente la pelle. Lei ora è al limite sia della sopportazione che dell’eccitazione. Non ce la fa più, e cosi inizia a supplicarlo di farla almeno godere. Ma lui è impassibile; le dice: "no, devi ancora soffrire, perché mi hai fatto aspettare troppo questo momento". Lei, oramai rassegnata, dice "va bene; sai che puoi fare di me ciò che vuoi". Con uno schiaffo la obbliga a girarsi e a mettersi a faccia in su. La schiaffeggia a lungo sui seni, poi tira fuori dalla tasca due mollette e le dice: "guarda, ho tanto aspettato questo momento!" e le pinza una molletta su un capezzolo. Lei si morde le labbra per non gridare. Ecco che anche l'altra molletta è stretta sull'altro capezzolo: lui si diverte a muovere con le dita le mollette, in modo che lei senta più dolore. Poi riprende in mano la frusta e con due colpi sui seni le fa volare via le mollette. Si avvicina al letto, si sbottona i pantaloni e le spinge in bocca il suo membro, già teso e duro: e mentre lei succhia avidamente lui le stringe fra le dita i capezzoli e li tira con forza. "Ora basta!" le ordina. La fa girare di nuovo a faccia in giù, le allarga le braccia e le lega i polsi alla spalliera del letto; poi le apre le gambe e le lega anche le caviglie; e inizia a frustarla duramente sulla schiena, sul culo e sulle cosce. Ogni tanto le prende un piede e, tenendolo stretto nella mano, le frusta la pianta. Ma è sul culo che la colpisce con più accanimento. Fra una frustata e l'altra le infila la mano fra le cosce e le spinge due dita nella vagina e un dito nell'ano. Dopo mezz’ora di questo trattamento, dopo essere stata frustata e toccata fino a quasi a godere per poi venirle negato, lei sente che al posto della mano di lui dentro la fica bagnata ora c’è il pene, che le sbatte dentro fino in fondo con forza. È costretta a non godere perché lui deve ancora usare i suoi buchi bene: solo dopo potrà godere. Il tempo passa: lui la chiava nella fica, poi le infila il cazzo nel culo e glielo spinge bene dentro; poi di nuovo nella fica. Ogni tanto lui usa anche un fallo di gomma e glielo spinge con forza nel buco dove non è entrato lui.  Lui sta ormai per venire, mentre lei non ne può più: il non poter godere e l’essere usata come una puttana la sta svuotando. Quando ormai non ci spera più, il Padrone finalmente le dice: "ora puoi godere, schiava!". Lei sente dentro di sé come una bomba che esplode e la svuota; e gode al punto di schizzare e fare un lago tra le sue gambe con i suoi umori. Anche lui ha goduto dentro di lei ed ora si mette sdraiato nel letto con lei che tiene la testa appoggiata sul petto mentre lui le tocca il seno. Cosi si addormentano. Dopo qualche ora si alzano, vanno a cena e tornano in camera.  Lui non è sazio del corpo di lei e così la prende e prende ancora, questa volta in tutti i buchi: una volta le viene nel culo, una seconda volta in bocca; fino a quando non cadono sfiniti nel letto. Purtroppo quando torna il mattino devono alzarsi e lasciare la stanza per poi tornare nella stazione dove si sono visti, ma questa volta si devono salutare. Sono tristi perché non sanno quando si rivedranno, ma allo stesso tempo lei è felice di essersi donata e lui di aver finalmente potuto usare quel corpo e quell’anima tanto a lungo desiderata.
Miss Y

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