Hanno condiviso le mie parole

sabato 28 gennaio 2012

RANDAGIA


Hai ancora il mio collare. Nero, di cuoio, semplicemente nero e di cuoio. E' l'unica cosa che resta di me per te. E' stato l'unico dono che ti ho fatto, l'unico pensiero che io abbia avuto per te. Solo un collare di semplice cuoio nero. Ricordi quando te lo ho consegnato? Lo ricordi come lo guardavi sorpresa? Come hai voluto che io te lo mettessi al collo? Seduta sul letto in un silenzio assoluto, le tue spalle rivolte a me, la testa leggermente china le mani che sollevavano piano i capelli biondi, informi, dopo una notte di piacere passata insieme. Il letto profumava del tuo piacere, le gocce di cera avevano macchiato le lenzuola ed erano una sorta di ricordo e di conferma di ciò che era accaduto... le corde avevano segnato i tuoi polsi, i tuoi seni.... segni di un piacere che avevamo sentito nostro fino a spezzare il respiro. Ti ho detto... è il tuo collare, la tua appartenenza, la tua scelta di essere la mia cagna, non schiava ma cagna. La mia cagna. Lo desideravi, me lo chiedevi, come se fosse il completamento di quel gioco, di quel piacere che io ti facevo scoprire lentamente. Piccole emozioni che crescevano, che si dilatavano, che si compivano. Non immaginavi, dicevi, che il piacere potesse essere così grande, non lo credevi possibile ed eppure ne avevi la prova.... ne avevi ora la certezza, lo scoprire il tuo corpo, il renderti conto che fosse finalmente possibile. Il tuo collare... ti ha seguita nel tuo essere randagia, lo hai custodito nella sua scatola di legno dove lo avevo racchiuso per portartelo ed ha finito con l'essere il tuo compagno di viaggi, di scelte, anche quelle dolorosissime di chiudere e ricominciare una vita.
La mia cagna, il tuo voler essere cagna. Ricordi come io lo avevo fatto realizzare? Ricordi la cura che avevo messo nello scegliere il cuoio, farlo modellare, ammorbidirlo. I commenti di quell'artigiano della vecchia bottega del centro che mi chiedeva come fosse il cane al quale era destinato... ed io che sorridendo dicevo... No, è una cagna..... e  notavo in lui il riconoscere nelle mie semplici parole tutto il piacere di dirlo.... Non aveva chiesto più nulla quell'uomo, come se avesse compreso, come se avesse capito, come se fosse un dogma quella mia frase, non è un cane, una cagna. Quanti ricordi ci sono legati a quel collare, al suo profumo, quante volte lo ho visto al tuo collo, quante volte tu stessa lo prendevi e mi dicevi.... "Mettimelo, sono la tua cagna!". Era esserlo, riconoscerlo, volerlo, sentirlo. Il tuo piacere era qualcosa di inestimabile per me.... era la mia ricerca continua di dartelo, fartelo conoscere, lasciartelo godere, gridandolo, come se fosse tua conquista..... Sarebbe fin troppo sciocco e banale scriverne, a che servirebbe? Ogni Padrone è orgoglioso di colei che chiama "la sua cagna", sarebbe riduttivo scrivere, sottolineare le emozioni così grandi e trasformarle in semplici parole. Che senso avrebbe raccontare le emozioni, sarebbe mettere sale nelle ferite, sarebbe da re un senso diverso a quello che è stato. Sarebbe spiegare ciò che non può essere spiegato o rivivere ciò che non si potrebbe immaginare sia stato vissuto. Ora non ha più valore quel collare di semplice cuoio nero, resterà feticcio, nemmeno ricordo, ma un semplice feticcio di quello che è stato tra noi. Forse lo getterai, probabilmente, forse lo conserverai in quella scatola di legno, forse ti seguirà ancora nel tuo essere randagia o forse lo dimenticherai abbandonato in un cassetto... chissà.... Ora non ha più importanza... non saranno le mie mani a cingerlo al tuo collo, non sarò più io a dirti... sei la mia cagna. Libera, libera di essere e di volere ciò che ti ho permesso di essere, ciò che io ti ho fatto conoscere. Ci saranno altre parole, altri desideri, altre curiosità di spingersi avanti, altri piaceri, altre mani che lo stringeranno al tuo collo ed altri Padroni che chiamerai per nome. Torni ad essere randagia, torni ad essere colei che cerca e che non sa cosa sta cercando... Libera di essere nuovamente randagia.

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