Perchè? Non è in un banale pudore o timidezza, ormai quella non c'è più superata dalle ore passate insieme, è qualcosa di diverso. Di fronte a "Zenha" vengo rapito dalla sua persona, dalla sua presenza fisica e spirituale. Ogni mio pensiero si annulla, quasi che fossi rapito... ma ho la sensazione che questo modo di comportarmi dall'esterno appaia come se io fossi freddo e assente.
Ho questa paura e più cresce la felicità nel veder crescere il nostro rapporto e maggiormente cresce la paura, che poi è la paura che tutto finisca repentinamente.
Ma le paure ora svaniscono di fronte al pensiero di passare una serata, una notte e una mattina insieme a "Zenha" Una giornata a casa sua. Allora la mia fantasia si perde ad immaginarmi legato, legato una notte intera, a dormire vicino a lei, la colazione a letto che porterò. Sorrido a tutte le ore che potrò trascorrere con lei.
Il treno è in ritardo, le mando un sms.
Il ritardo aumenta, le telefono.
La sua voce!
Sono due settimane che non la sento, è bello poterle parlare. Mi proietta già in avanti, a quando la potrò vedere fra pochi minuti. E' a lavoro, sorrido, penso a lei impegnata mentre io sono ore che non riesco a non pensare a quello che avverrà la notte. Immagino che appena a casa vorrà rilassarsi, alle 22:00 lavora ancora. Vorrà fare un lungo bagno, chissà se mi permetterà a lavarle la schiena? Se vorrà sentire i miei massaggi.
Io spero di sì.
Eccomi arrivato, percorro le scale che ormai conosco, salgo veloce per vederla il prima possibile. Ci salutiamo. C'è una pioggerellina che ci avvolge. In un attimo siamo in auto. Io mi sento bene accanto a lei, la ascolto, mi piace ascoltare "Zenha".
Eccoci a casa sua. Ci mettiamo comodi nella stanza dei "giochi", il suo studio. Vedo il divanetto con delle coperte e cuscini, sarà il mio letto penso. Non sono mai stato così rilassato come ora di fronte a lei. Ci dissetiamo.
Sei tranquillo?
Io sì, sì, la domanda mi coglie di sorpresa e quasi oserei dire mi infastidisce, io sono sereno adesso, forse non lo lascio a vedere. Come potrei dimostrare questa mia serenità nei suoi confronti? Non lo so, spero che creda alle mie parole. Diamo uno sguardo ai libri che ha nella stanza e me ne consiglia uno da leggere, me lo porge. Io vado a fare un bagno, tu mettiti comodo.
Mi spoglio?
Sì metti i vestiti di là sulla scala. Se mi va ti chiamerò.
"Zenha" abbassa la testa e alza lo sguardo su di me è lo sguardo della padrona, della mia mistress ogni volta che lo vedo rivolto a me trattengo il respiro e un brivido mi passa sulla schiena, è bellissimo! Quello sguardo mi affascina, mi ammalia non posso resistere. Corro a spogliarmi.
Ora sono nudo. La cosa strana è che se la prima volta mi sentivo a disagio senza abiti, fino ad un momento fa ero a disagio a rimanere vestito! Mi siedo, sfoglio il libro che mi ha consigliato la padrona. Ma riesco a leggere una sola pagina, sapere che lei è in bagno a rilassarsi mi distrae. Non riesco a non pensare quanto vorrei strofinare la sua schiena.
Mi chiama, sento il mio nome pronunciato da lei.
Entro. è nella vasca avvolta da bianca schiuma. Siediti lì. Comincia a lavarmi i piedi. Io mi getto subito ad afferrare la spugna e a detergere i suoi piedi e le gambe. Il silenzio non mi piace, devo romperlo.
Comincio a dirle come il termine padrona che io uso nei suoi confronti è per me un termine "pesante" che esprime il mio stato d'animo, non è una semplice etichetta detta per convenzione, mi nasce da dentro. So che a lei non fa del tutto piacere preferirebbe il termine signora, ma è più forte di me. Definirla signora per me sarebbe sminuire quello che sento nei suoi confronti. Mistress è un termine a lei più gradito. Penso di sforzarmi a tradurre al volo il padrona con mistress. Oppure chiamami semplicemente "Zenha".
Io faccio un cenno di assenso, ma dentro di me sto già pensando che non ce la farei a chiamarla per nome, sento che sarebbe troppo confidenziale. Mi sento attore di pari dignità con "Zenha" nel nostro "gioco", che gioco non è ma è un rapporto umano profondo. Però in questo gioco sento di dover comunque venire un passo dopo, un gradino sotto alla mia mistress, è una cosa che mi viene naturale, senza che debba pensarci. Strofino anche la schiena, l'acqua è calda. Intanto parliamo di fatti del tutto banali della nostra vita, mentre le racconto di queste cose un certo senso di spreco di parole mi assale.
Sento di dire solo cose banali, poco interessanti, vorrei parlare di noi, ma non so perchè non ci riesco.
Perchè mi trema la voce se parlo di me e lei? Perchè?
Forse la paura di apparire scontato? Puerile?
Non so, ma dovrò superare questo ostacolo, sopratutto ora che con lei mi sento così protetto. Finisco io, tu vai di là mettiti comodo, siediti stenditi. Torno nella saletta, mi siedo sulla sedia. Mi chiedo, ma perchè ho parlato di cose del tutto noiose con lei? Forse era meglio il silenzio?
Ecco ritorna vestita solo di una sottoveste, in mano porta un flacone.
Crema emolliente. Oggi mi massaggerai con questo. Si stende. Io mi siedo vicino. Mi piace massaggiare la mistress, è rilassante anche per me. Sento piacere nel poter dare piacere. Mi soffermo sui piedi. Le gambe. Cerco di massaggiare anche energicamente per ammorbidire la pelle. Migliori ogni volta, mi dice.
Io sorrido dentro e fuori di me. La mia felicità si trasforma il energia da infondere attraverso le mie mani.
Si spoglia in modo che possa massaggiare anche la schiena. Mi rendo conto di non avere addosso il collare.
Sono nudo lei pure. Non servono nè simboli nè altro che la nostra consapevolezza. Io sono il suo slave, nulla è di così più certo in me. A occhi esterni non sarebbe evidente e questo intimità del rapporto mi piace.
Proseguiamo in camera, mi dice. Io seguo la mia mistress. Una candela illumina la stanza. Le sue spalle mi sembrano in tensione, vorrei essere capace mi sciogliere tutte le sue tensioni. Mi piace poter accarezzare il suo collo. Si gira, ora posso massaggiare davanti. I piedi, le ginocchia, le cosce, i fianchi, l'addome a salire.
Non mettere crema sui capezzoli.
Io eseguo, la sua morbidezza mi fa sognare.
Non riesco a pensare a nulla mentre massaggio, cerco di farlo nel migliore dei modi. Mi chiedo solo come mai sui capezzoli non vuole. Ma non domando.
Basta crema ora. Voglio che ora prosegui sui capezzoli con la lingua.
Che stupido, ecco perchè. Io le guardo negli occhi, vedo uno sguardo di complicità, io mi tuffo sulle sue morbide curve. La mia lingua gira attorno al
capezzolo sinistro, piano. Il capezzolo velocemente diventa turgido, è bellissimo vederlo ritto a pochi centimetri dai miei occhi. Comincio a succhiarlo, sempre più forte. Stringo il seno fra le mie mani, penso come sarebbe bello poter bere del latte della mia padrona! Come un cucciolo. Succhio, stringo fra i denti il capezzolo lo tiro. Forse sto esagerando, sto per stringerlo fra i denti ma mi trattengo, non voglio fare troppo male. Anche l'altro capezzolo ha bisogno di cure. Mi appoggio sul petto della mistress, siamo petto contro petto, io ai piedi del letto, lei sul bordo. Stringo e succhio anche l'altro seno, l'altro capezzolo. La mia lingua gioca, titilla il capezzolo duro. Trattengo i miei denti, vorrebbero stringerlo! Ora massaggia più in basso, piano. Io bacio sul petto, sullo stomaco e scendo. Vedo le gambe aperte di fronte a me. Poter toccare il tesoro della mistress mi emoziona sempre di più. Ho freddo vai a prendermi una coperta. Io corro. Ecco, la copro, lasciando scoperte solo le gambe.
La visione che ho di fronte ai miei occhi mi esalta, la candela illumina morbidamente la pelle della mistress. L'atmosfera soffusa contrasta con il subbuglio che mi scalda da dentro. Accarezzo l'interno coscia e salgo. Ho solo paura di avere le dita troppo fredde. Cerco di scaldarmi le mani. I gesti sono lenti. Sono inginocchiato in fondo al letto, non posso vedere il viso di lei. Ma lo immagino. Immagino gli occhi chiusi, immagino le labbra appena socchiuse. Le mie dita si spingono sulle labbra, sento l'umido del desiderio. Le mie dita sentono il desiderio. Io muoio dalla voglia di assaggiare questo nettare. Le mie dita indagano anche dentro, non voglio soffermarmi troppo sul clitoride, voglio solo bagnarlo con le mie dita.
Lo sfioro, muoio, ti prego dimmi di usare la lingua.
Continuo, cercando di non tradire questo mio desiderio.
Usa la lingua ora.
Sì, il mio respiro si affanna dopo questo ordine, vorrei esplodere in un grazie!
La mia lingua la uso in tutta la sua larghezza, come se assaporassi un gelato gustoso. Sotto la mia lingua il clitoride cresce.
Bacio, lecco, alcuni rumori riempiono la stanza. La voce della mistress mi giunge lieve, sento dei sì che mi spronano. Cresce il ritmo, sento il mio viso bagnarsi della mia saliva e dai succhi di lei. Aumento la velocità, il mio viso si fionda fra le cosce, il mio naso entra, la mia bocca lecca dall'ano a salire. Sento le dita dei piedi della mistress sfregarsi nervosamente, mi eccitano. Sì lecco il buchino mi piace fare il lecchino. La mistress si anima di fremiti di piacere, mi stringe le testa fra le gambe, i suoi piedi spingono sulla mia testa, io non riesco a respirare ma morirei soffocato pur di continuare!
Continuo, il suo premere sulla mia schiena, sulla mia testa è bellissimo. Le mie mani stringono i suoi fianchi. Ecco vibra di piacere, sento la musica del piacere nascere. Rallento, non ho capito cosa mi ha detto, io continuo a leccare dolcemente. Non so se mi ha detto di smettere. Io non chiedo, sono troppo eccitato per potermi staccare. Continuo piano e penso che se è un fastidio, basterà una sua spinta di un piede sulla mia faccia per farmi desistere. Non mi respinge, io continuo. Lecco l'esterno delle labbra, piano piano riprendo ritmo. Le nostre mani si incontrano io le stringo. Siano uniti.
Il piacere si riaccende. Succhio e bacio.
Lecco, succhio, spingo la mia lingua dentro. Spingo la lingua e senza che possa controllarmi le mie pelvi spingono, ho una erezione che si perde sul soffice letto. Io stringo le sue mani, spingo la mia lingua, sono animato dal desiderio. Non riesco a capire nulla ora.
La mistress vibra, io godo nel sentire, vedere questi tremori per la seconda volta. Rallento ancora, lecco piano.
Respiro profondamente, cerco di calmarmi, ho pudore nel mostrare la mia erezione, non so perché.
Vai di là prendimi le sigarette.
Mi alzo e giro di scatto per non farmi vedere. Faccio con calma, prendo il pacchetto e il portacenere. Respiro profondamente, ora "posso" tornare. Torno da lei mi accovaccio vicino porgendo le sigarette.
I suoi occhi brillano più della candela. Mi sento illuminato dal suo sguardo.
Vieni qua, entra nel letto.
Non so che dire, rimango senza parole. Pensavo volesse congedarsi da me, mi aspettavo un ci vediamo domani, vai a dormire di là sul divanetto. Non me lo aspettavo. Niente non riesco a dire una parola sensata.
Entro nel letto.
Avvicinati.
Io ho paura ad accostarmi a lei, ho la pelle fredda, non credo sia piacevole ora il mio contatto. Ma sono così in bambola da non riuscire nemmeno a dire questo. Mi avvicino, mi stringo a lei. Un brivido le viene, sono freddo, io sento invece un calore incredibile sprigionarsi da lei. Mi riscaldo grazie a lei. Parliamo così stretti. Parliamo e non sappiamo nemmeno che ore possano essere. Il senso del tempo è perso, siamo sospesi nel tempo. Stranamente la mia pancia emette rumori strani, mi imbarazzo di questo. Cerco di controllarmi, ma non è possibile. Cerco di scusarmi, lei mi chiede se ho fame. Fame? E' l'ultimo dei miei pensieri. Ultima sigaretta.
Ci mettiamo più comodi.
Mi addormento felice, una situazione che non avevo preventivato. La notte trascorre calma.
Sento socchiudersi la porta.
E' mattina? Vedo una certa luce.
Lei si è alzata.
Devo andare in bagno. Mi alzo anche io. Passo nella sala giochi dove ho l'orologio, per rendermi conto dell'ora. Mancano dieci minuti alle otto. Vado verso la cucina, cerco il mio zaino, voglio farmi la barba non vorrei infastidisse.
"Zenha" sta facendo colazione, vedo il suo viso affacciarsi dalla porta. Buongiorno! Buongiorno rispondo. E' un buongiorno sincero, non è uno dei tanti “buongiorno” detti con leggerezza. E' veramente una buona giornata!
Torno in bagno, mi lavo il viso, faccio la barba cerco di pettinarmi decentemente. Torno in corridoio, vado in cucina. Non c'è più lei, io bevo un caffèlatte e mangio due fette biscottate. Mi sento a disagio, avevo pensato di dover fare io la colazione per lei, è successo il contrario! Mi farò perdonare! Torno in bagno, lavo i denti. Vado verso la sala giochi, ma non c'è! Dove è finita?
Per mezzo secondo un brivido irrazionale, è uscita? No, impossibile torno indietro. E' tornata a letto. Torna nel letto, mi dice. Io mi rimetto sotto le coperte. Mi avvicino ancora a lei.
Accarezzami.
Mi ha letto nel pensiero! Scaldo la mia mano destra. Il braccio sinistro passa invece sopra la sua testa. Voglio carezzarla in modo dolcissino, sfiorandola. Con le punta delle dita. Così passo sulla pancia, il seno, il collo, il viso. Ma la mia mano viene attirata dai suoi seni. Stuzzico i capezzoli. Bellissimo vedere come reagiscono ai leggeri tocchi. Anche lei si accorge del mio interesse e mi chiede.
Cosa ti piace nel mio seno?
Tutto, dico banalmente. Mi piace la morbidezza, vedere come reagisce, vedere la vitalità che nasconde. Vorrei ancora succhiarli! Ma quest'ultima cosa non la dico. La sua mano da sotto le coperte la sento sfiorarmi il pube e il mio sesso. Pochi tocchi mi fanno trattenere il respiro. Questi tocchi spingono la mia mano sul suo pube, le carezze dolci stanno per diventare più erotiche.
Gioco con le dita sui peli del suo pube. Le sue carezze si fermano, indice che le mie sono gradite, che la coinvolgono. Le mie dita si spingono oltre. Guardo il viso di lei. Gli occhi chiusi, un sorriso che traspare da sotto le labbra. Che bella espressione! Continuo e il piacere aumenta.
Il telefono squilla. E' come un brusco risveglio, io non so se continuare lei non dice nulla, io rallento. Sì forse è meglio non continuare.
Mi dice, è bellissimo risvegliarsi così.
Io non potrei dire diversamente! Anzi avrei voluto baciare il suo collo mentre carezzavo, ma non l'ho fatto. Questo dubbio mi è sempre dentro. Io devo ubbidire, e io amo ubbidire, è per me fonte di piacere. Ma ora mi chiedo se questo mio ubbidire, direi silenziosamente, non sia visto come un fare da automa, un fare poco coinvolgente. Lei si alza e mi dice che mi farà una sorpresa. Cancello questi pensieri, la seguo. Sono le dieci del mattino! Incredibile, quasi due ore eravamo rimasti nel letto ad accarezzarci.
Oggi mi farai da modello!
Io non lo dico, ma ci speravo. Avevo visto suoi disegni, speravo che un giorno avrebbe voluto disegnarmi.
Mi adagio sul divanetto, testimone di altri nostri incontri. Mi metto in una posa che io definirei da guerriero stanco. Il mio sguardo si fissa sul soffitto. Lei si siede e inizia. La musica accompagna questi momenti. Silenzio fra di noi. Io non voglio distrarre la sua concentrazione, ascolto la musica, il rumore del carboncino mi fa rabbrividire. Ogni tratto indica un suo sguardo su di me! Forse mi sto scoprendo esibizionista? Forse sì e detto da un timido come me sembra un controsenso. Il mio sguardo segue i riflessi del sole sul soffitto, vivo sospeso in questa situazione, un nirvana.
Tutto bene?
Sì. Ma dopo un po' vengo risvegliato dal dolore al braccio sinistro dovuto alla posizione. Sento la mano "morta", cerco di muovere le dita.
Fermo!
Scusa. oddio le ho dato del tu, ero completamente assorto in me. Rimango fermo, stringo un poco i denti, finchè mi dà il permesso di muovere il braccio.
Ora puoi rilassarti.
Sospiro, non so quanto tempo è passato, ma non sono abituato a rimanere fermo immobile, non pensavo fosse difficile! Vorrei quasi dirle che per me è stato un bondage difficile! Vedo il disegno, non so che dire. Mi esce un banale bello. Ma la mia soddisfazione è doppia e viene triplicata quando mi dice che io sono stato il suo primo soggetto maschile. Vorrei stringerla in un abbraccio, baciare quelle mani artistiche sporche di carboncino. Ma rimango passivo della situazione. Ora io sono seduto sul divanetto lei si stende. Io guardo fisso di fronte a me. Lei mi parla, mi chiede dei miei pensieri, ma non so cosa dirle. Se le dico che la volevo stringere? Abbracciare? No, non lo dico, ma non so perchè. Dico, che non stavo pensando a nulla. Però posso dire che se i miei pensieri erano pochi era perchè il mio spirito stava così bene a non lasciar spazio alla mia parte razionale. Sento i suoi piedi carezzarmi la schiena. Come mi piace! Sento il piede sul mio collo, mi carezza la testa col piede. Giro un poco la testa, sento il piede sulla guancia. Ho gli occhi chiusi, mio dio che voglia di leccare quel piede! Il piede torna sul divanetto.
Vai a prendere la pinzetta che c'è in bagno, un nuovo lavoretto per te.
Io vado a prendere la pinzetta e un solo pensiero mi occupa la testa, ho fatto male. Avrei dovuto leccare quel piede a costo di meritarmi delle vergate, ma ho già il rimpianto di non averlo fatto! Torno da lei.
Sei preoccupato?
Userai la pinzetta su di me non la userò io. Mi dice così. La mia espressione stranita non era per la pinzetta era per quel rimpianto che già avevo. Io cerco di rompere il mio silenzio con, sì ho paura proprio perchè devo usarla io la pinzetta.
La mistress mi chiede di depilare il suo pube, pelo per pelo. Cerco di farlo nel meglio possibile, ma sono lento me ne accorgo, ho paura di farle male. Una volta prendo la pelle, infatti vedo un piccolo ematoma. Un suo “ahi”, conferma il mio errore.
Forse merito una vergata?
No lei capisce della mia buona volontà. Continuo così con l'aiuto anche di un
ago fino a quasi l'una.
Ora andiamo a pranzare mi dice. Sì. Mettiti una maglietta e gli slip, a tavola non si sta nudi.
Mi metto questi due indumenti, sono ore ed ore che sono nudo, sento quasi innaturale stare vestito qui. Lei prepara il pranzo, intanto io cerco di aggiustare una tapparella del soggiorno.
Lei ha cucinato io ho riparato la tapparella. Siamo a tavola. La tele parla ma io non la sento quasi. Brindiamo la nostra prima notte. Buono il vino bianco. Io seguo, direi "a bocca aperta", interessato alle sue esperienze. Il pomeriggio scorre velocissimo, lei ha del lavoro da svolgere al computer. Lei intenta a lavorare ed io a metterle lo smalto sulle unghie dei piedi. Mi piace questa situazione! Io cerco poi di aiutarla al pc. Ma è tardi devo prendere un treno che non aspetta. I
n auto mi accorgo che ho passato quasi 20 ore con lei e vorrei ricominciare da capo!
E' stato tutto troppo veloce!
Perché è trascorso così in fretta?
Torniamo indietro!
Due baci e ci salutiamo.
Il treno parte, ma io sto già pensando alla prossima volta!
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