Venere in pelliccia
«Sia principessa o contadina, sia che indossi l'ermellino o il mantello foderato di pelo d'agnello, sempre questa donna con la pelliccia e la frusta, che rende l'uomo suo schiavo, è una mia creatura». Con queste parole lo scrittore galiziano Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895) ha tratteggiato l'ossessivo fantasma della propria esistenza e della propria fantasia artistica, quell'immagine di donna - preludio alle dispotiche e crudeli figure femminili della letteratura fin de siècle - che ha possentemente ispirato la più nota delle sue opere, la Venere in pelliccia. Lungi dal risolversi nella descrizione di una patologia psichica, questo romanzo – entrato ormai tra i «classici» della letteratura erotica - condensa e radicalizza in un complesso eclettismo la critica romantica della civilizzazione europea. Come ha scritto Gilles Deleuze, Masoch è stato un grande antropologo, «nello stile di coloro che sanno investire la loro opera di una completa concezione dell'uomo, della cultura e della natura ».
(…) Dopo aver scomodamente trascorso la notte e il mattino successivo, legato mani e piedi, nella cella sotterranea, le negre mi trascinarono davanti al mio giudice.
Wanda, con indosso la sua veste di raso bianco e la giacca di velluto rosso foderata di ermellino, era in piedi in mezzo alla stanza, a braccia conserte, la fronte corrugata e cupa.
«Voglio proprio vedere » disse con un tono di inesorabile durezza che mi spaventò «se non riuscirò a farti passare la gelosia con la frusta». Le negre mi spinsero ai piedi della principessa, che afferrò la frusta.
«Sono curiosa di vedere sin dove giunge la tua forza,» disse «avverto il desiderio crudele di vederti tremare come una foglia, di vederti torcere sotto la mia frusta, voglio sentirti gemere e guaire. Mi chiederai grazia e io continuerò a frustarti senza pietà sino a farti perdere i sensi».
Cominciò a frustarmi. I colpi piovevano con spietata violenza, ognuno m'apriva una ferita bruciante nella carne, ma il dolore mi mandava in estasi, perché era lei che me l'infliggeva, la donna adorata, colei per cui ero pronto anche a morire.
Strinsi i denti e non aprii bocca.
Finalmente si arrestò, ma solo per riposare un poco.
«Haydee,» disse poi «nel mio guardaroba, vicino alla finestra, è appeso uno staffile con i nodi piombati, portamelo. Voglio proprio vedere se non riuscirò a domare costui».
La negra portò lo staffile. Wanda lo saggiò e poi mi colpì in viso. Il sangue zampillò immediatamente. Ora i colpi piovevano rapidi e terribili sulle mie spalle, sulle braccia, sulla nuca, lacerandomi la carne. Ero allo stremo delle forze, e incominciai a gemere, a implorare, a guaire: «Pietà, padrona, pietà » gridavo tra il dolore, ma Wanda rise e continuò a colpire.
II mio sangue scorreva sotto il suo staffile, ma lei non aveva pietà. Continuò a frustarmi sino a che venni meno. Quando ripresi i sensi, la principessa era in piedi davanti a me nella sua giacca di pelliccia, la frusta in mano.
«Ti arrendi ora? » mi chiese in tono di scherno «sei ancora geloso?».
«Sopporterò tutto in silenzio,» balbettai «ma non mi frusti più».
Trascorsi due giorni sul mio misero, duro giaciglio come in preda alla febbre. Wanda non si curò di me. La sera del terzo giorno Haydee mi ordinò di prepararmi. «La principessa ha un appuntamento alle Cascine,» aggiunse maligna «e tu devi accompagnarla».
Aiutai il cocchiere ad attaccare i cavalli. Quando tutto fu pronto, Wanda, in un semplice cappotto nero di velluto, il capo avvolto in uno scialle scuro, arrivò attraversando la galleria e salì in carrozza.
«Mi accompagna Gregor» gridò al cocchiere, che mi lasciò il suo posto molto stupito.
Salii a cassetta e frustai rabbiosamente i cavalli.
Arrivati alle Cascine, nel punto in cui il viale principale si restringe formando una sorta di fitta volta verde, Wanda scese. Era sera inoltrata, solo poche stelle isolate facevano capolino attraverso le nuvole grigie che solcavano il cielo. Sulla riva dell'Arno c'era un uomo con un nero mantello e il cappello da masnadiero, che fissava le onde giallastre. Wanda lo raggiunse rapidamente attraversando la boscaglia e lo toccò sulla spalla. Vidi che l'uomo si voltava, le prendeva la mano... poi scomparvero entrambi dietro la parete verde.
Un'ora di tortura. Sento infine un fruscio tra il fogliame: sono loro.
L'uomo l'accompagna alla carrozza. (…)
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