Circa tre anni fa stavo venendo fuori da un’assurda storia che mi stava lasciando semplicemente incompleta. Avevo iniziato a comprendere e a vivere i meccanismi della sottomissione, il lui in questione però decise di sparire nel nulla. Credo che la moglie lo stesse per tanare la tresca e quindi era opportuno battere in ritirata. Pragmatica come poche altre donne, dopo 3 mesi di pianti inconsolabili, decisi di mettermi alla ricerca di un degno sostituto.
Bussò nella mia messaggeria un certo GranMestroDiAriaFritta che si presentava come master esperto, amante della sottomissione, ma alla ricerca prima di tutto di una donna intelligente e solo dopo di una slave. Mi dissi eccomi, sono intelligente e non sono solo slave. Iniziai a scambiare messaggi col GMDAF, scoprii che era un docente universitario, filosofia. La cosa era sempre più interessante e stavo già ad immaginare queste fantastiche sessioni seguite da chiacchiere filosofiche e buon vino. Stabiliamo un incontro. Ancona, un weekend di inizio primavera. Mi sentivo la donna più cazzuta del mondo. Stavo per incontrare un uomo che pareva fantastico e lo avrei ammaliato con il mio fascino da lolita perversa.
Tutto calcolato alla perfezione. I miei sapevano che ero da Cristina, Cristina sapeva che ero fuori con i miei. Nessuno sarebbe riuscito a rintracciarmi. Furba eh!?!
GMDAF é un bellissimo uomo, 35 anni, abbronzato, occhi azzurri, capelli biondi. Mi viene a prendere in stazione e mi porta con la sua costosissima spider in albergo. Senza giri di parole mi ordina di spogliarmi e di rimanere in biancheria intima. Io lolita-zoccola rimango in guepiere bianca con calze coordinate mentre lui svuota sul letto il contenuto del borsone. E’ un borsone da palestra nero, mi ricorda il borsone in cui il mio professore di Editoria portava i libri da mostrarci a lezione. GMDAF tira fuori una bullwhip, è la prima volta che ne vedo una dal vivo, inizio ad aver paura, mi rendo conto che lolita-zoccola forse sta rischiando un po’ troppo e che davvero nessuno sa dove si trova. Cerco di calmarmi che tanto oramai sono li e mi tocca ballare, nel silenzio GMDAF tira fuori altri strumenti: un frustino, un cane, una ballgag, un foulard. Non sono riuscita a calmarmi. Il borsone è quasi vuoto e il GranMaestro tira fuori l’ultimo strumento, un paio di manette. Ora, secondo copione, io avrei dovuto avere il cuore a mille per l’agitazione, sarei dovuta essere sommersa da ansia all’idea di essere bloccata da un paio di manette, seminuda, in una stanza con uno sconosciuto attrezzato con vari strumenti di tortura.
Invece scoppio a ridere, ma ridere di gusto, piegata sul letto. Le temibili manette sono manette giocattolo, ma non quelle foderate di peluches che si trovano nei negozi di gadget. Sono proprio di plastica, quelle che trovi nel kit del poliziotto perfetto in vendita a carnevale. Continuo a ridere, lui si infuria e inizia a sbraitare cose tipo: “tu non sei una vera slave, sei una presuntuosetta curiosa, non vale la pena addestrarti”. Alla fine per l’addestramento ho aspettato un altro anno e un altro master, quel weekend però mi sono davvero divertita.
Morale della favola: Mai organizzare sessioni con sconosciuti senza avvisare qualcuno di dove si è.
Si rischia di morire ammazzati dalle risate. Buone manette di plastica a tutti!
(http://magenta.iobloggo.com)
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