Hanno condiviso le mie parole

venerdì 3 febbraio 2012

CERTE SERE

Ci sono delle sere che nascono cosi'.
Strane.
Con quell'atmosfera che non capisci bene cos'e', com'e' nata e dove ti portera'.
Una bottiglia di vino li, sul tavolino, due bicchieri indecisi tra il mezzo pieno e il mezzo vuoto, sigarette che lente si lasciano fumare dal tempo, appoggiate sghembe ad un posacenere.
E parole che fluttuano libere nell'aria.
Piccole bolle di sapone soffiate da un posto antico e segreto, bocche che hanno sempre serbato un geloso riserbo. Piccole bolle legate tra loro a formare configurazioni spettacolari , iridi di luce che quasi feriscono gli occhi, concetti lievi e talvolta taglienti come lame di rasoio.
Un uomo e una donna che si raccontano a vicenda.
Due anime rovesciate sul tappeto, gioco scoperto, senza azzardo, perche' lo sanno che non c'e' nulla da vincere. Lo sanno che non c'e' nulla da perdere. Lui quelle cose non le aveva raccontate mai a nessuno, nemmeno a se stesso quando da solo si regalava un attimo di piacere.
Lei invece si, di se stessa almeno si fidava , ma era l'unica. Ben pochi altri avevano ascoltato le frasi che ora stava ascoltando lui, e si stupiva di come l'imbarazzo iniziale a poco a poco si sgretolasse nella sua mente, e non era il vino..
No non era il vino.
Si era fatta notte nel frattempo e l'uomo e la donna erano ancora li. Lui seduto sul divano, lei inginocchiata tra le sue gambe. Ma continuavano a parlare, anche se il desiderio dopo tutti quei discorsi aveva acceso gia' da un po' i loro corpi. Brillava una strana luce nei loro occhi, ma nessuno dei due faceva la prima mossa. Troppo bella quell'atmosfera per rovinarla con un gesto sbagliato, tutto sarebbe avvenuto a suo tempo e lo sapevano entrambi, si trattava solo di attendere....'.
Schiava e padrone, si; mesi addietro si erano etichettati cosi', ma avevano capito ben presto che tra loro i ruoli sarebbero sempre stati oltremodo sfumati...
Stavano imparando a conoscersi ed ormai sapevano bene cosa cercavano e cosa volevano, schiava e padrone erano solo due parole e le parole tra di loro spesso non rendevano abbastanza. 
Le esperienze che avevano vissuto erano spesso andate oltre anche all'immaginazione piu' fervida, momenti vissuti e marchiati a fuoco nelle loro menti, nelle loro anime, impossibile ridurli sintatticamente sarebbe stato inuitle, come spiegare il bianco ad un cieco.
E allora tacquero.
Fino a quando lui gli sussurro' piano, “alzati e mettiti li al centro della stanza”.
Il gioco aveva inizio, ma forse non era solo un gioco era semplicemente un pezzo della loro vita.
Si posiziono' dietro di lei e comincio' a sfiorarla. Il respiro caldo di lui, a pochi cm dalla pelle di lei , le regalava piccoli brividi incontrollati sottopelle. Parlava, diceva qualcosa forse, ma le orecchie della donna non erano in grado di ricostruire la frase, ma non era importante, no, non lo era di certo... L'uomo la spoglio' piano, liberando prima i suoi seni, la parte che da sempre lo eccitava di piu' e poi via via i pantaloni e gli slip. Nuda davanti a lui era totalmente in suo possesso. Non era stato necessario usare nessuna corda, le mani di lei erano gia' ferme imprigionate dai canapi invisibili del suo amore per lui. Indugio' a lungo sui suoi seni e sui capezzoli che sensibilizzati dalla lunga serata si ersero implacabili e duri in un attimo. Ma non era quello il suo obiettivo, ora conosceva bene le sue fantasie ed intendeva trasformarle in realta'. Sapeva che era il suo sesso il punto che richiedeva e desiderava le attenzioni piu' dure e non aveva nessuna intenzione di risparmiargliele in questa magica serata.
Ne prese possesso con le sue mani sempre standogli dietro ed accarezzandogli la schiena con la sua maglietta, quella che gli aveva regalato lei. Pizzico', torse, strapazzo' a lungo le sue labbra e il suo clitoride.
Sentiva il suo respiro farsi affannoso e sbirciava il suo volto che lentamente si sconvolgeva nello specchio davanti a loro. Sentiva le sue carni fremere ,scaldarsi e inumidirsi al suo rude contatto ma quello era solo l'aperitivo di un lungo e fiero pasto che sarebbe seguito da li a poco.
La spinse lentamente sul divano le sue mani dietro la schiena imprigionata da se stessa, le gambe larghe, il centro della sua femminilita' esposto , gonfio e madido di umori.
Lui le apri' le cosce ancora un po', divaricando con le sue dita le grandi e piccole labbra ed esponendo la sua parte piu' sensibile, lei sapeva cosa stava per accadere e lo attendeva con ansia ormai da ore...
La lingua inizio' a stuzzicarla con maestria, come solo lui sapeva fare, il ritmo era lento quasi ipnotico , aveva intenzione di protrarre quelle sensazioni a lungo , molto , molto a lungo. Alternava i suoi sapienti e umidi tocchi a dure strette tra pollice e indice, come per catturare e strozzare nelle sue falangi i primi brividi dell'eccitazione che cresceva ormai in modo incontrollato.
La porto' alle soglie dell'orgasmo piu' volte, ed ogni volta si fermava un attimo prima dell'esplosione finale godendo del suo sguardo perso nel vuoto e del suo viso bellissimo trasfigurato dalla tensione erotica.
La prese anche, dopo avere interrotto la sua opera anche stavolta sul ciglio del baratro, ma non spinse a fondo dentro di lei, ne prolungo il coito piu' del dovuto. Le sue intenzioni erano diverse stasera, tempo per fare l'amore ce ne sarebbe stato piu' avanti...
Continuo' cosi' per minuti o forse ore, il tempo scivolava sulla loro pelle e nelle loro viscere con frequenze misteriose ed impossibili da misurare. Fu lei a chiederglielo per prima “Amore le mollette”. Gli aveva letto nel pensiero era esattamente quello che stava per fare..
Le regolo' sulla stretta piu' dura e le posiziono' sulle sue labbra, una a destra e una a sinistra, ora poteva allargarla ancora di piu' ed ancora piu' facilmente.
Ne approfitto' per riportarla per l'ennesima volta alle soglie del paradiso, ma anche questa volta si fermo' nei pressi dei suoi cancelli. Tolse lentamente la molletta dal labbro alla sua destra e la strinse senza allargarla sul suo clitoride. Da rosso fuoco che era divento' ben presto bianco e freddo al contatto del metallo che lo straziava. Lecco' la sua escrescenza carnosa con volutta' godendo dei suoi sospiri e dei suoi tremiti che si facevano via via sempre piu' incontrollati, ormai respirava e sentiva con lei.
I loro corpi erano entrati in simbiotica armonia e come lei ,anche lui anelava il suo orgasmo.
Tolse la mollette , libero' il suo sesso per l'affondo finale e lecco' furiosamente senza piu' fermarsi.
Tremo' e venne nella sua bocca ansimando forte e regalandogli suoni indimenticabili.
Lascio' placare le ondate liberatorie, osservandola con gli occhi ricolmi di amore, poi affondo' nuovamente in lei con il suo membro... Anche stavolta pero' non duro' a lungo.
Lei lo stringeva forte a se sussurandogli parole di miele. Ma anche per questo ci sarebbe stato tempo piu' tardi, forse domani. Scivolo' dal suo sesso e torno' con la sua bocca a pochi cm dal suo clitoride, lei lo guardava spaventata, l'orgasmo precedente gia' l'aveva spossata e sconvolta, non era pronta per altre emozioni cosi' forti. Ma lui non gli chiese nulla. Torno' a mulinare nelle sue carni, divaricandola ben oltre le sue possibilita' fisiche.
Il centro del suo piacere tumefatto faceva capolino tra le labbra, gonfio e ritto, bersaglio perfetto di quella ennesima tortura. Non fece sconti questa volta e non si fermo' mai.
Ando' dritto alllo scopo, straziandola e devastando la sua mente e le sue viscere con una violenta onda di piacere. Tremo' a lungo lei quella notte tra le sue braccia e fu bellissimo , come non lo era stato mai.
Estrem_O, febbraio 2007

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