“IL MARE D’INVERNO E’ UN FILM IN BIANCO E NERO VISTO ALLA TV”, una giornata triste come spesso capita a fine novembre, quando il cielo è grigio, gonfio di pioggia e di malinconia. E’ qui che mi hai dato appuntamento, una borgata marina dove la tua famiglia ha casa. Vedo la luce filtrare dalle persiane e ti mando uno squillo al cellulare. Il tempo di prendere la borsa ed eccomi fuori ad attraversare la strada per raggiungerti.
“SABBIA BAGNATA, UNA LETTERA CHE IL VENTO STA PORTANDO VIA”, visto dalle fessure della persiana il maestrale è quasi rassicurante, finisco di sorseggiare il mio drink prima di posare il bicchiere sulla tua schiena nuda.
“Ora puoi andare cucciola.”
Lentamente ti avvii verso la cucina gattonando, e con lo sguardo seguo il tuo culo ondeggiare mentre ti allontani; un’ultima occhiata alla spiaggia che sparisce nel buio della sera e ti seguo in cucina.
“IL MARE D’INVERNO E’ UN CONCETTO CHE IL PENSIERO NON CONSIDERA”, dentro le quattro mura del nostro rifugio, l’esterno perde ogni significato. Il tuo corpo nudo legato al tavolo, aperto ad ogni forma di possesso che il tuo padrone vorrà esercitare richiama la mia attenzione; un ultimo sguardo ai tuoi occhi consapevoli e decisi prima di bendarti, un ultimo bacio sulle labbra prima di torturare i tuoi capezzoli già eretti per l’eccitazione con le care vecchie mollette per il bucato, quelle in legno. Tu però sei determinata, sai di aver sbagliato l’altra sera a rispondermi sgarbata e sai che devi essere punita per questo. Dalle tue labbra contratte per il dolore non sfugge un gemito, eppure sai che è solo l’inizio di una lunga serata, che ci vorrà del tempo prima di poterti rilassare accanto al camino abbracciata al tuo Padrone.
“MACCHINE TRACCIANO SOLCHI SU STRADE DOVE LA PIOGGIA D’ESTATE NON CADE”, ma che ora sono gonfie di pozzanghere, ogni tanto passa una macchina; la luce dei loro fari filtra dalle persiane formando lame di luce che danno un senso di irrealtà alla penombra che pervade la stanza; alla luce delle candele accese posso vedere la tua pelle percorsa dai segni rossi lasciati dal mio frustino; le braccia tese verso l’alto, legate ad un tassello, e le gambe aperte ti lasciano indifesa ad ogni mio volere. Ed io ora voglio spezzare la tua resistenza, comincio a toccarti dolcemente, il ventre e poi il pube, e finalmente il tuo sesso umido e voglioso di attenzioni. Ora la stanza risuona dei tuoi gemiti, ed io sorrido perché sapevo che non avresti resistito. E quando ormai l’orgasmo è imminente tutto finisce, il tuo respiro ansimante, la lacrima che vedo colare sulla tua guancia e la bacchetta che impugno che sferza il tuo seno, le natiche, il tuo sesso. Dolore e piacere si mischiano ancora mentre alterno la dolcezza e la crudeltà infierendo sul tuo corpo masturbandoti e colpendoti, carezzandoti e ferendoti nell’animo più che nel corpo per affermare ancora una volta il mio privilegio di Padrone e la tua schiavitù.
“Ti supplico Padrone…”
“Vuoi venire cucciola?”
“Si Padrone…ti prego”
“Sarai nuovamente irrispettosa? Disubbidirai ancora?”
“No Padrone, voglio compiacerti ed essere la tua schiava per sempre”
Quando dici così mi fai impazzire, sciolgo le corde che ti tengono legata, ti prendo in braccio e ti porto sul letto e li facciamo l’amore come se fosse la prima volta, o l’ultima, perché è così tra noi.
“PASSERA’ IL FREDDO E LA SPIAGGIA LENTAMENTE SI COLORERA’”, tu partisti per le vacanze e dimenticasti la chat. Tu, il tuo lavoro, la tua famiglia ripresero la priorità, com’era giusto che fosse, mentre io quando tu tornasti fui trasferito per una nuova destinazione. Restano i ricordi a farci compagnia, e il collare che ti misi quella sera in segno di possesso. Sono stato il tuo primo Padrone e tu la mia prima schiava, questo è quanto resterà. Non riuscii più a trovarti in chat ed evitai le telefonate. Solo oggi mi prende la nostalgia leggendo il tuo SMS:
“Grazie per non avermi cercata. Sappi che non avrò mai altro Padrone all’infuori di te. Quando mi sentirò nuovamente pronta e se tu vorrai e potrai sarò di nuovo tua. ”
Ti aspetterò cucciola” sussurro mentre poggio il bicchiere sulla schiena nuda della mia gattina…
“QUESTO VENTO AGITA ANCHE ME”.
Kappa, 2007

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