Hanno condiviso le mie parole

giovedì 12 aprile 2012

ANNA (gli occhi di lui)

Hai esperienza? Questo mi hai chiesto.
Già esperienza. E’ ciò che esige chi ha il desiderio di affidarsi ad un master, per vivere emozioni e sensazioni che sembrano sopite e che hanno voglia di emergere. Ho esperienza diretta, non escludo nulla nel gioco con le mie slave per far comprendere a loro il significato dell’appartenza, della dominazione.
E’ difficile, molto difficile con una semplice lettera riuscire ad invogliare, far comprendere come è una persona, cosa sa offrire, come si pone davanti alla sua futura slave, farsi scegliere tra mille che si propongono, che vantano misure, doti e prestazioni.
Dico solo che essere master oggi sembra essere diventata una moda. Internet è un proliferare di master e padroni e sembra che tutti noi abbiamo tantissimo da offrire. Ognuno esclusivo e che pretende l’esclusiva. Ma io chiedo spesso in chat, quando capita di poterne parlare….ma prima dell’avvento di Internet, come riuscivate ad essere master? Riuscivate a trovare persone, slave, capaci di affidarsi alla vostra dominazione? Questa è esperienza, saper sentire i desideri di una donna, suscitarli, provocarli, innestarli dolcemente dentro di lei, permettere alla slave di scoprirli, di desiderarli. Poi magari ti accorgi che ci sono una marea di persone che giocano a perdere il tempo, come se il SM sia solo un gioco, un passatempo per vincere la noia, per cercare qualcosa di eccitante che animi la mente e lo spirito.
Lo stesso accade con le slave…ma questo è un altro discorso e credo che non ti appartenga. Sei tu che in questo gioco, in questo percorso che vuoi percorrere, sceglierai, sceglierai la persona cui affidarti. Lo farai per la sua esperienza, per averti saputa colpire, per le cose che dice e per quelle che non vuole dire, come se il mascherare ed il nascondere ciò che avverrà, sia al tempo stesso piacere per la mente. Non credo che una email basti per presentarsi, credo che il rapporto tra master e slave sia così intimo, sottile, fatto di grande fiducia, desiderio soprattutto che solo il tempo può consolidare e far crescere.
A volte a colpirti è una frase, a volte l’aver saputo scalfire ciò che è intorno ad ognuno di noi….e dire.. sì a questo vorrei rispondere, vorrei conoscerlo meglio.
In una chat si ha più possibilità di entrare in contatto. In fondo si è tutti li, in una sorta di mostra, ognuno con il suo nick, pronto ad offrirsi, pronto a conquistare. Io rifiuto sempre le stanze affollate delle chat. Non per paura di concorrenza e non perché sia troppo timido per sopportare la tenzone. No, tutt’altro. E che credo che occorra soprattutto stabilire un legame, avere la possibilità di parlare. E quando dico parlare mi riferisco non alle parole vuote, le solite, ma alla capacità di saper ascoltare soprattutto, sentire l’altro, sentirne le emozioni… come se fosse davanti a te, come se improvvisamente la scintilla, il contatto avvenga.
Non amo mai vantarmi della mia esperienza e non ne parlo. Potrei dirti ho conosciuto molte slave, loro difficilmente potranno dimenticare ciò che sono stato per le proprie esperienza. Loro sanno quanto hanno fatto per me e quanto sono state felici di viverlo. Già, ma credo che questo lo dicano tutti, indistintamente, quasi sfiorando il vanto che sa di bugiardo.
Non conosco un master, vero o presunto che non sia ben felice di farlo. Ma non credo che tu stia cercando questo.
Persone straordinarie, cercano e vogliono persone straordinarie, persone che sappiano essere sopra le righe, che siano angeli e demoni, che comprendano il momento, riescano sempre a cogliere l’attimo e trasformarlo da semplice frazione di un secondo in una dilatazione senza fine dello spazio e del tempo. Non ho fretta, non ho mai fretta con le mie slave. Credo che sia questa la cosa che più viene apprezzata. Saper aspettare, saper guidare, saper condurre senza ricorrere alla fretta, senza dover dire lo voglio subito.
So che il percorso è difficile, so che il percorso richiede passi misurati ma so anche che ciò che si raccoglie lungo il percorso è di inimitabile valore: il piacere. Offrire e raccogliere piacere, viverlo come se l’uno fosse nella pelle dell’altro, come se il sangue dell’uno scorrere nel sangue dell’altro. Scrivere e rispondere è fatica. Lo so. Sono centinaia le offerte. Ma dico solo “fidati”.
Chiedo solo una risposta, solo se sono riuscito a farti comprendere come sono, come potrei essere, cosa potrei offrire.
Vorrei che per te fosse una curiosità da appagare, un desiderio da costruire, scegliendo uno tra mille, perché l’istinto te lo ha suggerito.
La risposta arrivò, insperata un paio di giorni più tardi.
Iniziò così la mia storia non Anna.
Ci sono storie che attraversano la nostra vita e che ti restano attaccate alla pelle come un tatuaggio. Ci sono storie che ti coinvolgono e che hanno un sapore particolare.
Non puoi dire che siano uniche, che siano state indimenticabili. Un aggettivo che probabilmente da solo non riesce a racchiuderne il significato che sembra zoppo, incompleto.
Sono storie che ami narrare a te stesso in quello scorrere la carrellata dei ricordi, forse proprio perché incomplete, forse proprio perché diverse dalle solite.
Una storia di sesso ad esempio ha i suoi lati indimenticabili. Certo, li ricordi alla perfezione con le sfumature, con i toni del colore rosso accesso che sanno di passione. Una storia di sesso la vivi sulla pelle, te ne accorgi dai segni che lascia sul tuo corpo, non segni visibili che possono scomparire con il tempo; segni che solo i tuoi occhi e la tua memoria sanno vedere così a lungo. Il modo di lei di baciare il tuo corpo, di accarezzarlo, come lei lo aveva stretto, cercato, voluto in quell’amplesso che avete condiviso.
Ci sono storie che hanno dentro di se emozioni particolari, diverse da quelle che può darti il sesso, vissuto, consumato e goduto. E’ l’erotismo, la capacità erotica di una donna che te le fa rendere tali.
Erotismo. Una parola che adoro. La capacità di trascinare la mente di una donna attraverso l’erotismo, attraverso piccoli segnali che nulla hanno a che fare con il sesso diretto, spicciolo, quello consumato e vissuto da ogni comune mortale.
Non è facile trovare una donna che sappia cosa sia l’erotismo e tanto più è difficile una donna che l’erotismo lo sappia vivere; ma ciò che più è difficile, raro, è il riuscire a trovare una donna che ti chieda erotismo, che ti chieda di essere travolta dall’erotismo, che sia questa particolare emozione a cavare da dentro se stessa gli angoli più intimi della sua sessualità, della sua femminilità, del suo essere sensuale.
Anna è tutto ciò.
Anna mi ha chiesto di essere il suo Maestro di erotismo, di accompagnarla a scoprire se stessa, negli angoli nascosti della femminilità, nel suo desiderio di essere ella stessa oggetto che emana erotismo.
Un incontro che dire casuale sembrerebbe irriverente. Un annuncio, semplice, diverso dagli altri, messo li in mezzo a tutti quelli che chiedevano prestazioni, misure, fuoco e vento di passione. Anomalo, stonato forse. Mi fa venire in mente il Manzoni quando parla di Don Abbondio: vaso di coccio costretto a viaggiare in mezzo a tanti altri di ferro.
Quattro righe appena che sembravano stridere con quella che era la bacheca degli annunci. E’ un po’ come trovarsi ad una mostra di Caravaggio e scoprire appoggiato in un angolo un quadro di un pittore contemporaneo, ma di inestimabile valore. Lo guardi e ti chiedi: cosa ci fa lì in mezzo. E la tua curiosità viene attratta proprio da quel particolare, dal quel quadro che stona lì in mezzo, ma che ha il suo valore. Lo fissi e perdi l’interesse per quelle opere d’arte che sono pur così preziose, come se tutto all’improvviso passasse in secondo piano.
Anna non chiedeva misure, non offriva il suo corpo, non cercava chi sapesse domarla come una puledra bizzosa. Chiedeva erotismo e per farlo usava parole particolari, parole che potevano essere lette solo da chi sa ascoltare il battere del cuore di una donna, solo da chi fosse stato come lei, solo da chi sapeva cosa lei cercasse nel suo intimo.
E’ iniziata così la storia attraverso la corrispondenza fredda e cruda di un’email. Strano vero? Si, lo è, ma forse proprio per questo risultò così intrigante. Adoro scrivere ed adoro leggere. Le parole scritte hanno un significato diverso dalle parole che si dicono comunemente, ogni giorno, nel dialogo qualunque, in momenti più particolari. Le parole scritte sono come soppesate, misurate, possono essere rilette…. E quello che è più straordinario è possibile leggere negli spazi vuoti che restano tra una riga e l’altra. Leggere tra le righe, dire e non dire, lasciare che l’altro capisca, che l’altro si disseti delle tue parole e che risponda, allungando un gioco fatto di non sapersi, di non conoscersi, di mutismo vocale, di attrazione per scoprire chi si cela dietro a quelle parole, immaginare il suo viso, la sua pelle, il colore dei suoi capelli, le forme del suo corpo….
Attraverso quelle storie che io raccontavo a lei, raccontavo me stesso, la mia vita, le mie situazioni vissute. Raccontavo il mio erotismo, corteggiandola proprio nel campo che ella aveva scelto, proprio in quel terreno così fertile che lei aveva scelto.
Non immaginavo di poterla conoscere. Non era nell’essere della nostra storia. Era una sorta di tacito accordo tra noi. Scriversi, tentarsi, eccitarsi, incamminarsi insieme nell’eros e non sapere mai chi possiamo essere. Forse la mia vicina di casa, forse la donna che incontro ad un convegno, forse la compagna di un mio conoscente.
Senza corpo, ma solo l’anima. L’anima che trasudava di erotismo.
Ma chi si cimenta in imprese ardue e difficili ha sempre dalla sua il fato. Il destino ama giocare con gli uomini, mischia a dovere le carte e sa distribuirle con perizia meticolosa.
A volte so benissimo di essere un fortunato, mi accorgo di esserlo. La vita mi riserva, pardon dovrei dire il destino, cose che ad altri non dona. O forse è il mio desiderio di osare, di voler vivere anche la più piccola sfumatura della vita che mi viene servita su un piatto d’argento. Non lo so questo e forse non c’è nemmeno la voglia e l’interesse di saperlo dal momento che tutto è legato all’essere o al non essere.
Il destino ha premiato il mio osare, il mio non essere diffidente e lasciare che tutto scorra come un fiume placido e tranquillo.
La sua email mi sorprese e non poco.
Sarò ad Orvieto per Umbria Jazz. Una pazzia?
Si, Anna, è una pazzia. Una pazzia che desideravo, che coltivavo, che speravo come cosa più gradita.
Risponderle con il mio numero di cellulare fu un obbligo. No fu piacere, piacere puro di conoscere questa donna che desiderava erotismo e che viveva per questa emozione.
E siccome le storie “particolari” non possono avere uno svolgimento normale, che le fa assomigliare a tutte le altre…
La chiamai per sapere se era arrivata in albergo. Il suo messaggio sul cellulare avvertiva che sarebbe stata ad Orvieto nel pomeriggio.
Sentire la sua voce fu come dare corpo a quella sensualità che noi due desideravamo e che scoprivamo così bene attraverso la scrittura. A volte ti fai un’idea della voce che potrebbe avere una persona. Tanto per pensarla, insomma. Ti chiedi che voce avrà? Inflessione dialettale, morbida come velluto, sensuale, argentina e squillante, affrettata, pacata? Non me lo ero mai domandato, non perché non avevo la curiosità di scoprirlo, ma solo perché io stesso non sapevo dare una voce all’erotismo. Era un po’ come restare sospesi tra cielo e terra. Questo per me era la voce di Anna.
Non interessava sapere come sarebbe stata la sua voce, ma come sarebbe stata la voce dell’erotismo, la voce che Eros aveva scelto per incarnarsi nell’anima di una donna.
Era rimasta senza documenti. Già proprio così. Senza documenti e con la segretaria dell’albergo che aspettava per confermare la sua prenotazione.
Mi sono offerto di prendere la camera per lei a mio nome, dando le mie generalità. Adesso chi legge dovrebbe immediatamente dire: Santo Piffero che “straculo” che hai. Gioco fatto no? La camera è tua, lei è lì, sai che lei è erotismo puro…. Insomma dai chi non avrebbe scommesso su quello che la notte avrebbe portato? Facile no?
Non si tratta di leggere tra le righe, si tratta solo di dire: chiedi e basta. Ma non tutti gli uomini sono uguali o forse io non ho voluto pensare a questo.
Le storie particolari si trascinano in modo particolare, hanno picchi particolari, momenti particolari. Le storie particolari non vanno consumate in fretta, non possono essere usate solo per sfamarsi di passione.
Ricordavo le parole che altre donne mi hanno detto: osa sempre con le donne. Elisa mi aveva detto questo l’ultima volta.
Era andata all’appuntamento con un tizio. Un caffè preso nel bar non distante da casa sua. Un uomo interessante che faceva trasparire il desiderio che aveva per lei. Il tempo del caffè, quattro e delle solite chiacchiere per conoscersi, per sapere chi non siamo e cosa non vogliamo e poi l’essere riaccompagnata a casa con l’auto di lui. In auto lei dice: Oddio mi si sono sfilate le calze, come sempre, ogni volta un disastro. Lui, che sa osare, le chiede se ha collant. No indosso autoreggenti. Lui per tutta risposta posa la sua mano piano sulle sue gambe. Lei avverte il calore della sua mano. Sono quei momenti in cui senti che sta per accadere tutto. Frazioni di secondo che raccontano la passione il desiderio. Scambi mentali veloci come archi riflessi. Tu fai quello, lei fa questo.
La sua mano la accarezza, sale piano fino a sentire il confine tra calza e pelle, gioca con il bordo dell’intimo, sale ancora fino a sfiorare i suoi slip, accarezzando il suo corpo. Sente il suo calore, il desiderio di lei, la passione che lo chiama, la passione che lo invita a non indugiare. Istanti, frazioni di secondi, attimi che poi ti sembrano lungi una vita ma che sono racchiusi nello spazio infinitesimo dello sbattere delle ciglia.
Lui cerca un posto per fermarsi. Elisa sente la passione di quell’uomo salire velocemente, legge nei gesti l’attrazione, il desiderio di averla, di prendersela. L’eccitazione dell’uomo diventa la sua stessa eccitazione.
Sono nel mezzo del traffico della città, le auto suonano, rombano, tutti hanno fretta di tornare a casa, di lasciare la colonna e gustarsi il riposo della propria casa. Loro due non hanno questa fretta, hanno un’esigenza diversa. Trovare un angolo, uno spazio dove fermarsi e consumare la passione che li ha infiammati.
Il pomeriggio invernale aiuta con l’oscurità, è complice di quella passione che vogliono consumare, intrigati dal desiderio di congiungersi, di sentire pelle su pelle, piacere su piacere.
Si fermano e lui si butta sopra di lei. Nemmeno Elisa sa come ha fatto a spogliarlo, a slacciare cintura e pantaloni di lui, a sollevare la sua gonna, a far scendere i suoi slip in un’altra infinitesima frazione di secondo. Lui è sopra di lei, si muove, la desidera, la sente bagnata ed eccitata, pronta a consumare quella passione di fuoco. Ma è lei che gestisce il gioco. E’ lei che sentendo il piacere dell’uomo arrivare decide di goderselo tra le sue labbra, di sentire quella passione scoppiare nella sua bocca, di cibarsi della passione che zampilla dal sesso del suo compagno occasionale, divorare quello che sarà il piacere sollecitato così impeccabilmente.
Tutto è avvenuto in meno di dieci minuti. Una frazione di tempo che per i due amanti è sembrata un’eternità.
Strane cose sa fare la passione, strane cose sa fare la passione a chi sa osare.
Osare. Ricordavo le parole di Elisa.
Anna è scesa dalla sua stanza. La segretaria della reception l’ha avvista che c’era una visita. Strano dover prenotare una camera, chiederla a tuo nome per una persona che nemmeno si conosce e poi doverla aspettare nella hall.
La porta dell’ascensore si è aperta lentamente come se si schiudesse piano il Paradiso davanti ai miei occhi. Ed eccola lì, Anna. Bella da mozzare il fiato. I capelli ribelli, il corpo morbido come era morbida la sua voce, il suo camminare flessuoso, senza fretta, come se fosse una pantera che studia la sua preda. Io immobile a guardarla in quei pochi passi che mi separavano dall’ascensore. Gli occhi guardano e che sembrano assenti, scrutano e non vedono, le narici captano profumi, il cervello analizza emozioni.
Tutto in una frazione di secondo, nello spazio del battere delle ciglia, racchiudendo tutto in un microcosmo.
La sua scollatura è invitante. Profonda, sensuale, come la persona stessa.
Ecco l’erotismo che mi avanza dinanzi, ecco l’eros che si è vestito di donna.
Un caffè, tanto per conoscerci, per parlare di noi, per raccontarci quello che non ci eravamo mai detti per email. La nostra vita sfiorata nei racconti, a volte appena accennata, come se il nasconderla o il solo evitarla non avesse fatto parte dell’eros che volevamo, di quell’eros che avevamo chiesto e promesso.
Osare. Imperativo, parola d’ordine. Le parole di Elisa erano una tentazione. Salire con lei? Chiederle di farlo, tentarla? Le storie particolari hanno sviluppi altrettanto particolari, inusuali, diversi. Sai benissimo che non c’è bisogno di studiarsi, sapersi, non serve ne la spada nel fioretto. Non serve affondare il colpo. Basta lasciare scorrere il fiume dell’erotismo. Se è, sarà. Altrimenti non serve.
Lei andava ai concerti per il piacere della musica, io sarei andato ai concerti per lavoro, ma non era mia intenzione incontrarla in quelle occasioni. Non perché fossi deluso da lei, non perché non mi piacesse quella donna. Solo perché sarebbe stato diverso, banale, scontato, forse non sarebbe nemmeno stata la continuazione dell’erotismo che noi due desideravamo. Se è, sarà.
Ci siamo rivisti il giorno dopo.
Una gita a ad un paese vicino, invece di restare ad Orvieto, dove la musica creava attrazione continua. Il viaggio verso la cittadina permetteva di approfondire il discorso. L’erotismo, il leggere tra le righe, il desiderio. Scoprirsi piano, come se fosse un gioco della seduzione. Anna non poteva immaginare nemmeno quanto io potessi desiderarla, volerla, bramarla. Sentire il contatto della sua pelle, accarezzarla dolcemente, trasmetterle il piacere, farlo scivolare piano sulla pelle.
Quando un uomo pensa al piacere che una donna può dare, pensa immediatamente al sesso. La penetrazione come sfogo della passione. Non desideravo questo, non volevo tutto ciò. Non era possederla, era “sentirla”. Sentire fremere la sua pelle, sentire la sua voce che si perdeva nella mia bocca, era poter scoprire il candore della sua pelle, assaggiare il sapore del suo corpo, il calore della sua anima. Ma era questo l’erotismo. Avere accanto una donna che è splendida, desiderabile, desiderata e saper aspettare. Sapere che accadrà, che potrà accadere ma essere capaci di aspettare, di attendere, di rinviare ogni azione.
Desideravo quella donna e lei non poteva immaginare nemmeno quanto.
Era bello desiderarla e non fare nulla di eccessivo per osare, per farle capire quanto io la volessi, quanto il suo erotismo era scatenante per me. Le sue labbra erano stupende: carnose e volitive, disegnate senza fretta da chi l’aveva creata donna, come se per quel disegno di sogno fosse stato scelto un esperto pittore.
Le sfiorai piano il viso per scostare dalla sua bocca i capelli che erano rimasti imprigionati tra le sue labbra. Un gesto voluto, cercato.
Il destino ti da una mano, te la da se sei capace di vivere una storia non comune, non certo ordinaria e comunque difficile da consumare nella sua essenza.
Era stato il vento a mettere nella sua bocca i capelli, ad intrecciarli dispettoso con il suo lucida labbra. Un gesto semplice per molti, banale, che forse non dice nulla a chi non leggere tra le righe.
Spostai piano i capelli mentre le parlavo di cose di cose banali. Ma i miei occhi dicevano molto di più. Le trasmettevano il mio desiderio di baciarla, la mia voglia di posare le mie labbra sulle sue, di carezzarle in un tenero bacio, di sentire come sarebbe stato delizioso il poterlo fare, il cercare la sua lingua, imprigionarla con la mia, succhiarla lentamente, quasi fosse un oggetto di indicibile piacere.
Schermaglie amorose che si consumano all’interno della bocca, umori che saltano da una bocca all’altra, sapori che si mescolano ed infiammano il sangue. Senza fretta, senza dover correre, senza essere bruciati dal desiderio ma sentirselo crescere piano dentro di noi, accorgersi di esso dai fremiti, dalle emozioni che diventano univoche. Un gesto delicato, leggero, ma che nascondeva tutta la voglia il desiderio di essere per lei quel Maestro di erotismo e di piacere che lei aveva chiesto a suo tempo. Il mio gesto era per trasmettere a lei i miei pensieri.
Come per dirle “ora accarezzerò piano il tuo viso, lo sentirò sciogliersi sotto la mia mano, sentirò il piacere che provoca la mia carezza, il dipingerlo piano e regalare a lui l’emozione”.
Il dorso della mia mano che torna indietro per continuare quella carezza senza fine e sentire il suo sguardo che mi scruta, che trasmette il desiderio, l’erotismo, la carica erotica che è nascosta dentro di lei. Una carezza che volevo non avesse mai avuto fine per sentirla come si sarebbe donata ed affidata a quel piacere, come l’avrei attirata piano a me per baciarla, per sentire il suo corpo che avrebbe voluto appiccicarsi al mio, penetrarlo per fondersi con lui. Per sentire il suo ventre schiacciato contro il mio, per farle sentire la mia eccitazione che cresceva, causata e provocata da lei.
Amarla li, in quella piazza, dimentichi di tutto, ignari degli sguardi, degli occhi di chi passava. Adagiarla sul cofano dell’auto e baciarla, spogliarla, prenderla, possederla. Una carezza di pochi secondi, un gesto fugace che ha dettato al mio eros mille parole, una mistura profumata di emozioni, di passione.
Pensare a lei, pensarla tra le mie braccia, desiderare di scoprire il suo seno, sentirlo offerto alle mie labbra, come se ella stessa lo desiderasse. Sentire le sue mani che lo offrivano alle mie labbra, come se i suoi capezzoli fossero cosparsi di miele e lei chiedesse di cibarmi di quel sapore dolcissimo. Senza fretta, senza correre, solo il piacere che esce dal suo corpo e rientra attraverso il cervello.
Fermarmi a succhiare il suo seno, a giocare con i suoi capezzoli, circoscrivere le dolci punte con la mia lingua, salire su di esse e scendere ancora alla loro base per poi sentirli premere tra le mie labbra, sentirli indurirsi nel piacere. Morderli piano e sollevarli con le mie mani, come coppa di ambrosia da succhiare. Sentire i suo capezzoli bagnati dalla mia saliva scorrere tra le mie dita, stuzzicarli piano per sentirli crescere ancora, tirarli a me, come per trasportare tutto il suo corpo verso il mio, incollarlo in una presa che è suggellata dall’erotismo.
Risalire piano sul suo collo, sentirne il profumo, coprirlo di baci, la mia lingua che lo cerca, che striscia piano come per tessere una ragnatela di passione. Arrivare di nuovo sulla sua bocca e sentire come ora lei la spalanca vorace sulla mia, come ora la sua lingua si fa più audace, più volitiva, come lei ora voglia trasmettere il piacere che le cresce dentro.
E scendere di nuovo per arrivare al suo ventre per scoprirne le fattezze, le pieghe inebrianti, per ascoltare il rumore che la mia lingua fa nello scivolare tra le sue labbra. Aprirle piano, divaricarle con la mia lingua, sentire la sua eccitazione che si spegne sulle mie labbra, che si deposita sulla mia lingua. Raccogliere la sua eccitazione, il suo sapore e dire a se stessi… si, eccolo, non poteva essere diverso il sapore del suo Eros. Sentire come lei avrebbe reclinato il corpo all’indietro per offrire meglio il suo ventre alla mia bocca, per essere scavata piano dalla mia lingua, per sentire come la mia bocca avrebbe fatto divaricare le sue labbra per succhiarne il nettare prezioso.
Aprire il suo fiore per leggere nella passione l’armonia che è pronto a suonare il suo clitoride. Bellissimo, prepotente e volitivo, capace di essere tentato dalla bocca esperta e capace di riversare il piacere più grande. E sapere come io lo avrei baciato, come sarei corso fino alla sua punta, come io lo avrei accarezzato con la mia lingua, come mi sarei tuffato ancora alla sua base per sentirlo gonfio e fremente. Come per i capezzoli, con la stessa attenzione e con lo stesso piacere.
Sentirselo tra le labbra, tentarlo con la lingua e sentire contemporaneamente il sapore delizioso. Sentire il suo sesso sciogliersi nel piacere, sentire come piano colerebbe sotto i mie baci, come il piacere allagherebbe piano il suo sesso, colando lento fino alle sue gambe.
Accorgersi di questo ed abbandonare per un solo istante le sue labbra per raccogliere quel piacere, quel succo prezioso che è sfuggito inavvertitamente alla mia bocca. Sentire le sue mani che spingono la mia testa, quasi a soffocarmi, quasi a farmi respirare attraverso il suo sesso, come per chiedere ancora, come per sperare che il piacere non abbia mai fine. Baciarla così, senza mai smettere, a sentire i suoi sussulti di piacere, a sentire il suo volersi donare alla mia bocca.
Tre secondi appena per pensare e vivere tutto questo, per immaginare come io le avrei voluto dare il piacere, come io lo avrei voluto cercare dentro di Anna.
Passeggiavamo insieme alla scoperta di monumenti e chiese e sentivo il suo eros, forte prorompente, come lo avevo sempre pensato e creduto.
Appena tre secondi per vivere davanti a me tutte queste emozioni, parole e sensazioni, inconfessabili a lei.
Lei non è una donna qualunque. Lei sa essere preda, ma preferisce cacciare, scegliere. Se avanzassi verso li lei finirei sua preda. Ricordo l’impressione che mi aveva fatto uscendo dall’ascensore: una pantera che sembra scegliersi la sua preda. Non è questo ciò che desidera e vuole da me. Lei si è affidata al mio erotismo, lo vuole, lo desidera. Se è, sarà.
Posso chiedermi le piaccio? Le vado a genio? Si, credo di si, ma lei sa sgusciare e svicolare, disimpegnarsi con semplici azioni di dialogo, ha l’intelligenza per farlo, per esserlo così, con naturalezza.
Parliamo di architettura, di arte, faccio da Cicerone, racconto, parlo. La guardo, la osservo senza farmi accorgere, quasi se lei fosse una sorta di indifferente presenza.
Madonna quanto mi piace, quanto mi attrae, quanto vorrei sentire per un attimo il sapore delle sue labbra. E passo a raccontarle di architravi, di volte a botte, di ciborio e transetti di altari.
La strada sale e si fa sentire, giriamo per vicoli e piazzette che si aprono improvvise, vorrei tenerla per mano, sentire la sua mano, sentirne il calore. Parliamo di lei, anche di lei, le sue storie, la sua vita a fiotti, frammentata tra mille mie parole. Vorrei stordirla di parole e vorrei che lei mi azzittisse con un bacio.
E’ bello vederla sorridere mentre ammicca a quella notte sulla spiaggia avvolti da una coperta. Il “fanciullino” ha fatto scintille, trasuda erotismo e il suo racconto invece di infastidirmi mi appassiona, un senso di complicità. In fondo è questo che lei chiedeva. Che io fossi Maestro e Complice, che fossi per lei una sorta di diario che non solo sa ascoltare ma parla pure. Un ruolo che mi piace: essere il diario segreto di una donna, con la possibilità di ascoltare e saper pure parlare.
E’ bello sapere che lei si scioglie nelle parole, che lei racconta pezzi della sua vita. Riuscirà a farlo allo stesso modo mentre mi terrà tra le sue braccia dopo aver fatto l’amore tutta la notte?
Riuscirà a cullarmi con la sua voce prima di addormentarci sfiniti l’uno sull’altra? Ricordo le frasi che lei scriveva nelle sue lettere elettroniche. Una volta mi parlò di una sensazione, capelli che sono bagnati e sanno ancora di mare, il sapore del miele che si appiccica addosso. No, aspetta. E’ riduttivo accennare il ricordo. Il ricordo va gustato fino in fondo, non può solo essere accarezzato.
Ti capita mai di provare quelle emozioni forti e violente che arrivano ad
ondate come il mare mosso che si infrange sugli scogli in modo talvolta
inaspettato, fino a bagnarti i vestiti e i pensieri, fino a farti risalire
in moto coi capelli gocciolanti acqua e sale, con la pelle che si copre di
brividi? a me capita, sempre più raramente ma ancora succede. le tue parole
mi scivolano addosso attaccate come miele, gocciolando giù dai capelli, a
bagnare la schiena fino ai glutei, come una carezza lieve e tenace.
Elisa forse aveva ragione. Osare. Amo gli uomini che sanno osare, diceva spesso nelle nostre conversazioni. Due si incontrano, no? Perché lo fanno secondo te? Mi chiedeva. Probabilmente perché si stanno cercando, rispondevo a tono. E quindi? Che facciamo stiamo li a guardarci? A studiarci? Voglio sentire il desiderio dell’uomo, voglio che me lo faccia sentire. A volte le situazioni ti portano a non poter più dire NO. Il conto te lo presentano alla fine. Parli, gli lasci accarezzare la tua mano, si avvicina a te, sfiora le tue labbra, senti il suo desiderio, tangibile, vero, reale…. Che fai ti tiri indietro? Gli dici, no guarda che non sono il tipo? Forse aveva ragione Elisa, con tutta la sua spudoratezza.
Ma ci sono uomini e uomini. E ci sono donne e donne.
Non parlo della disponibilità. Non ne voglio parlare. Parlo dell’erotismo e della sensualità che trasudano, che riescono ad emanare. Possono essere perverse, sottili, intriganti. Ognuna ha il suo ritmo, un po’ come cavalli di razza. Ti devi adeguare al ritmo, devi per forza seguirlo quel ritmo se non vuoi andare fuori tempo. Il ritmo, sentirlo dentro le tue vene, scorrere lento, scorrere veloce, quasi a prosciugarle quelle stesse vene.
Ricordi quando eri un ragazzetto e facevi il DJ. E già allora ti invidiavano il ritmo. Sapevi miscelare e sapevi aspettare il tempo giusto. Ricordi quella volta che hai scommesso con Luca Rulli? Diceva è impossibile mixare “sti du pezzi”. Era bravo Luca, molto, ma non aveva modestia. Se diceva no, non è possibile, non dava un giudizio dettava un dogma. Rimase di sasso quando gli feci sentire il mixage e lo stratagemma che avevo ideato. Un contare in spagnolo durante il disco. A contare ero io, in una sorta di cantilena che ripeteva uno, dos, tres….. al momento del mixage si è accorto a che serviva quella cantilena. Venne da me in cabina per fare i complimenti. Io al posto suo avrei dimostrato entusiasmo ed euforia. Glielo avrei detto: sei un Grande. Ma lui non aveva modestia. Non si scompose, solo un mezzo sorriso per chiedermi come facevo la voce che contava in spagnolo.
La modestia. Forse per questo io continua a fare serate e lui sta seduto in un banco a fare dentiere.
Il ritmo era importante, saperlo scegliere. Ed i dischi credo che siano come le donne. Ognuno il suo ritmo, ognuno le sue battute. Per suonarlo, devi avere la voglia di suonarlo e soprattutto la capacità di farlo. Altrimenti metti un disco e basta.
Ed è come con le donne. Devi saper sentire il loro ritmo, devia vere la voglia di sentirlo il ritmo della loro sensualità, devi avere la capacità di sentirlo il loro erotismo. Non una scopata, non una strascopata. Non fare sesso, ma fare amore. Amore con la A maiuscola, amore che è passione, sensualità ed erotismo.
Tu puoi scopare mille volte una donna e per lei l’ultima non sarà mai come la prima. Rimpiangerà il vigore, la passione che ci hai messo perché scatenate dalla novità. Tu non lo sentiresti, ma lei lo avvertirebbe e lo pretenderebbe sempre.
Ma se lo fai con l’erotismo… ogni volta sarà diversa dalla precedente. Perché è costruire una magia, leggerla intorno a lei donna. Accarezzare un corpo. Che ci vuole. La mano passa leggera…. No è un arte. L’erotismo lo richiede. Non è solo la carezza, è lo sguardo, le parole, il desiderio che passa in quello stretto momento che dura una semplice carezza.
L’orgasmo di un uomo, sai quanto dura? Sette, otto secondi al massimo. L’orgasmo è dato dall’eiaculazione. Se esce è piacere, se non esce non c’è piacere. E quello di una donna? Infinito. Può godere mille volte in una giornata, essere eccitata di continuo, godere e ricominciare, godere e ricominciare, come se fosse stata la prima volta, come se fosse il primo orgasmo della sua vita. Se riesci a sentire questo, se riesci a capire che il piacere non è solo prenderselo, ma soprattutto donarlo, sei ricco. Non sai il piacere che si prova sotto la pelle a vedere il suo viso mentre gode. Osservarlo mentre la bocca si dilata, si spalanca piano nel segno del piacere, mentre la sua lingua bagna piano le labbra, per rendere l’immaginazione più viva. E’ il donare piacere che ti permette di godere con lei. E’ accarezzare il suo piacere che te lo fa vivere.
Anna è diversa. Anna è abituata al comando, a sentirsi rispettata. Non che ne abbia avuto disagio, soggezione o ne sia rimasto condizionato. No, voglio solamente dire che occorre usare testa.. per far perdere la testa.
Anna con cercava la scopata con me. Se avesse voluto c’erano a fare la fila tra i suoi amici. Anna continuava quel gioco sottile e piacevole che avevamo iniziato con l’email. Raccontarsi, ascoltarsi, appassionarsi e spingersi sempre più avanti. L’avrei persa. I sogni aiutano a vivere la realtà. Se lo dice quel puffo di Marzullo e tutti gli danno ragione… si vede che un pizzico di verità ci sarà. Segui il suo ritmo mi dicevo ed intanto mi sforzavo di non prenderla tra le mie braccia e baciarla, sentirla che era stretta a me, che respirava attraverso la mia bocca.
Lei sta partendo per andare a Roma per il suo solito convegno di studi internazionali. Mi chiamerà per farmi sapere quando ci incontreremo al casello dell’autostrada per un breve saluto. Ci siamo sentiti qualche volta dopo quei giorni di Orvieto. Ci siamo detti delle cose belle che forse per molti non hanno valore o che forse ne potrebbero rivestire molto per certuni.
Le ultime righe le dedico a te, Anna. Mi hai detto; mi piacerebbe leggere di noi, di quell’incontro, di ciò che hai pensato. Nero su bianco.
Ti ho risposto in modo immediato. Oggi stesso avrai il racconto.
Spero che le emozioni che ti ho narrato servano a farti capire quanto io ti desideri, quanto ho voglia di te, quanto il piacere di te, donna che conosce l’erotismo, mi possa essere entrato nel sangue.
E’ una fortuna che tu legga lo scritto lontano, aldilà quindi di ogni ipotetica tentazione carnale, o se vogliamo erotica, visto che è l’erotismo che stiamo cercando di carezzare tutti i due insieme.
Forse basterà mandarmi un sms, dopo aver letto con calma il racconto. Può essere corto, breve, ponderato. Un semplice sms.
Io, se fossi donna saprei cosa scrivere a quell’uomo. E tu?

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