La grande festa stava per iniziare.. ero nervosissima in quell'abito nero..
lungo, impalpabile.
Lo avevo acquistato con il consiglio del mio compagno. Mi ero sempre affidata al suo buon gusto : “ Una donna è Donna nel mostrare senza apparire di farlo Grande, splendido Uomo: capelli neri come la pece.. spruzzati d’argento.. curati e pur sempre apparentemente scomposti… ribelli. Occhi scuri.. decisi o dolci … sguardo penetrante. Imprevedibile... eccitante. Mani a palme larghe… che solo ad immaginare dove e come possano essere usate
possono dare brividi. Corpulento.. robusto .. maschio.. forte o delicato.. Movimenti fluidi.. lenti.. morbidi da pantera.. dicendo vorrei… ti fa sentire la decisione….. impossibile resistere.
Eravamo in quel negozio della periferia di Lione. Un piccolo angolo di cose uniche e particolari… dove ci si dovrebbe vergognare ad entrarci…. Ma si vergogna chi ha falsi pudori: un antro senza grande nome scritto sopra la porta d’entrata. Solo “Madame Ivette”
Eravamo stati accolti come degli amici… la titolare oramai ci conosceva… e sorrideva della nostra complicità .
Madame Ivette: ex ballerina delle Foliè Bergérè. Splendida per la sua eleganza nonostante l’età avanzata… le rughe portate con vezzo.. labbra scarlatte.. capelli raccolti…rosso fiamma.. gambe chilometriche fasciate in calze di nylon. E rigorosamente scarpe Chanel e tailleurs color pastello. Ridicoli accostamenti per una donna che sarebbe stata comune.. ma
Ivette era molte cose.. fuorché.. comune.
Dopo i convenevoli , non di rito ma piacevoli.. tra i quali una flùte di Champagne, Ivette chiese di cosa abbisognassimo.. Lui disse” mi servirebbe qualcosa per questa bimba.. qualcosa d'unico..come lo è lei.. ovviamente: Ha voluto una serata da non scordare… non voglio di
certo deluderla. Ma la voglio vestire io.. questa ragazzaccia".
Madame Ivette non ebbe bisogno di molte altre spiegazioni… entrò dietro ad una tenda e ne uscì pochi minuti dopo con questo abito.. sensazionale.. unico nel suo genere.
Pelle nera.. lucida.. quasi impalpabile.. come una buccia d’uovo. Il vestito lungo.. senza zip o bottoni… era appeso ad un attaccapanni color argento.. come era d’argento la sola spallina a catenella dell’abito.. come lo erano quelle asole che lo chiudevano dietro la scollatura con dei laccetti in pelle dal fondoschiena alle caviglie, così pure al lato destro leggermente
al di sotto del seno fino alla vita..lateralmente.
Lui disse sì…. solo un sì.
Madame ci indicò la tenda dove avrei dovuto provare l’abito…sapevo che mi dovrei dovuta spogliare lentamente, tenere solo le scarpe con il tacco di dieci centimetri.. e le calze con la riga… che lui acquistava perversamente sempre di una taglia di meno... ci avremmo messo del tempo a provare quell’abito.. ma faceva parte del gioco perverso di lui…
Il vestito aveva dei gancetti invisibili al fianco sinistro che scendevano fino alla coscia e che lo lasciavano poi aperto come fosse stato una fetta di cocomero addentata
“ Si vedrà il pizzo delle autoreggenti.. “ protestavo…
“ Indossalo” mi intimava…
Scivolò come velluto sulla mia pelle.. come una carezza di serpente… e lui lì.. a guardarmi.. seduto sulla poltroncina fumando… calmo.. apparentemente calmo.
In effetti si vedeva il bordo delle calze… lo specchio di fronte a me rifletteva l’attesa del mio sguardo a una sua considerazione positiva… che non fu..
"Sembri una troia cosi vestita…. Non ti vergogni?…. sembra tu dica tu dica. "Prendimi"… da chi vorresti farti prendere .. dimmi su!”
Si alzò.. con lo sguardo duro… e mi si avvicinò…mi prese con una mano i capelli.. tirandomi la testa all’indietro in modo vedessi il suo volto… serio.. E l’altra mano scese al mio fianco.. tirando l’estremo della calza..s..fortunatamente resistentissima ed elastica…
Tirava e stringeva.. sapevo che la voleva strappare, sapevamo che era difficile che ciò accadesse…
Sentivo l’interno della coscia sempre più dolente… ma resistevo al suo sguardo senza dire una parola…mentre lo sentivo tirare .. stringere e infine .. strusciarsi su di me… così duro e caldo.. non riconoscevo più la differenza dal dolore che mi procurava dal piacere di sentire la sua eccitazione su di me….mi uscivano suoni sconnessi dalle labbra… parole senza
senso.. solo per fargli sentire la mia voce…
Le mie ginocchia stavano cedendo. Ma lui era forte e deciso…. Non sarei caduta.. magari sarei rimasta sospesa a quella calza e alla sua mano.. all’infinito.. magari…
Infine sentii lo strappo… la liberazione…. E i suoi sussulti….il suo .. “ ti
amo”.. sentii scorrermi dalla coscia il suo seme desiderato.. denso.. caldo… e da me non uscì che un.. sì!!!!!!!
Ora indossavo quell’abito.. e mi sentivo morbida e calda… avevo quei sandali neri.. Tacco altissimo. Due stringhe trattenerli davanti e lacci alle caviglie che lui aveva scelto per me… scandalizzando la commessa quando me li aveva voluti provare lui stesso ai piedi.. sorridendo.. un po’ di imbarazzo e molto di desiderio… quando i suoi occhi erano divenuti quasi di diamante nero a forza di brillare.
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