Come stai? Domanda scontata.
Ho conosciuto tempi migliori, mi verrebbe da dire, al mio riguardo. Ma mi tornano in mente le tue parole: non posso pensarci e permettermi di starci male. Le ricordi vero? Era una delle nostre ultime telefonate, mentre mi accompagnavi nei miei viaggi verso casa.
Cerco di non pensarci e di continuare a fare la solita vita prima di conoscerti. Accantoniamo questi tre mesi e facciamo cose se ci fossimo svegliati questa mattina stessa.
Il lavoro, la famiglia, il cercare qualcosa che non trovo.
Piano piano, a fatica, ma l’importante è riuscirci.
Lascia che il tempo scorra. Non importa se tu sei incapace di essere la donna che mi hai permesso di conoscere. Non importa proprio per nulla che tu non riesca ad essere più come eri un tempo… spesso le cose cambiano, spesso si modificano e si trasformano. E’ nella natura stessa delle cose. A volte non si fa nemmeno caso, a volte non c’è nemmeno rimedio. E’ il saper accettare che siano cambiate che le rende ancora più belle e preziose. Sai che ieri sera ripensavo a te e stranamente non erano i pensieri di sesso che tornano puntuali. No, pensavo a quante cose non ci siamo ancora detti, a parte della tua vita che non mi hai raccontato, episodi che hai appena accennato e sui quali io ho sorvolato, non per incapacità di ascoltarti, ma solo perché pensavo che mi sarebbe stato concesso più tempo per la nostra intimità. No, non è nulla di sesso e non ha nulla a che vedere con il sesso. Poi con calma te lo chiederò.
Non esiste la fretta se ci si concede all’altro nel dialogo. Sto rileggendo Goethe con le sue Affinità Elettive e mi sembra strano ritrovarci molte delle sensazioni che ci siamo regalate. Ma sai, spesso in questi casi, quando si sente la mancanza di una persona, si finisce per farcela entrare per forza. Una sorta di pensiero che non sfugge dal ricordo, che ti fa comparire all’improvviso, come se spuntassi dal nulla. Come se apparissi quasi per magia accanto alla tua auto, su quella strada di Piacenza Est, in mezzo alla zona industriale, con il tuo sguardo interrogativo, quasi a voler sapere da lontano il risultato del vederti. Il sapere se il desiderio che avevo di te attraverso il telefono sarebbe stato confermato dalla visione.
Ho iniziato a scrivere quella sorta di libro-diario che parla di noi. Perché lo faccio? Forse per esorcizzare i ricordi, forse per assaporare i ricordi, per stringerli a me, per rileggere frasi e pensieri che erano comuni.
Forse è una buona scelta. In fondo, l’unico modo per non pensare troppo a te (o per meglio dire ai pensieri complicanti) sia rileggerli attraverso la memoria scritta, come se io mi fossi trasformato in una persona al quale è stata raccontata una storia e la mette per iscritto.
Sì, forse può essere di aiuto. Considerare la storia chiusa, e poterla raccontare ancora fresca, quando ancora i ricordi sono vivi, attaccati bene sulla pelle. Oh sia chiaro. Non voglio con questo dire basta. Ci mancherebbe. E che cavoli. Non mi sfiora nemmeno l’idea di dire basta a sentirti, pensarti, desiderarti, volerti, cercarti, tentarti, corteggiarti…. Ma mi manchi, e molto.
Mi mancano le tue parole, le situazioni, i pensieri, le emozioni che hai saputo donarmi. Va bene… adesso non fare la solita faccia all’Ardelia che dice… io non ho fatto nulla, sei stato tu bravo a portarmi. Non la fare, dai che non ti si addice nemmeno. Ardelia la odio abbastanza già di mio, lasciami pensare che almeno oggi a leggermi sia la mia Sara.
Scrivo e basta e mi accorgo che i ricordi sono abbastanza, tanti ed è difficile metterli tutti in fila.
A volte mi accorgo che ce n’era qualcuno sfuggito.
Risate, parole, sensazioni che ti sfuggono nella vita quotidiana quando la persona sai di averla accanto o perlomeno vicina come cuore e come mente. Poi però quando non l’hai più, che te la senti sfuggire via, ti tornano improvvisamente alla memoria. Come le poche email che mi hai mandato. Le ho rilette con un senso non di delusione o di rammarico, ma con lo stesso piacere che avevo quando condividevi le nostre fantasie. Ricordi quando ti dicevo…ti amo? Ci pensavo stamattina chiuso dentro la redazione e senza la possibilità di scappare. Non ho detto ti amo, tanto per dirlo. L’ho sempre detto credendoci. Adorazione ed amore. Tu hai saputo trascinarle fuori da me queste due essenze, e dire che da tempo le avevo volutamente rinchiuse dentro di me. Per questo credo che sia difficile dimenticarti. Certo, verissimo. Il tuo discorso… meglio chiudere per non rovinare la nostra storia, quello che di bellissimo ci siamo regalati non fa una piega. Ma è davvero giusto? Non è un po’ voler affogare nel “tutto è uguale a tutto” una storia che è stata “particolare” per entrambi? (come vedi non uso termini come meraviglioso, stupendo, unico, indimenticabile: sarebbe come voler limitare l’essere intimo della nostra conoscenza). Mi metto nella condizione opposta.
E se fossi stato io a voler chiudere? Se fosse capitato a me di dire non ho più interesse? Cosa sarebbe accaduto? Probabilmente tu avresti detto…bene, diamoci un taglio. E sai perché lo avresti detto. Tutto finisce per te quando non senti più da parte dell’altro l’interesse. La mancanza dell’interesse suo uccide il tuo. E’ capitato, no? Ne abbiamo parlato spesso. Non aveva interesse per me e quindi…. Ed ecco allora che esce fuori il Mio Interesse per te. Interesse che non è mutato e che non cambia. Perché dovrebbe cambiare? Perché stai attraversando un periodo bastardo? Perché i problemi si ammonticchiano uno sull’altro? Perché fai una cosa e ti accorgi che ne devi fare subito altre cento? Perché non ti senti più… come tu vorresti? E se fosse solo un periodo? Se domani stesso dovesse finire? Sia chiaro, ragiono solo per ipotesi, non certo per dogmi. Cosa accadrebbe? Che io avrei lasciato fuggire via la mia farfalla? L’avrei scacciata dalle mie mani mentre lei tentava di posarsi, stanca dopo un lungo volo che l’aveva stordita? Vero.. esce fuori Ardelia e dice… tu sei una solitaria, condannata a vivere da sola, senza appello. Non sai, non puoi, non vuoi stare con altri. Chi può dire di no? I fatti ti danno sempre ragione. Ma forse non c’è stato mai nessuno che ha saputo aspettare. Ricordi? Parlavamo spesso che nella tua vita pochi hanno avuto il dono di saper ascoltare. Tu lanci messaggi e speri che gli altri capiscano. Non chiedi, non supplichi. Speri che gli altri capiscano. Nessuno ha avuto la pazienza di aspettarti, di dire… bho è un periodo, quanto lungo non lo so, ma vale la pena di aspettare. Sì, Sara vale la pena di aspettarti, di crederci a come sei, a come ti ho conosciuta. No non mi aspettare, sarebbero le tue parole più logiche. Non me lo puoi impedire. Nemmeno dicendo lasciami in pace, fa finta che sia morta e sepolta. La nostra storia è nata da un nick e quel nick diceva tutto. La nostra storia è nata da una frase, qualunque cosa accadrà, tra un mese, un anno, un secolo, io non potrò dimenticarti, non potrò dimenticare ciò che tu sei stata per me. Qualunque cosa accada, Sara.
Forse sono già battuto e sconfitto, forse non mi sarà più concesso di sentire vive quelle emozioni che tu sai donarmi. Forse non sentirò più il calore della tua pelle, forse morirò con la curiosità di sentire il mio piacere donato a te, come tu lo hai sempre cercato. Forse non mi sarà concessa questa eventualità, questa emozione. Probabilmente non mi sarà data. Ma non mi interessa, il ricordo a volte è più piacevole della realtà stessa che è fatta di alti e bassi, di prendersi e lasciarsi.
I deboli abbandono la partita quando le cose non vanno bene.
I deboli, lasciano la mano quando c’è da lottare per un ideale, per qualcosa di valore. Io non sono un debole e non mi ci sono mai sentito. E non sarai tu a farmi sentire un debole per la prima volta.
Sai bene che nella mia vita mi è capitato una volta di abbandonare la partita. Ho rimpianto quell’abbandono voluto, nascondendomi dietro ad un "preferisco vivere". Ma mi sono giurato a me stesso che non sarebbe più accaduto. Per nessun motivo avrei smesso di lottare, nemmeno per la dimostrazione più lampante dell’evento. E non credo proprio che io voglia farlo ora, davanti ad una persona che so benissimo capace di regalare emozioni difficili da dimenticare o solamente da rinunciare. Non pensare sempre al futuro, pensa al presente, come ti avevo sempre pregato. Non pensare a cosa accadrà domani, non siamo nè maghi nè astrologi per poterlo prevedere, pensa al presente, a questo momento. Tu si in difficoltà, dibattuta tra tanti problemi ed io ci sono. Basta questo.
Per quanto ci sarai?.. mi hai chiesto più volte.
Ardelia è lì pronta a sbranarmi, a dirti: hai visto anche lui è scappato, anche lui ha commesso l’errore di scappare. Ardelia non vede altro che questo momento, per potertelo gridare in faccia, per poterti dire, visto IO avevo ragione. Non aspetta altro Ardelia che gridarti questo, per avere il sopravvento su di te, per costringerti ancora ad essere lei la dominante, silenziosa, ad impedire a te di vivere come tu vorresti. Il problema non è quanto io possa aspettarti, ma Ardelia e tu lo sai Sara. Quando Ardelia non trova spazio riesci a vivere ad essere te stessa, ma quando appena sente la tua debolezza ella salta fuori per divorare te stessa e ciò che ti circonda. Lei ha bisogno di vivere, di sentirsi viva e non è capace di esserlo quando sei tu a vivere, a desiderare, a godere. Tu sai che è lei che ti impedisce di aprire l’armadio e cercare il nostro Giovedì, quel vibro che sapeva accarezzare così bene la tua intimità, a farti avere il piacere che tu hai tanto desiderato.
E’ lei che ti dice non farlo, è lei che ti tratta quasi da sciocca, da insulsa, che vuole guidarti. Tu sai che è così e non vuoi ammetterlo, ella non te lo permette. Ti sei ribellata a lei pochissime volte, hai sempre preferito che fosse lei a scegliere per farti essere come sei adesso.
Posso fare poco per aiutarti, l’unica cosa che posso fare è aspettarti, dirti che ci sono, non finire mai di desiderarti, di volerti, di apprezzare la tua sensualità, cercarla, farla emergere come ho fatto in passato. Dove era Ardelia allora? Dove l’avevi rinchiusa Ardelia? Puoi dimenticare il piacere che sapevi conquistare?
C’è una macchia sul tuo pavimento…. Una macchia di brro sul tuo parquet. Ricordi vero, quello strano gioco? Stavi facendo la spesa e mi hai chiamato……
Faresti una cosa per me?
Una domanda che ripetevo spesso, ricordi?
Cosa vorresti?
Vai al banco della verdura….
Sì…
Prendi una zucchina, sceglila con cura, osservala… sentila come se fosse viva…. Sai a cosa servirà vero?
Sì… lo immagino…
Non avevi detto NO, non avevi chiesto nulla, avevi eseguito una mia volontà come sapevi fare benissimo.
E poi la corsa a casa, lo spogliarti in fretta, gli stivali tolti in ascensore, il giaccone sulla porta di casa… e poi gli altri indumenti sparsi fino davanti al frigorifero per cercare il burro….
Staccarne un pezzo con la bocca, come per sentirne il sapore, come per sentire quello che sarebbe accaduto… sentirlo entrare dentro il tuo corpo, freddo… sciogliersi lentamente.
Le tue gambe aperte davanti allo specchio, accovacciata… ti guardavi mentre usavi il burro, mentre accarezzavi il tuo sesso così….
La zucchina che entrava dentro di te…. Ricordi vero come l’avevi scelta? Grande, troppo temevi, come se fosse stata ingordigia, come se fosse stato il desiderio di lasciare che il tuo sesso scoppiasse attraverso quell’oggetto inusuale per il piacere.
Hai goduto tre volte senza mai smettere, senza mai lasciare che la zucchina uscisse dal tuo sesso, senza mai ritrarla dal tuo corpo, senza mai essere stanca di quel piacere che faceva contrarre il tuo sesso…..
Ed alla fine sul pavimento è restata la macchia… un misto di burro e di piacere, forza vitale che ha lasciato il segno, come se avesse dovuto essere ricordo indelebile.
Ne ho mille di motivi per aspettarti, migliaia di ragioni per desiderarti, perché so come tu se. Oh certo, tu puoi dire, non sai nulla di me, non mi conosci per niente. Può essere, ma ho conosciuto il tuo piacere, ti ho sentita gridare all'arrivo di quell'orgasmo tanto desiderato, ho saputo tirarlo fuori dal tuo cervello, guidarti verso ciò che tu hai sempre desiderato, voluto.
Anni di fantasie tenute segrete e nascoste e che hai voluto donare a me. Non posso abbandonarti ora. Tu sei il mio piacere, tu sei il mio desiderio. Non posso dimenticare come facevi l’amore con me, come le mollette ornavano il tuo piccolo seno, come le corde si avvolgevano ai tuoi polsi, come le porgevi per chiedere ancora, oper essere prigioniera di quel desiderio…. non posso dimenticare ciò che abbiamo fatto insieme, il tuo guardarmi, le tue parole, i tuoi gemiti. Non posso.
Puoi fare tutto, Sara, ma non puoi impedirti di amarti e desiderarti come io ti ho conosciuta, come io ti ho presa. Puoi dirmi scompari dalla mia vita, certo che lo puoi fare. Ma non puoi impedirmi di continuare ad amarti, a pensare a te. E’ una mia scelta, un mio piacere e resterà tale, come già ti dissi, per tutta la vita, qualunque cosa accada.
Nessun commento:
Posta un commento