Una lama mi trafigge le carni. La sensazione è quella, precisa. Un dolore sordo e continuo nell’utero mi perseguita da ore. Guardo la sveglia. Le 4,28. Non sono riuscita a dormire neanche un minuto. E sì che ne avrei avuto bisogno. Bisogno di staccare la spina per non pensare, per lasciar dormire la disperazione e gettarsi nell’oblio di un sonno senza sogni. Ma non mi è stato concesso. La paura, la prostrazione, l’annichilimento, l’annientamento, si sono fatti strada in me e non mi danno tregua. Quelle poche parole mi hanno colpita a bruciapelo, ed io, inerte, ne sono rimasta uccisa.“Penso che la cosa più umiliante per un essere umano è sentire la propria intelligenza offesa. Ti auguro una vita più soddisfacente e serena di quella che Io ho saputo darti. So esattamente dove sei stata e con chi sei stata. Smetti di dire bugie, abbi almeno un po’ di dignità e non chiamarmi più.”
Quattro pettegolezzi di chat hanno ridotto la mia vita felice ad un niente, un vuoto totale. Il mio Padrone mi ha lasciata, abbandonata, denigrata, bistrattata.
Ma come si fa a chiedere dignità ad una schiava, quando questa, per amore, l’ha gettata alle ortiche da tanto tempo, solo per amore del suo Padrone, quando la parola orgoglio è stata rintanata in un cassetto?
Come si fa a dire ad una schiava di comportarsi da donna forte ed orgogliosa quando la sua vita non è stato altro che un piegarsi al volere del suo Master e vivere per Lui, solo per lui, e fare tutte le cose in relazione a Lui,quando Lui era la sua unica ragione di vita, il suo punto fermo, il centro dell’universo…?
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