Mi è scivolato il cilindro del mascara, rotola sotto il letto ma non ho voglia di recuperarlo. Truccarmi gli occhi, un gesto automatico, pasta cremosa che accarezza le ciglia, frugo nel beauty alla ricerca del fard, mi sono vista allo specchio e il mio pallore è mortale.
Il beauty-case, che paradosso in un luogo come questo. Stanchezza, nausea, confusione che annebbia il cervello. Mi devo preparare per la cena.
A cena con loro, non ci vado, mi fa schifo stare con loro, piuttosto muoio di fame.
Che cosa mi metto? Matteo mi ha fatto riempire la valigia di vestiti, forse pensava di portarmi davvero in vacanza. Mi viene voglia di presentarmi con i jeans, perché no?
Jeans e maglietta bianca. Un ingresso fastoso.
Certo che la giornata sarà indimenticabile, e ancora devono passare altri due giorni.
Potrei mollare tutto, mica siamo in prigione qua, signori-vi-saluto-sono-nel-film-sbagliato-e-buona-fortuna, ma con l’orgoglio come la mettiamo? Sarà per questo che mi trovo qua, per lo stramaledetto orgoglio e perché è una sfida continua con Matteo?
Ha saputo convincermi, ho vacillato fino all’ultimo momento ma deludere Matteo mi fa più male che tagliarmi un dito.
O forse credevo che fosse così, non ne sono più convinta da oggi pomeriggio, da quando siamo arrivati qua e per fortuna ero bendata perché altrimenti sarei scoppiata a ridere a vederla, la signora Lady con il nomignolo sbagliato, caricatura di sé stessa ma poi quando l’ho vista non mi veniva più da ridere perché mi aveva presa già la tristezza, l’angoscia e un desiderio di scappare e non pensarci più.
Spero che a Matteo sia piaciuto farmi frustare da Lady, lui era nella stanza a organizzare la “regia” ma mi sentivo sola, il mio dolore di solito lo dividiamo in due, lui si prende la sua parte e l’altra gliela offro io, ma oggi era soltanto sudore freddo e oltraggio.
Alla fine Matteo se n’è andato e io sono rimasta qua. Tre giorni per sprofondare negli abissi, tre giorni per raggiungere l’inferno.
Chi me lo vieta di mollare il gioco? La posta in palio è troppo alta ma io qua non so se ci resisto. Ho il cellulare ma non posso chiamarlo, Matteo me l’ha proibito. Gli mando un messaggino? E cosa scrivo? Saluti dalla tua dolce schiava in vacanza?
L’unica cosa che vorrei scrivergli è di venire a prendermi, costi quello che costi.
Se ti deludo pazienza, anche tu stai deludendo me.
Tra poco chiamo Lady, voglio sapere come va. Non sono preoccupato, Giulia ha accettato l’esperienza ed è una donna forte. Era un tormento, un tarlo che mi rodeva da un po’, la voglia di vederla sottomessa da qualcun altro, un uomo no perché non lo sopporto, Giulia è soltanto mia e sono io a condurre questo gioco.
Con Lady ho dovuto negoziare parecchio, si è montata la testa e si crede il generale folle di Apocalypse now, ho dovuto fermarle il braccio mentre frustava Giulia, ci aveva preso gusto ma a me non piacciono i massacri, non ho bisogno di toccare il fondo e già vedere Giulia era esaltante, incatenata e inerme mentre Lady la sferzava perché così ho deciso io.
Mi sono reso conto che soffriva, molto più di quando sono io a farle male, soffriva proprio perché non ero io, Giulia sa distinguere il dolore, o parte dal cervello o non le piace.
Ho detto stop a quella sanguinaria di Lady, ha capito che non deve esagerare perché io la mia schiava la rivoglio integra, solo un pochino scossa ma non terrorizzata.
Ho voluto guardarla negli occhi, dopo, le ho tolto la benda ma il suo sguardo non era quello che mi regala sempre, liquido e più profondo di una pozza. Era uno sguardo assente, vuoto. Mi ha sconcertato.
Le ho sfiorato i capelli, le ho rimesso la benda e sono andato via.
Tra poco chiamo Lady...siamo sicuri che non sono preoccupato?
Descrivere gli eventi di oggi è come camminare su una lama ghiacciata.
Tralascio le mie occhiaie dopo una notte insonne, le “preghierine” in ginocchio di stamattina e il pranzo che l’ectoplasma mi ha portato in camera e che non ho nemmeno assaggiato.
Mi trattano bene, Matteo deve avermi raccomandata, uh sapete la mia schiava è delicata…che assurdità!
E’ sabato, giornata di spettacolo. Nel pomeriggio ci trasferiamo tutti nel salotto, in processione. Lady tutta eccitata, l’ectoplasma, lo schiavo di Lady che è un ragazzo bellissimo e pieno di piercing, e io. Naturalmente non possiamo parlare tra di noi, come se io ne avessi voglia.
Lady mi ha imprigionata al muro con catene e collare, forse ha paura che scappi ma è un’ipotesi che non mi sfiora affatto. Ormai ci sono e vado fino in fondo, stanotte ho riflettuto, non sarò io a cedere per prima.
In salotto sono entrati un uomo e una donna, la nudità di lei era sconfortante, un seno flaccido, segni di ferite recenti, aloni bluastri sulla pelle diafana.
L’uomo e Lady l’hanno legata sopra una panca con lunghi spaghi sottili annodati strettamente, la donna sembrava una figura di cartapesta, un pupazzo inanimato, hanno iniziato a percuoterla selvaggiamente con bacchette rigide e dopo pochi secondi le sue urla rimbombavano nella stanza, la sua pelle si sollevava e si apriva in squarci spaventosi come la carta strappata.
Era orrore puro, ho cercato di distogliere lo sguardo ma mi arrivavano ordini secchi da Lady – Non chiudere gli occhi Giulia!- ed era uno scenario troppo irreale per non restarne affascinata.
La donna si dibatteva debolmente.
Mentre l’uomo la teneva ferma Lady le ha avvolto rapidamente la testa e il corpo con lunghe bende bianche.
La stendono sul pavimento, è una mummia.
Forse morirà, la stanno soffocando, la stanno uccidendo!
Credo di avere urlato io al suo posto, una specie di ringhio da bestia ferita.
Mi ricordo solo che l’ectoplasma ripuliva i miei schizzi di vomito dalla parete del salotto, strano perché non mangio da due giorni. Ho vomitato l’orrore, io non lo voglio dentro di me.
E’ per assistere a questo tripudio di violenze che Matteo mi ha convinta a venire qua?
Lui sa che io detesto la violenza, la detesta anche lui, non ha mai perso il controllo con me, neanche quando lo perdo io, mi affido a lui e non ho più timori.
Ma forse è cinico, non ha emozioni, sto cominciando a rendermene conto adesso.
Sapeva che da Lady accade tutto questo? Gli concedo il beneficio del dubbio, per ora.
E a me cosa concedo?
Non mi piace come si sta mettendo, parlo al telefono con Lady e la sento evasiva. Dice che Giulia non sta bene, ma che cazzo vuol dire “non sta bene”?
Non dovevo fidarmi, non mi va che Giulia assista a scene come quella che mi ha descritto Lady, storie raccapriccianti che non tollero neanche io.
Lei mi risponde con quel suo sarcasmo stronzo, eh non ammazziamo mica nessuno, ma cosa ti credevi che qua venissero per farsi le lampade o per guardare “Bambi”?
I patti erano altri, volevo che Giulia capisse che esistono altri mondi, sì lo so che lei lo sa già, ma non li ha mai conosciuti e siccome a volte mi accusa di spingere troppo, di trascinarla oltre i confini (lei si esprime così…), ecco, guarda cosa succede!
Sarà sconvolta ma io non posso starle vicino, ormai concludiamo questa vicenda e non se ne parla più.
Potrei andare a prenderla, interrompere e mandare Lady a farsi fottere, ma sarebbe una sconfitta e Giulia…chissà come mi giudicherebbe. Un debole?
E’ sadica Lady, a tratti disgustosa però è intelligente.
Mi ha lusingata e blandita perchè andassi a cena, forse teme che io muoia d’inedia o magari Matteo le ha suggerito come comportarsi con me. Che bella coppia quei due!
A cena non reggevo, ha cucinato l’ectoplasma e ci ha serviti in tavola vestita di nuvole, Lady e il suo schiavo recitavano una farsa demenziale…stasera ti lascio mangiare nel piatto perché sei stato bravo…grazie mia dea grazie mia signora…e c’erano persino gli ospiti come nelle vere famiglie, un tizio grosso e ibrido con una ragazzetta al guinzaglio. Lui mi ha dato un’occhiata da maiale, Lady si è premurata di informarlo che sono proprietà privata e di non mettersi dei grilli nella testa.
-Casomai il tuo padrone si stancasse di te, sai a chi rivolgerti…- ha grugnito il maiale.
E se mi stanco io del mio padrone, nessuno considera questa eventualità?
Guardavo il piatto e lo vedevo popolato di mostri, loro spettegolavano di altre persone come si fa tra amici, non ho toccato il cibo, mi fa schifo tutto.
-Vai Giulia, vai pure, non mangi nulla e non sei di compagnia…riposati-
Quindi è persino umana la signora Lady!?
Non farti illusioni, è uno scorpione pronto ad attanagliarti.
Vorrei solo dormire, non me ne importa nulla del resto.
Matteo starà dormendo il sonno dei giusti.
Perché non lo chiamo? Tirami fuori da questo merdaio. Mi ci hai messa tu, però io ho accettato e non so ancora il perché.
Forse perché Matteo mi emoziona, mi rovista dentro l’anima, mi conosce meglio di qualunque uomo che ha creduto o preteso di amarmi.
Con lui io sono l’altra metà del cielo, la luna che riverbera i raggi del suo sole.
Le ho chiuso il telefono in faccia a quella troia saccente e arrogante.
Però mi ha convinto, Lady non è un’idiota, è meglio se vieni domani, ormai Giulia si è ambientata, conosco la psicologia delle donne come lei, se interrompi adesso te lo rinfaccerà, le fornisci un alibi per…per cosa? Io e Giulia non abbiamo bisogno di alibi, finora è stato tutto chiaro, lei ama soffrire con me e per me ma non per espiare, mica è cattolica Giulia, se ne frega altamente.
Ho mal di stomaco, ho bevuto troppi whisky e continuo a fumare come un dannato, sono le tre di notte e ancora non dormo.
Cerchiamo di restare lucidi, non è rimorso, non è senso di colpa, però Lady provoca e sfinisce…non sarai mica innamorato Matteo? Gran brutta faccenda che un padrone si innamori della sua schiava!
L’amore è una menzogna, lo specchio per le allodole e io e Giulia siamo veri.
Non sono un romantico, io con i fiori Giulia la frusto e lei non ha mai detto di amarmi. Sì, è vero, me lo scrive nelle lunghe lettere in cui mi racconta i suoi sogni, e poi…ti travolge Giulia, le strappo i suoi consensi insieme alla sua pelle e quando me la scopo è un mare di sì, sì, si, cascata di miele tra le sue cosce e me la scopo tutta, la scopo in bocca, tra i capelli, affondo dentro a lei ed è voragine e vertigine.
Stanotte mi manca, mi manca perché sta soffrendo e lo fa senza di me.
Sta per finire, tra poco Matteo mi verrà a prendere, non ho la sindrome di Stoccolma, ho solo nausea e voglia di silenzio.
Lady si è vendicata della gentilezza di ieri sera e del fatto che è evidente che la considero fallita e volgare. Mi ha ammanettata alla sedia del suo “ufficio”, ha tentato di intavolare una conversazione con me, di convincermi che sbaglio ad essere così riottosa, io le ho risposto che questo luogo è ipocrita, una mediocre parodia della vita reale, cerimonia del castigo e inerzia mentale.
Credo che sia infelice per non potermi maltrattare di più, perché Matteo gliel’ha impedito e Lady non mi sopporta, mi considera una puttana piccolo-borghese, un’intellettuale di merda che cerca trasgressioni, una donna più fortunata di lei.
Io lei non riesco nemmeno ad odiarla, mi fa più pena che ribrezzo e non ho esitato a dirglielo.
Mi ha punita chiudendomi la bocca con una museruola di cuoio, poi, prima di telefonare a Matteo mi ha infilato i tappi nelle orecchie per pura crudeltà, perché io non potessi sentire che cosa si dicevano. Ogni tanto lo fa anche Matteo, quando vuole isolarmi, quando l’unico senso che rimane vivo è il brivido della mia pelle sotto le sue dita. Con lui è bello, con Lady una tortura.
In verità non me ne importa un cazzo di cosa si dicono Lady e Matteo.
Voglio solo uscire da qui.
Ormai i giochi sono fatti, ormai il peggio è passato.
Non ho imparato niente in questi giorni, lo sapevo già che storie come quella tra me e Matteo attraversano terre rischiose e confini che non si possono superare.
Matteo si è servito di me per superarli, mi ha voluta annientare, mi ha condannata perché gli ho dato tutto e forse sperava che supplicassi Lady di lasciarmi andare.
Adesso sono io a decidere, non implorerò Lady, non implorerò di certo lui. Rimango qui fino alla fine, in questo posto orrendo, dimostro che sono forte, che resisto, che non ho più paura…
E quando esco da qui dipingo le pareti di casa mia di azzurro, compro vestiti colorati, mi taglio i capelli, chiudo con Matteo.
Sono sicura? Chiudo-con-Matteo?
Mi si è gelato il sangue quando sono andato a prendere Giulia, Lady me l’ha presentata in catene, rideva, ha detto che l’ha tenuta così tutto il pomeriggio per aspettarmi degnamente.
Toglile questa roba, mi hai rotto i coglioni!
Giulia non mi ha guardato, oh, non come quando tiene gli occhi bassi ma poi ci annego io dentro ai suoi occhi, ha proprio evitato il mio sguardo. Non finge, è offesa, ferita.
Dopo è franato tutto, è successo qualcosa di surreale. Giulia ha aperto il suo beauty che Lady aveva messo sopra il tavolo, lo ha rovesciato e sono caduti ciprie e rossetti per terra con un rumore di coccio, poi ha aperto anche il trolley, tirava fuori i suoi vestiti e li ha buttati ad uno ad uno sul pavimento.
-Perché state lì impalati a guardarmi?- aveva una strana voce calma, inquietante- ti lascio qua i miei ricordini Lady, le schifezze infette non me le porto a casa-
Si è avvicinata alla porta, io mi sono avvicinato a lei, Lady non sorrideva più.
Giulia l’ha fissata come se avesse visto un fantasma –Apri la porta, stupida vacca-
Se non fosse stato tragico, sarebbe stato comico. La tragedia ha sempre un risvolto comico, la vita stessa è buffa, la morte addirittura sfiora il ridicolo.
Lady a quel punto ha sbagliato di brutto, mi si è rivolta con un tono di complicità.
-Vedi com’è sgarbata? Educala meglio, la tua schiava! Non vuoi salutarmi come si deve, deliziosa creatura?-
Ho afferrato Giulia per le spalle prima che si avventasse contro Lady, le ha sputato in faccia e stava per scagliarsi addosso a lei come una furia. Mi ha sorpreso, è sempre stata moderata…sì, a parte i nostri momenti…invece sembrava un’erinni, una virago.
L’ho portata in braccio fino alla macchina, il beauty l’ho recuperato io e ho tentato anche di raccogliere i suoi vestiti ma Giulia urlava che non li vuole più, che sono infetti.
Una scena apocalittica, Lady patetica e paralizzata sulla porta, ho guidato piano, Giulia piangeva rannicchiata sul sedile. Logico.
Lo sputo mi è venuto un capolavoro. Da bambina non ero mai riuscita, facevamo le gare a sputare giù nel cortile dalla finestra della casa di Andrea ma io non ci riuscivo mai e mi prendevano in giro…Giulia Giuletta fai troppo la fighetta!
Saliva che cola sulla guancia di Lady, quasi la lacrima della maschera di Pierrot.
Mi chiede di salutarla come si deve, la stupida vacca, e io obbedisco…giusto?
Ora mi sto sfogando ma non volevo piangere vicino a Matteo, accovacciata sul sedile della sua macchina.
Sono confusa, Matteo non parla, mi ha sfiorato appena il braccio, una carezza sottile eppure io mi sono ritratta come se mi avesse punta una medusa.
Questa volta gli regalo un bell’addio e senza chiarimenti. Scendo e vado a scrollarmi la sporcizia a casa mia, mi tiro via la sensazione che esista un universo posticcio.
Una parabola in discesa, dopo l’assoluto c’è il nulla, il vuoto cosmico e non si torna indietro.
Del resto potrebbe anche chiedermi scusa però Matteo non lo fa. Troppo bastardo, si merita un addio senza parole.
Al posto della gola ho carta vetrata, la pancia è un pugno serrato, gli occhi sono due stelle cadenti e mentre cala il buio sono così stanca che non riesco più a pensare.
Dovrei chiederle scusa. Sono sincero, con Giulia lo sono sempre stato, mi dispiace e non so come dirglielo. Adesso no, sarebbe scontato e sciocco, meglio più tardi quando lei si rilassa, mi farò raccontare tutto e cercheremo di sdrammatizzare. Io non la sottovaluto Giulia, so che è turbata e che il gioco ci è sfuggito di mano. Capita, è capitato a noi.
Cazzo se è rigida, l’ho sfiorata e si è ritratta come un animaletto impaurito.
Ha sbagliato anche lei. Che cazzo, mica solo io!
Abbiamo perso tutti e due.
Non voglio perderla.
Il buio inghiotte la città ed è una notte come tante.
Giulia, 2006
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