Sono sdraiata. Guardo il soffitto. Mi hai chiesto di fare un piccolo passo quasi come fosse una prova per far crescere la piccola Maiko. Ma guardo il soffitto e penso. Guardo il soffitto come quel pomeriggio. E’ finita una giornata di svago e diversivi. Non mi sono ancora cambiata. Arrivata in stanza non ho avuto la forza di infilarmi sotto la doccia. Mi sono buttata sul letto e guardo il soffitto. Le lacrime non hanno bussato. Sono entrate nella stanza insieme al primo pensiero. Insieme a tutte le emozioni catturate durante una giornata di pioggia. Ripenso ai tuoi occhi bagnati al nostro saluto. Io davanti a te che cerco di catturarli. Tu che continui guardare altrove. Per un attimo i miei pensieri rimbalzano all’inizio del mio viaggio, al nostro silenzio prima dell’incontro. Il tragitto in treno. Quelle pagine piene di dolcezza lette insieme ai mille interrogativi. “Quale sarà la mia prima sensazione vedendolo?!?!”. “Ci riconosceremo?”. “Verrà per davvero?”. “Gli piacerò?”. Ora guardo il soffitto e i pensieri impazziscono come quel pomeriggio. Seduta su uno scalone in stazione. Lo so, non è “fine”… sembro una studentessa che aspetta il treno per andare a casa. Il libro aperto: nonostante mi piaccia così tanto non riesco a leggere con attenzione quelle pagine… me lo troverò davanti e non mi accorgerò neanche. La musica nelle orecchie: e se dovesse avvicinarsi e non dovessi sentirlo?!?! E quanti dubbi sul mio essere. Ma il telefono vibra. Alzo lo sguardo. Vedo i tuoi occhi. Un raggio di luce li sta colpendo e per la prima volta vedo quando sono belli. E se non dovesse piacermi?!? Questo dubbio sparisce all’istante. Ti avvicini. Tra i garbugli dei miei alibi. Vorrei un tuo bacio. Vorrei appoggiare la mia guancia sulla tua e annusare dalle pieghe del tuo collo il profumo che ha invaso la mia mente. Mi prendi la mano e io mi stupisco di lasciartelo fare così naturalmente. Di colpo mi sento una bimba protetta da un uomo mai visto che mi guarda e sorride. Mi guarda e cerca di forzare i miei pensieri ogni passo del nostro cammino verso l’albergo. E siamo in stanza. Lascio la valigia nella mia. Ti raggiungo per poi uscire. Piove. Brevi fughe per visitare la città. Io sono infagottata. Mille strati per difendermi dalla pioggia. Duemila per preservarmi da te. Ma sfilo il primo sperando che tu possa trovarmi attraente. E non ricordo più come velo dopo velo sono nuda davanti a te. Oh in realtà ricordo di averti fatto togliere uno strato alla volta rispettoso dei miei tempi e premuroso. Il tuo profumo continua ad invadere la mia mente. Non ti vedo. Sento solo il calore delle tue mani sulla mia schiena contratta dalle mie inibizioni, vibrante per i miei desideri. Mi giro ma non ti bacio. La paura in me è ancora così tanta. Mi baci. Mi baci ovunque. Sconvolgi i miei capelli così diligentemente preparati. Mi sfili anche l’ultimo lembo di tessuto che mi copre. E io, nonostante la passione in quella stanza sia infinita, continuo a vergognarmi, a non sentirmi “abbastanza”. Schivo la tua bocca. E piano piano non riesco a fare a meno di cercarla. Non posso ricordare la sequenza degli eventi. Se chiudo gli occhi, certo, ricordo ogni istante, ma al tempo stesso ricordo forse di più le sensazioni che i gesti. Come si può ricordare così meticolosamente una passione che sconvolge stordisce e disarma. Ricordo il calore della stanza. Del tuo corpo. Del mio corpo. La tua pelle. Una danza di sensi gitani. Ricordo i baci. Caldi. Tutti. Impudenti come quello davanti la signora francese che indagava le nostre lingue che si intrecciavano. Le carezze. Le mani addosso. Gli sguardi, uno dentro l’altro.. complicità infinita. E la voce… quella voce. Che mi parla. Che mi guida. Le tue mani che mi guidano. I tuoi occhi che mi guidano. La tua lingua si allunga verso i capezzoli piccoli ed inesperti come me. La tua bocca li assapora. Le tue mani mi prendono e mi tirano a te. Le candele accese. Io sotto di te.. le mie mani non possono far altro che incatenarsi alla spalliera del letto mentre tu non fai altro che accarezzarmi. La tua lingua mi accarezza. Poi mi penetra. E le tue dita che mi cercano, rispettose della nostra promessa, ma desiderose di farmi provare quel piacere. Tu dentro di me. Ti vorrei per sempre. Mi contraggo. Non riesco a fare altro. Ti prendo e ti tengo con me. Ti prendo e ti invito a farmi godere. E mentre le tue dita premono le pareti del mio giardino la tua mano quasi senza accorgersi sfrega il mio clitoride… ed è piacere immenso. Capogiro. E desiderio ancora di te. Ancora. Ancora. Ancora. Ed è un fiume infinito di piacere. Calore che scorga come lava. Io stupita... o quanto! e quanto vogliosa. E continui a stare al mio fianco. Non smetti. Io non voglio che tu smetta. Non avrei mai pensato di poter desiderar tanto quelle mani. Sento ancora il rumore delle tue dita che si muovono dentro di me, e poi mi guardi. Ti lecchi un dito. Mi guardi. Potrei morire per quel tuo sguardo… E mi penetri, come se nulla fosse, mentre la tua voce mostra lo stupore per la sorpresa letta sul mio volto. Ancora sopra di te. Mi strofino. Mi strappi. Mi prendi. E io che continuo ad incatenarmi. Mi prendi i capezzoli. Li tiri. Io finalmente Puttana. Ti sfido e mi allontano. Ci guardiamo occhi negli occhi mentre mi fletto per farmi un po’ più lontana e tu godi ne vedere il mio seno sodo che si allunga verso di te. E poi la tua bocca mi cerca. Mi lecca. Mi penetra come mi penetrano le tue dita. E la tua dolce Puttana gode con gli occhi chiusi. Il capo appoggiato sulla spalliera in ferro battuto. La tua dolce Puttana. Entriamo ed usciamo. Usciamo da quella stanza e pazzi rientriamo e ogni volta rientri dentro di me.
Ceniamo e mi catturi con le tue parole …
Dormiamo.. tu al mio fianco…
E io ora desidero sentirti godere. Non posso baciarti. Non riuscirei ad accarezzarti con le mie labbra vogliose mantenendo la promessa che ci siamo fatti. Ti guardo da vicino. Ti assaporo un po’. Vorrei morire di te. E vorrei solo sentirti godere. Sentire te per sentirmi io la tua donna. E finalmente succede. La tua voce.. la tua bocca che si fa piccola… tu sopra di me.. io finalmente bagnata dal tuo piacere… ragnatele d’oro sopra il mio corpo. Godi mentre io stingo le mie cosce… mi sfrego.. inarco la mia schiena desiderosa di te. E da allora il desiderio per te non è ancora cessato.
Ho voglia di te. Sempre.
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