Hanno condiviso le mie parole

venerdì 27 gennaio 2012

ANCORA ZENHA di Yomo

Oggi andrò ancora da "Zenha" non in auto ma i treno, con un intercity e il viaggio sarà di poco più di tre ore. Ho fra le mani un romanzo da leggere per impegnare la mia mente, ma mi rendo conto dal mio leggere incerto che i miei pensieri sono altrove, sono già da "Zenha", solo il corpo non è là. Il treno mi culla e dà spazio alla mia immaginazione, mi sto agitando! Mi sforzo di apparire tranquillo di fronte all'uomo maturo che mi sta squadrando. Devo cambiare treno. Sono nella grande sala d'aspetto, butto giù una banana che mi ero portato dietro, non ho fame ma so che è bene mangiar qualcosa. Ora sono io ad indagare nelle persone che vedo. Questa ragazza dove andrà? Chi la starà aspettando? E quel ragazzo col borsone? Mi chiedo se pure loro si stiano chiedendo dove io vada, chi mi attende. Quest'ultimo pensiero mi rallegra: nessuno indovinerebbe. Già, ma cosa mi attende? "Zenha" non mi ha comunicato nulla, come siamo soliti fare. L'unica cosa che so è che vorrebbe utilizzare una macchina fotografica per immortalare il suo, nostro, mio... bondage.
La mia fantasia percorre un possibile incontro. Un bondage lungo e complicato, oggi di tempo ne avremo. Mi immagino legato, avvolto completamente nelle corde. Le mani dietro la schiena, le caviglie legate alle mani. A terra, faccia al pavimento, bendato. Da questa immagine, mi si aprono alternative.
Mi vorrà calpestare?
Brivido!
Leccherò le sue scarpe, avendo solo la lingua libera? I piedi?
Con l'eccitazione che mi sale mi chiedo se vorrà sodomizzarmi ancora con il fallo di gomma.
Dentro di me mi chiedo, ne avrà uno più grande?
Trattengo il respiro, un altro brivido.
Per calmarmi penso ai dolci massaggi che le farò ai piedi e le gambe. Il cuore batte forte lo stesso. Se solo la persona sonnecchiante che ho accanto riuscisse a leggermi la mente! Le pagine del romanzo scorrono lentamente, ma tra un pensiero, una emozione e una pagina sono arrivato! Il treno si ferma, ultima stazione. Scendo, cerco sul binario, non c'è. Salgo i gradini del sottopasso, eccola!
La vedo, in mano porta dei giornali, penso che l'attesa, per il ritardo del treno, l'abbia portata in edicola per ingannare il tempo. Due baci sulle guance. In auto parliamo dei messaggi email che in settimana le ho spedito.
Siamo già di fronte alla porta del suo appartamento, questa volta sono in compagnia. La chiave gira, entriamo. Sento di essere già un pochino a casa mia. Un caffè ci ritempra. Parliamo, confesso un mio tormento personale ancora vivissimo. Si somma così l'emozione di esser lì e le emozioni di altra natura. Voglio fermare questo discorso, sento di avere gli occhi lucidi. Credo che se ne sia accorta della mia debolezza, lo sguardo suo è curioso e il sorriso consolatorio.
Il “Vai a spogliarti” è per me un sollievo. Rientro, oggi voglio vedere, tengo lo sguardo alto. Vedo lei, labbra strette, una espressione ieratica e autorevole. Il collare, oggi l'ho visto. Nero, la fibbia metallica. Mi accarezza, sento le sue mani dolci. Però mi sento stranamente più nervoso di quanto razionalmente dovrei essere. Siediti. La benda ti aiuterà.
Sì padrona, rispondo. Il buio mi isola le paure e mi insegna a sviluppare gli altri sensi. Mi sono accorto di aver sempre usato molto la vista. Ora le immagini nate in treno mi tornano e mi torna anche vivo il mio tormento appena accennato a lei. Trattengo il respiro, so che così i battiti del mio cuore rallentano, voglio essere tranquillo, voglio lasciarmi andare, voglio che oggi possa disporre di me come vuole. Stuzzica i miei capezzoli. Chissà se si stanno inturgidendo. La musica jazz accompagna le carezze. Carezze sul petto, i fianchi. I capezzoli strizzati mi riscaldano dal freddo della stanza. Sento le dita, le sue unghie sulle spalle. Dei brividi mi raggiungono. Come è dolce oggi la padrona! Mi domando se sia il suo stato d'animo o cosa, perché io mi meriti queste coccole. Me le merito? La domanda mi assilla. Con una strana associazione di idee ripenso ancora al mio tormento, allora scioccamente mi dico, no non le merito.
Accidenti! Devo levarmi di testa questa cosa, non posso, non voglio essere distratto ora qui, adesso! Ahhh un capezzolo schiacciato con forza mi aiuta. La padrona si fa largo fra le mie gambe. Sono inebriato dal profumo dei suoi capelli. Dolce! Non lo scorderò. Faccio respiri profondi per assaporare i suoi capelli, mi ubriaco di quell'essenza. Ahh, un morso. I denti affondano nella mia carne, mi sfugge qualche lamento. Sono suo. La spalla, il braccio, il petto, il collo, il mento, i morsi si susseguono. Le carezze successive leniscono questo dolore localizzato. Si allontana da me, torna presto ti prego! Sento un rumore, sta scartando qualcosa. Una caramella? Dopo poco fra le labbra mi porge qualcosa, è un cioccolatino! La mia bocca viene lubrificata dallo sciogliersi del cioccolato. Il rumore di un accendino! E' arrivata l'ora delle gocce di cera. Le attendo, ma stranamente non arrivano. Si è accesa una sigaretta? Non credo non sento l'odore di fumo. Ci vorrà tempo a sciogliersi la cera, non so. Che stimolo delicato! E' una piuma! Mi stuzzica, il petto e scende. All'attaccatura delle cosce, sul mio sesso. Sento di sciogliermi. Ahiiii, punge. Il capezzolo lo sento come trafitto. Cos'è? Penso, è la punta della piuma. No è troppo acuminata, decido per uno spillo. I capezzoli sono punti, ho un poco di paura. Fosse veramente uno spillo! Penso alla mia padrona, sapere che è lei a maneggiare, quello che saprò poi essere un pennino, mi tranquillizza. Le piccole punture mi toccano anche sulle spalle, la pancia, il pube.
Trattengo il respiro sudo freddo sento la puntura sopra i testicoli.
Piccola pausa, la padrona sta cercando qualcosa. Una corda dietro la schiena, sfrega. Sì, mi lega ora! Mi legherà alla sedia? La corda stringe i miei fianchi, la sento scorrere sul mio pene, la cosa aumenta la mia eccitazione, lo starà facendo apposta? Vorrei divenisse duro. Prende una mia mano! Lega le mie mani sul davanti. Sale la mia adrenalina. I polsi bloccati, sono come ammanettato.
Alzati.
Sì padrona. La corda passa fra le mie gambe, fra i glutei. Rimango in piedi, sento le sue mani stringermi, le dita strizzano i miei fianchi. Aahhh un morso. Forse è seduta sulla sedia. Le mani della padrona tastano i miei glutei. Li stringe, li apre. Ho contrazione degli stessi non volute, quasi che il mio corpo si irrigidisse. AAAhhhh, ahhh un morso, il gluteo destro. Stringo i denti. Altri morsi, sento caldo. Cerco di rilassare i muscoli in modo che la padrona trovi più facile la presa con i suoi denti, voglio donarmi a lei nel modo migliore io riesca. La mia schiena si bagna un poco di sudore. I morsi scuotono il mio corpo. Sento le gambe quasi cedere. Mi fa risiedere.
Le mie mani legate poggiano sul mio sesso, con un dito di nascosto lo stuzzico. Sento silenzio, mi starà osservando? Mi fermo. Stringe le mie gambe, la padrona si siede sopra di me. Sento le sue mutandine calde sul dorso delle mie mani. Mani premute dal suo peso sopra il mio pube. Cerco di mettere le mie mani come a volerla proteggere dal mio pene. Si muove, mi stringe. Sento ancora il suo profumo, respiro profondamente, il mio olfatto vuole sentire. Si muove piano, le mie mani si muovono di conseguenza.
Mi sto masturbando dolcemente! Sento gonfiarsi qualcosa... le mie mani si muovono ora non solo grazie alle spinte di lei.
Stai fermo! Si è accorta. Mi raggelo, stavo dimenticando chi comanda il gioco. La mia erezione piano cala, la consapevolezza che la padrona si sia accorta di quello che facevo mi fa riflettere. Se si fosse alzata di scatto e avesse visto le mie mani muoversi e quella erezione "rubata"? Non sarebbe stata contenta, no, credo di no. Abbandono questi pensieri, appoggio la mia testa sul suo caldo petto. Me lo permette? Sì! Mi sento protetto avvolto. Le sue gambe mi stringono forte.
Si alza. Sento un freddo repentino prendere posto del calore della padrona. Mi afferra per le mani legate, mi fa alzare. Immagino la strada verso il divanetto. La seguo bendato. Girati, siediti. Ho paura di cadere, le mani legate non potrebbero salvarmi da una caduta, ma la padrona è lì ad accudirmi! Eccomi seduto sul soffice divanetto. Sulla schiena, dice. Mi stendo, il bacino in alto sollevato da cuscini, la testa più in basso. Mi piega le gambe in modo che le poggi sul divanetto stesso, sul bordo. Sta legando le mie caviglie, sento le mani poi sulla corda che stringe il mio addome. Prima la gamba destra poi la sinistra. Me le fa piegare al petto, il mio ano si aspetta presto delle attenzioni. Mi sento più nervoso delle altre volte. Mi condiziona, forse, il ricordo di quel breve ma intenso dolore che provai la volta precedente. Dolore dato dal fallo di gomma usato la prima volta. Sento le dita, l'olio, ancora le dita, altro olio. Il dito spinge dentro di me. Spingo per allargarmi il più possibile, però forse è come se respingessi. Mi fermo allora. Mi rilasso. Sento un oggetto. Sarà il fallo di gomma già conosciuto? Sarà qualcosa di più grande? Mi si stringe lo stomaco. Ah, ah, ah spinge a colpetti, il buchetto si apre e lo accoglie! Entra. Ahhh il dolore c'è stato, ma più lieve del ricordo. Forse l'oggetto è qualcos'altro di più piccolo. Credo sia qualcosa di più piccolo.
Invece saprò poi essere lo stesso fallo, il muscolo si deve essere un poco abituato! Ahhh, ora mi fa male però! Ora che lo ruota, gira. Entra. Ad ogni sensazione dolorosa istintivamente cerco di stendere le gambe. Non posso ora mi accorgo di come sono legato! Ma l'istinto di stenderle rimane. Quasi che scalciassi sento la corda segnarmi le caviglie, è più forte di me. Una spinta della padrona si traduce in una mia spinta della gamba. La sensazione è che dovrei orinare, come se mi scappasse la pipì! Il piacere supera il desiderio di comunicarlo alla padrona.
La mia domina si adagia sopra di me. Mi schiaccia, mi possiede. Il peso mi fa stringere il buchino, sento maggiormente l'oggetto in me, il fallo. Porta le mie mani sopra la mia testa. Mi sento vulnerabilissimo e protetto insieme. Il piacere sale. Sento un l'affanno di lei ritmato dai miei sussulti. Si rialza, mi tira a sè.
Girati.Sarà difficile per la legatura. Io rotolo su un fianco, posso poggiare a terra solo le ginocchia. I piedi rimangono sollevati per via della corda. Appoggio gli avambracci per spostarmi. Sono in ginocchio, busto sul divanetto. Sento un rumore come di mollette, moschettoni non distinguo bene, non capisco. Sta lavorando sul fallo e la corda che passa fra i miei glutei. Mi spiegherà poi di aver fissato bene il fallo di gomma in modo che non uscisse. Spinge da dietro ora! Io non riesco dal trattenermi dall'ansimare. Sento la padrona poggiarsi su di me. Il suo peso grava su di me, sulle mie ginocchia, mi stanno scivolando, sento l'abrasione della moquette. La padrona si accorge. Mi slega le caviglie, ora non scivolo più. Ahhh, ahhh, spinge a colpi sempre più decisi. Il mio affanno si traduce anche in gridolini. La padrona ansima anche lei. Mi sta travolgendo. Mmmm, mi sento riempire. Il mio sesso sfrega sul divanetto, mi eccita. La padrona ha un lamento di piacere, io sono emozionato. Sono il tuo giocattolo erotico! Si rialza è ancora dietro di me, forse accucciata, la sento respirare con affanno, deve aver goduto. Mmmm, muove il fallo dentro di me, esce ed entra. Lo sento parte di me. Il mio corpo lo accetta. I miei sospiri seguono il ritmo imposto dalla mano della padrona. Ecco, sì, sì. Il piacere sale, sì. Spingo anche io verso la mano della padrona. Mi gira la testa. Mi sconvolge, la schiena si bagna di sudore, sento un calore crescere! Ahh sììì, il culmine del piacere. Con affanno respiro, la poca saliva della bocca mi esce dalla bocca poggiata al divanetto, lo bagno. La padrona continua, sento il piacere calare dopo il climax raggiunto. Non sono più a ritmo, rallenta piano fino a fermarsi. Lo lascia un poco dentro, io non lo sento più. Ahhh lo toglie. Sono spossato, mi sento molle, ma felice. Le dita della padrona mi ispezionano ancora. Sento spingere, bruciare un pochino. Quante dita sono? Mi sento allargare più del fallo! Saprò poi essere state quattro dita. Sento spingere sull'osso, sono rilassato. Piccola pausa e mi fa rialzare. Via la corda dai polsi. Via la cintura, via la benda.
La guardo negli occhi, c'è ancora imbarazzo in me. Ci sediamo di fronte. mi chiede, si sincera della mia condizione. Sono di poche parole, mi sembra di aver perso la voce.
Sei pronto ad essere il mio slave ubbidiente?
La domanda mi coglie di sorpresa, sì padrona. Altra risposta non avrei saputo dare. Nascono dei sorrisi fra me e lei. La padrona quando sorride mi gonfia di gioia.
Oggi farai cose da donna. Cose da donna? Penso io. Cose che credo tu non abbia mai fatto. I miei pensieri si susseguono. Lavare i piatti e panni l'ho già fatto, se mi fa stirare io combino un disastro, quello non so come si faccia! Mi vedo già impegnato in qualche faccenda domestica.
La seguo in bagno. Mi laverai i piedi. Io penso, ma è una cosa da donna? Mi diverte la mansione. L'acqua del bidè è calda, insapono le mani. Lavo, cerco di essere dolce, Penso, me li fa lavare perchè dovrò adorarli? Avrò lavato a sufficienza il piede? Aspetto un suo cenno. Asciugo. Tutti e due i piedi. Rimango accucciato, lei alle mie spalle in piedi. Io non la vedo. Si sfila le mutandine, sento il rumore. Ora mi farai il bidè, o qualcosa del genere mi dice, ma io ero già con la mente sul da farsi che non ho distinto le parole. Già questa cosa non l'ho mai fatta. Spero di non essere brutale. Si siede sul bidè, io in piedi. Insapono le mani. Allungo la mano, fra le sue cosce, non so dove guardare. Accarezzo il pube, i peli gonfiati dalla schiuma. La mia mano impertinente scende fino all'ano. Cerco di insaponare bene, nello stesso tempo ho paura di soffermarmi troppo. Quanto posso spingere la schiuma dentro? Il mio imbarazzo mi toglie la parola. Sciacquo delicatamente. Sciacqua bene, altrimenti il sapone mi irrita, mi dice. Col palmo raccolgo l'acqua che posso e bagno la padrona. Passo il telo ad asciugare. Penso sia finito il mio servizio, le cose "da donna". Invece no. Ora prova macchinetta, mi dice divertita la padrona. Io non capisco. Mi mostra una macchinetta per la depilazione. Depilerò le gambe della padrona! Torniamo sul divanetto, ora è lei a stendersi.
Passo minuti concentrato alla ricerca di questi peletti, lei usa una lima per curarsi le unghie delle mani. Le gambe mi sembrano già lisce, ma ne vedo alcuni piccoli corti, mi impegno. Sono un po' distratto però dal sapere che la padrona è senza mutandine. Appena alzo lo sguardo... vedo. Mi emoziona la vista del suo sesso così vicino. Non so se lo abbia fatto apposta per mettermi alla prova. Mi cade ancora lo sguardo lì, vedo le grandi labbra. No dico, non devo guardare. Torno ai peli, ma nella ricerca, sposto le gambe e a tratti la posizione è molto "aperta" di fronte a me. Se solo potessi toccare, baciare, leccare là in mezzo alle cosce. La macchinetta mi vibra in mano, il rumore riempie la stanza.
Ora serve un massaggio dopo la depilazione, penso. L'ordine arriva presto.
Prendi la boccetta che c'è in camera mia. Corro. Mi soffermo sui piedi doloranti della padrona, le scarpe e il ballo hanno fatto male a quei piedi che conosco. Olio di mandorle dolci, mi impegno per un massaggio dolce e rilassante.La padrona vuole che salga fino la vita. Le mie mani toccano i glutei morbidi per la prima volta. Le mie mani allargano le natiche, vedo anche il buchino, vedo quanto non immaginavo di poter vedere. Abbassa la luce mi dice. Io cerco subito il reostato della lampada, ecco ora la stanza è illuminata da luce soffusa. Continuo a far cadere olio sulla padrona, le mie mani scorrono bene così unte. Cerco di scaldare dove sento la pelle fredda. Salgo anche sulla schiena e le spalle. La padrona ora è nuda. Mettiti sopra di me, scaldami, sento freddo. Siamo pelle contro pelle, io la sua coperta calda. Poggio le mie guance bollenti sulle sue spalle, prima da un lato poi dall'altro. Vedo il suo collo. Stranamente invece di eccitarmi sento di volerla proteggere, scaldarla. Vorrei baciare quel collo segno di un affetto che sento ora, ma non posso.
Sei stanco?
Ti addormenti?
No... padrona. Penso, il massaggiare mi ha rilassato, mi ha rinvigorito.
Andiamo avanti? Mi chiede.
Io sì padrona.
Bene.
Lei si gira, io rimango inginocchiato fra le sue gambe, la vedo davanti a me in tutto il suo splendore. Riprendo a massaggiare le gambe. La padrona sta fumando ma si abbandona alle mie mani, tanto che le cade il portacenere di vetro che si frantuma a terra. Metteremo a posto dopo, le sue parole. Corro a cercarle un altro portacenere, eccolo. Riprendo il massaggio a salire, le ginocchia, le cosce. L'attacatura delle cosce.
Carezza anche qui.
Con la mano mi mostra il pube.
Devi cominciare a conoscerla, accarezza le grandi labbra poi vai verso l'interno.
Il cuore mi esplode, fuori di me cerco di rimanere calmo, dentro un subbuglio. Quello che avevo sospirato minuti prima si avvera! Le mie mani accarezzano l'esterno delle grandi labbra, cerco di essere lento. Mi soffermo con una mano prima da un lato poi l'altro. Le mie dita scorrono piano. Voglio far crescere l'eccitazione piano. Apro le labbra, le mie dita carezzano l'interno delle grandi labbra. Le due mani aprono le labbra, vedo brillare l'interno già un po' lubrificato. Il dito si dirige verso il mezzo. Liscio le piccole labbra, salgo, sfioro solamente il clitoride. Lo sfioro con la punta di un dito. Continuo, il mio dito entra, sente il calore della padrona, sente il bagnato crescere. Tocco l'interno. con il medio stuzzico l'interno e con l'indice stuzzico il clitoride. Muovo ruotando il clito. Entrano due dita, sento l'eccitazione della padrona salire.
Usa la tua lingua, gioca col clitoride. Aspettavo solo questo ordine, per tuffare la mia faccia fra le sue cosce. Passo la lingua lungo tutta l'apertura. Il sapore della padrona è sublime. La punta della mia lingua cerca il clito, mi aiuto con le dita, tiro la pelle. Gioco col clito, lo sento sotto la mia lingua. Succhialo, tiralo anche con forza. Sì, ecco. Lo succhio, lo faccio passare vicino ai miei denti, stuzzico così. Succhio, lecco. Ora la mia bocca, la mia testa si muove. Anche il bacino della padrona ha sussulti, si muove, cerco di non perderla anche se si allontana, mi spingo sulle punte per essere sempre attaccato. Più sotto. La padrona alza il bacino e mi offre tutto il suo tesoro. Io affondo la lingua dentro il suo sesso bagnato, il più possibile, spingo la faccia quasi a volerle entrare. Il mio naso preme sul monte di venere. Lecco il buchino, il naso preme sul cilto e più in basso, trattengo il respiro, vado in apnea per donare tutto il piacere che posso. La mia lingua risale, ora mi aiuto anche con le dita,lecco il clito ed entro con un dito. Sono preso da foga ora, vado sempre più veloce, la mia lingua cerca di essere veloce. Un mio dito, senza pensarci, con incoscienza, entra nel suo buchino.
Quando mi accorgo, aspetto un suo rimprovero, non c'è. Continuo a leccare. Muovo il clito, destra, sinistra veloce. Il dito nel suo ano si spinge oltre.
Tira via il dito, mi dice. Lo levo. La mia faccia è tutta bagnata dai suoi succhi. Il mio mento si spinge quasi ad entrare, uso la lingua e tutto il mio viso per muovermi dal basso all'alto, premo sul clito.
La padrona sussurra sì, bravo, mi sprona, continuo.
Il suo bacino si anima. Stringe le sue gambe sulla mia testa, non sento più nulla, sono stretto nella sua morsa, ma non mi fermo. Continuo, continuerei per ore, solo lei può fermarmi.
Sento le vibrazioni del suo piacere, mi fa impazzire. Mi chiama per nome.
Basta, mi dice. Io rallento, rallento.
I miei occhi vedono ora tutti i suoi succhi che bagnano tutta la zona. Vedo quel dolce liquido biancastro inumidire anche l'esterno della vagina, sulle labbra. Passo la lingua piano, le lavo con la mia lingua, un secondo bidè più dolce. Ma appena passo vicino al clito, vedo vibrare il suo corpo, l'eccitazione è ancora alta, cerco di rispettare il suo ordine di fermarmi e lavare solamente con la mia lingua.
Bravo.
La sua voce, dolce, una dolcezza sublime data dal momento.
Continua col massaggio.
Rifiato, prendo altro olio. Il massaggio riprende lento. Prima l'addome, poi il petto. Seguo i suoi consigli per massaggiare i seni. Stuzzico i capezzoli. Soffio anche lievemente sopra, vedo i capezzoli inturgidirsi. Li stringo dolcemente fra le mie dita, senza strizzare. Ora il collo, la nuca. Le spalle. Una coperta ora aiuta a tener calda la padrona. La protegge anche dal mio corpo. Con le mie mani carezzo il suo viso. le dita passano sulle guance, le tempie, il naso, le labbra. Proseguo sulle braccia, massaggio le mani. Le scaldo, la sento fredda mi dispiace. Il massaggio è terminato.
Con un sorriso mi dice che ora la "conosco bene".
Già, la padrona ha permesso questa mia esplorazione.
Sento fiducia nei miei confronti.
Vai a prendere il battitappeto per pulire, dietro la porta della stanza accanto.
Mi rialzo.
Vado a prendere l'elettrodomestico e pulisco a terra dai vetri e la cenere.
Rimetto tutto a posto. La mia padrona si nasconde sotto la coperta in ricerca di calore. La vedo contenta, soddisfatta, mi sento realizzato a vederla così. Si è fatto tardi, sono quasi cinque ore che siamo in quella stanza.
Vieni qui. Mi toglie il collare. Vatti a rivestire.
Prima mi lavo un poco il viso e le mani, anche se il profumo che mi ha lasciato lei, non lo vorrei leva
re!
Quante emozioni, sensazioni si sono susseguite oggi! Questo dicono i miei occhi riflessi nello specchio del bagno.
Mi rivesto. Torno da "Zenha", lei si è rivestita della sottoveste.
Purtroppo abbiamo poco tempo per parlare, il treno non aspetta. Ma una frase veloce mi riaccende le emozioni. Un master mi ha chiesto un possibile incontro a quattro. Io rimango in silenzio.
Gli ho detto che non sei ancora pronto. Non ti spaventare, ne parleremo. Si riveste per accompagnarmi. L'emozione è duplice. Le parole "ancora pronto", sottintendono che potrò essere pronto, cioè che intravede in me la possibilità concreta di una mia crescita come slave. Poi la mia mente ricorda quanto sia stato agitato la prima volta con lei, mi chiedo chissà in un incontro a quattro! Conoscere un master e la sua slave! Da un lato il timore per la situazione. Ma lei mi assicura, non si farebbe comunque nulla di più di quanto già abbiamo provato. Forse è per questo che non sono pronto, ho ancora da imparare. Dall'altro lato sento che avrei un senso di competizione con l'altra slave. Voler essere migliore, non so se è un pensiero giusto, ma questo sentore ho avuto in quei secondi, minuti che ho trascorso ancora con "Zenha", sulla sua auto alla volta della stazione.
Due baci veloci e rieccomi sulla prima carrozza, seduto vicino ad un ragazzo di colore che dorme. Io non riesco di sicuro a leggere il romanzo che mi sono portato dietro.
Comincio a scrivere, quello che sto concludendo ora. La biro scorre veloce sui fogli a quadretti che ho nello zaino. Per quasi due ore ininterrottamente scrivo.
Agli occhi degli altri passeggeri sembro mosso da una formidabile ispirazione, in realtà è l'energia che mi dona "Zenha", la mia padrona.

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