Hanno condiviso le mie parole

venerdì 27 gennaio 2012

ROMEA


Quante volte da ragazzina mi mettevo davanti ad un foglio bianco e rovesciavo lì sopra tutto quello che non riuscivo a dire, mille emozioni forti, talmente forti (belle o brutte non importava) ma forti che dovevo in qualche modo fare uscire da me, e scriverle mi faceva stare meglio, era come liberarsene, come aprire la gabbia di quelle farfalle, e vederle volare via.
E questo è continuato da grande , in quante occasioni.. come quando temevo di non riuscire ad affrontare una gravidanza, il panico di fronte al pensiero di non essere capace di fare la mamma, di deludere i miei figli, ma chi era vicino a me non lo avrebbe capito, il mio panico era solo mio, perché a 30 anni non ci si può permettere di essere pieni di paure (mi dicevo e mi dicevano).
Ma le paure restavano e restano…. Ci sono a 30 a 40 a 50 anni. E' nel DNA forse, un regalo dei miei genitori ignari di quel dono, che avrebbero volentieri fatto a meno di darmi.
Come l'arrossire...quanto mi faceva stare male da ragazzina!! Non ..non riuscire a controllare le emozioni e rendersi conto che quello che provavo mi si scriveva sul volto!!! Quanto mi sono sforzata , e mi dicevo: da grande non mi succederà.... i grandi non arrossiscono, i grandi non tremano e invece.....
Perchè ti dico queste cose? non lo so, sono andata a fare una passeggiata con i bambini prima, in bici, e inevitabilmente ripensavo a quello che dicevamo, a quello che dicevi tu.
Mi chiedevo se quelle email che parlano di te, del tuo passato, dei tuoi “desiderata” le mandi a tutte le donne che conosci in chat.
Mi chiedevo perchè ho così paura di perdere le tue parole, sapendo che le devo perdere prima o poi, o forse è proprio quello che le rende così.. la consapevolezza che prima o poi finiranno.. come la vita stessa, perchè ci attacchiamo così alla vita? Perchè sappiamo che ha un inizio ed una fine, e la nostra morbosa voglia di vivere è proprio legata a quella consapevolezza.
Se non ci fosse una fine non l'apprezzeremmo, forse....chi lo sa.
Sempre domande, mille e piu' domande, alle quali non so rispondere.
Come il chiedermi..cosa c'è in te che mi disorienta? Cosa....? A volte parlare con te..mi sembra di ascoltare una vecchia canzone di De Gregori ricordi "Titanic"? E' un pezzo con una melodia allegra anche se parla di una tragedia e se la ascolti bene, la parola che è il fulcro di quella storia lui la dice tante volte, in occasioni diverse "ghiaccio", ghiaccio, la causa della tragedia...una parola che è il centro della canzone. E tu , la tua
parola è "piacere", il piacere. Perchè? Perchè mi racconti di storie di sesso, di passioni di orgasmi difficili da raggiungere. Perchè ti descrivi sempre come un grande amatore? Che cosa sai di me che ancora io non so, che cosa mi faceva venire voglia di fuggire da te? Credo il non riuscire ad essere io a controllare te, il fatto di non essere io a tenere la punta del fioretto contro il tuo petto, ma tu contro il mio..vedi quante idee confuse. Scrivo e non so il perché… forse perché so che sto fuggendo, forse perché so che sono perduta dietro a te… Forse non mi leggerai più o forse tornerò un giorno per dirti che sono pronta…..

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