Mi sono addormentato come un angioletto: mia figlia tra le braccia, lei alla quale dovevo raccontare l’ennesima favola delle avventure di Tommy e che vedendomi stanco, sentendo la mia giornata di lavoro ha deciso di essere lei la narratrice riprendendo lo spunto di mille favole raccontate prima di farle chiudere gli occhi. E’ stata lei ieri sera ad accarezzare i miei capelli e a farmi sentire protetto tra le sue braccia, tenendo le sue manine strette tra la mia. Mi perdonerai se non sono riuscito ad essere in chat come avevo promesso e soprattutto come io ti avevo chiesto.
So il lavoro che hai, mi hai detto niente chat per dieci giorni ed io ti avevo chiesto di esserci, di condividere con me un pezzo di notte. Crollato come un cucciolo, non sopporto più la fatica come una volta: si vede che la vecchiaia avanza o si vede che non mi rendo conto di quanto la fatica diventi cosa ordinaria. Quarantanove anni ed una bimba di quattro… difficile vivere in due così, fare da padre e fare da “mammo”.
Scriverti….. a te che non riesci a leggere il mio racconto. Mi chiedevo il perché della tua incapacità. Immagino quanto sia il piacere tuo della lettura, di conoscerla e di apprezzarla. Non ti chiedo perché, rientra in quella volontà di non tentarti e di non portarti a dire cose che non vorresti dire.
Mi trovo in difficoltà, ma so benissimo che devo saper usare non tanto le armi quanto la consapevolezza di questo momento, la tua fragilità, il tuo essere vulnerabile. Quante volte ti ripeto che devi viverlo il tuo momento, quante volte mi dico.. lasciala stare, lasciala volare come farebbe una farfalla, lascia che nulla possa essere di disturbo, che nulla possa togliergli il piacere di vivere la storia che lei ha costruito con pazienza.
L’elastico che si tira, l’elastico che si allenta, l’elastico che si tira ancora ed io a fare da spettatore, a guardare, volendo essere impotente perché sono consapevole che estorcerei e che non guadagnerei un piacerei, no… non guadagnerei, non è termine esatto, che io permetterei di far vivere, nel modo e con i mezzi che io desidero.
Eppure quel Demone perverso che ogni tanto gioca a carte con me dice…. Fallo… tentala… provoca la sua mente, piegala come tu sai fare, rendila pazza come tu vorresti renderla….
Un Demone malvagio, subdolo che non ammette tentennamenti…. E’ un buon giocatore di carte ed ha una fortuna spacciata, giocare con lui e vincere è sempre un’impresa ma non impossibile. È un maledetto Demone che viene a chiederti di giocare a carte con lui anche nei sogni… ti tenta, ricorda la tua dolcezza, il piacere della tua voce che si fa docile, quei sì strisciati e soffiati nel cellulare e te li fa passare come invocazione del piacere e dell’abbandono. Ed io che lo guardo freddamente, sfidandolo ancora, tenendogli testa e leggendo le sue carte.
Ieri mi hai detto, non sono una donna magnifica e splendida. Se non lo fossi, Gabriella, non starei qui a scriverti, se non sapessi ciò che sei in grado di offrire non perderei tempo con te, non vorrei parlarti. Se non fossi essere di valore dalle ali di cristallo non avrei mai tentato la tua mente, non avrei mia voluto tenere la tua mente tra le mie mani e sentire come profuma di desiderio.
Lo sei, mia dolce attrazione, lo sei. È la tua intelligenza, il tuo modo di parlare, semplici tratti delle tue parole, il tuo modo di rivolgerti in francese a Eleonora, il tuo assaporare lo stesso suo biscotto come se fossi bambina tu stessa, come se fosse una richiesta l’essere guidata, l’essere curata non nell’educazione ma nella tua formazione di donna, di femmina.
È difficile non starti vicino, è difficile non avere il desiderio di prendere il telefono e chiederti cosa stai facendo, ascoltare la tua voce solo per essere appena soddisfatto di quello che nel momento stavo pensando. Tentarti. È difficile non tanto il non farlo, quanto il capire quale potrebbe essere il mio tentarti. Le parole? Le emozioni, indurle, provocarle, fartele desiderare? Lo sai anche tu quanto sia difficile ed a volte mi sembro talmente ebete che spreca le parole tanto cerco di sforzarmi a non voler essere esecutore di quei pensieri che il Demone perverso induce.
So solamente una cosa Gabriella. Io non voglio perderti. Qualunque cosa tu voglia decidere, non sentirmi, evitarmi, chiedermi di scomparire, sublimarmi e diventare etereo, qualunque tua decisione io la rispetterò come il tuo essere non richiede ma esige. Qualunque tu decisone mi proporrai o mi vorrai imporre, per il tuo bene, sarà rispettata. Non chiederti se ne soffrirò o se sarà delusione. Non è delusione è capacità e desiderio di aspettare, di attesa perché tu possa vivere, vivere ciò che più desideri.
Ricordi il tuo messaggio di sabato. La persona giusta al momento sbagliato. Non crucciarti per il momento sbagliato. Il momento a volte può essere una porzione di tempo infinitesimale, a volte durare una vita. Non è questo il cruccio. È il momento ed i momenti passano, come passa senza fretta la nostra vita. Semmai è quel “la persona giusta” che non ti porterà a perdermi. È l’essere consapevole che io lo sono. Non il momento ma la persona. Ti ho scoperta e non ti abbandono Gabry. Qualunque decisione tu voglia prendere.
Dici che uso le parole come armi, che me ne impossesso quasi a volerne fare delle chiavi che aprano porte inviolate. Forse, probabilmente è così, ma credimi diventerei muto se questo potesse servire perché tu possa avere la felicità del desiderio che hai scoperto dentro ti te.
Un bacio, piccola luna.
Dr. Faust, Giugno 2004
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