Spesso confondiamo quella che è semplice passione, phatos, con l'amore, con quell'Amore scritto con la lettera maiuscola. Ho sempre detto a me stesso che avrei saputo riconoscere passione da amore, che ne ero ben consapevole delle differenze; ma le buone intenzioni non hanno mai regalato frutti preziosi. La passione nasce in un lampo, ti infiamma, ti brucia come fuoco di catarsi, ti porta via rapidamente, inseguendo le emozioni e l'istinto. L'amore ha bisogno di tempo, dei suoi tempi, della sua lentezza, dello scegliersi, compararsi, confrontarsi, giudicarsi. Quello che la passione accetta ora, domani diventeranno insopportabili difetti, quello che l'amore scegli oggi sono modi di essere, caratterizzazioni che sopportiamo ancor più domani come se fossero pregi. L'amore è dare senza avere nulla in cambio, è rendersi disponibili per l'altro. Un esempio? L'amore tra madre e figlio, tra padre e figlio. I genitori ameranno sempre e comunque quel figlio, anche se darà loro dispiaceri, anche se non sarà riuscito a dare le soffisfazioni sperate... perchè è amore, senza chiedere a lui nulla in cambio.
La passione ti brucia, è rapida, fulminea. A volte è lenta, proprio per l'incapacità di usarla, di cibarsene come passione vorrebbe, come se la bocca insaziabile della passione fosse sempre aperta e spalancata, pronta ad ingoiare e divorare. La passione lenta è quella fatta di incontri salutari, di quella lontananza che aumenta il desiderio e lo porta allo spasimo, trasformandolo in quella che per similitudine io chiamo la "catasta del carbonaio". Egli ammonticchia lentamente una alta catasta di legna e poi la copre con paglia, e fango e gli da fuoco, dal basso. Essa brucia lentamente con un misero pennacchio di fumo, brucia e consuma l'anima di quel legno, lasciandolo carbone. Un fuoco lento e devastante come lo è la passione che non riusciamo a vivere da cannibali nei tempi che l'istinto ci chiede.
Ho trovato per caso questo scritto, vorrei che potesse leggerlo e chiedervi: la mia è passione o amore? Sarete così coraggiosi da chiedervelo e da rispondervi?
La passione può essere considerata come uno degli ingredienti principali delle fasi iniziali di una relazione d'amore?
È possibile che possa trattarsi di un'emozione che - nel perdurare della relazione - viene poco a poco sostituita da un sentimento più simile all'affetto?
Nulla di tutto ciò: 'passione' deriva dal latino 'passio', che significa 'sofferenza'. Questo indica che - solitamente - la passione è considerata un'esperienza umana più dolorosa che piacevole, in quanto la passione è un fuoco che il più delle volte divora e distrugge non solo la coppia, ma anche gli individui coinvolti. Nel senso che, quando questo fuoco divampa, non si pensa più né a se stessi, né al proprio partner, ma solo a ricercare il piacere lasciandosi alle spalle cenere. Non a caso, le grandi passioni - quando terminano - lasciano un vuoto interiore enorme, tutto è distrutto, al punto che anche i ricordi dei momenti felici vissuti diventano terra bruciata.
La passione non riguarderebbe esclusivamente l'interesse per il corpo dell'altro, ma le 'vere passioni' hanno anche - e soprattutto - un coinvolgimento mentale: si vuole tutto dell'altro, quasi la vita stessa. L'oggetto della passione è, di solito, esclusivo: lo si vuole possedere per sempre. La passione diviene quasi un incubo, sia per chi la vive sia che per chi la subisce. Infatti, la parola ha anche una radice etimologica interessante per il nostro discorso: 'passività'. Chi vive questo intenso trasporto emotivo, quindi, sarebbe come schiavo delle sue pulsioni e dei suoi desideri.
Si pensa che il passionale spesso viva in una situazione estrema: il piacere sessuale, la gioia e il dolore accesi dalla passione, non possono conoscere le mezze misure, tutto è vissuto in modo estremo, irrazionale e quasi istintuale. Addirittura, nell'atto sessuale c'è quasi la volontà di incorporare l'altro, in un intenso momento di fusione, il piacere si sviluppa dall'istinto non controllato.
Un luogo comune vuole che le grandi passioni non durino: in effetti, spesso questi rapporti terminano improvvisamente per motivi anche futili. Peggio ancora: quando al termine di un 'rapporto passionale' la motivazione alla vita risiede solo nell'altro, l'interruzione dell'unione lascia venire meno il significato dell'esistenza, producendo la tragedia. Nei caso meno drammatici, le passioni terminano perché la tensione è talmente alta e la passione così insostenibile e dolorosa, che la sofferenza supera il piacere di stare con la propria 'ossessione'.
Questo modo di descrivere la passione, è dettato dalla visione negativa di una società come la nostra, appiattita dall'uniformità. Oggi si favorisce la prudenza, la tranquillità e il controllo, mentre la passione è ribellione. Nonostante la sessualità sia più libera, la passione amorosa è considerata come irrazionale, perché ubbidisce a un bisogno individuale, proiettando l'individuo fuori dalle regole morali e dall'ordine, dalla sottomissione ai doveri. La passione va invece recuperata: è energia mentale pura, istintuale ma vitale, è divenire, è crescita interiore nell'unione con un altro essere, è esperienza e scambio relazionale. La negatività della passione deriva solamente dalle costrizioni morali e sociali che le impediscono uno scorrere fluido. Per quale ragione, invece di censurare la passionalità di una relazione, non ci chiediamo perché solo gli artisti e gli scienziati abbiano - almeno apparentemente - il diritto di essere passionali? Perché la passione è indispensabile alla loro attività, è lo stimolo e la via per scoprire nuovi orizzonti.
La passione non deve spaventarci! Impariamo semmai a gestirla, innanzi tutto lasciandola scorrere dentro di noi. Se è piacere, come è piacere l'erotismo, non può esserne esclusa: partendo dal corpo, è un'emozione che contribuisce a farci stare bene, soprattutto.
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