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venerdì 27 gennaio 2012

SILLABE

Non l'ha perdonata, e come potrebbe?
In lei c'è come un'anima dannata.
Quel suo esserci senza esserci.
L'ha tradito, ingannato, umiliato. Gli ha fatto credere di essere parte della scena. 
Di un'altra vita, che invece non c'era. 
Non l'ha perdonata, ed è quella la sua punizione.
Lei lo sente, quel rancore sottile, quell'ansia nella voce quando lo ascolta, talvolta, che è fiato di animale ferito.
Non c'è tempo che basti, per il perdono.
Le ha negato e le nega la pace, ed è quella la sorte che le ha imposto.
Lo sente di notte. Al buio, nel ricordo. Distrattamente.
Come una gemma di malattia ai lati della bocca.
Lui ha un'altra donna, un'altra vita. Ma il suo rancore germina silenzioso all'ombra delle sere.
Lei lo sa, lo sente.
In quell'assenza di pace, velata dal silenzio, c'è il destino a cui lui l'ha consegnata.
Fiorisce, come un morbo, tutte le volte che pensa a lui, anche di sfuggita.
Ritorna, recidiva, persino nelle sere della gioia, come un monito.
Glielo direbbe, glielo vorrebbe dire.
Perdonami.
Ma non glielo sa dire.
E' quella la sorte a cui lo ha consegnato.
La sorte di odiarla per sempre, perfino di sfuggita, finanche all'ombra della gioia e nella distrazione dei ricordi.
Persino contro la sua stessa volonta'.
Come un gemma di malattia, un'offesa ancora.

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