Mi spoglierò al cenno del suo sguardo e m’incatenerà. Sarà il principio di un'iniziazione graduale ma severa, sino all'esaltazione del suo trionfo finale sul mio corpo e sulla mia volontà. Venererò la sua Maestà, la supplicherò di abbracciarle le caviglie e le ginocchia, di poterla ammirare, accarezzare, servire. Sarò lo schiavo che l’aiuta a calzare e ti sfila gli stivali, mi userà come scendiletto, tappetino da calpestare all'uscita del bagno. Le sue lunghe calze saranno per me sciarpa e perizoma, i suoi slip, bavaglio ai miei mugolii di dolore o di piacere. Porgerò la schiena come sgabello per il suo riposo. M’insegnerà tutti i modi di servirla, mi domerà come un puledro ribelle, mi cavalcherà, mi frusterà, mi aggiogherà, mi trascinerà al guinzaglio, spezzerà e punirà ogni mia resistenza, mi obbligherà a chinare il capo, mi calpesterà, mi schiaccerà il collo, il petto, l'inguine palpitante sotto il suo tallone di vincitrice, mi costringerà a implorarla e godrà delle mie umiliazioni, farà di me il suo animale da soma o da compagnia, al suo servizio come e quando meglio vorrà, sempre nudo al suo cospetto, completamente inerme, assoggettato ai suoi desideri, anche ai più nascosti e perversi. Mi guiderà alla ricerca del suo piacere, come un mezzo privo di volontà propria, condotto dalla sua mano. Sogno di prostrarmi al suolo, la testa calcata dal suo piede, per adorare il suo corpo divino che sboccia dagli stivali, orgoglioso come un turgido fiore tropicale, e torreggia su di me, tappeto di carne steso al suo servizio. Offro le mie nudità ai colpi del suo scudiscio, magistralmente assestati, e agli altri strumenti delle tue punizioni. M’innamoro dei suoi piedi divini dalle lunghe unghie laccate, che giocano e mi frugano senza riguardo per sollecitare ripetuti tributi di omaggio, baci, segni di sottomissione. Striscio sotto di lei, le bacio gli alluci e le altre dita, ad uno ad uno, i talloni, le caviglie e le piante, li adoro, supplico che passino su ogni parte del mio corpo. Mi eccita e mi tormenta maledettamente il pensiero della mia sovrana che n’incatena nudo, m’impone il collare e il guinzaglio, mi costringe a piegare la schiena, mis trappa gemiti e implorazioni di pietà col suo nerbo, mi obbliga a strisciare sotto di lei come un verme, a gettarmi ai suoi piedi per baciarli, lambirli e subirne il dolce peso sulle mie membra, mi calpesta, affonda in me i tacchi dei suoi stivali, mi prende con qualsiasi strumento, ride dei miei imbarazzi e vergogne. Mi svuota di tutte le mie energie, mi rende esausto e passivo alle sue voglie. Mi strappa urli di dolore mescolati a gemiti di piacere. Il mio corpo non ha segreti per lei, viola ogni mio pudore, mi forza ad aprirmi, mi fruga, mi penetra con i suoi strumenti.
Torre Severa, 2005
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