Gente alla ricerca, gente che aspetta, gente che presa dalla necessità di comunicare direbbe qualsiasi cosa.
Gente che soffre, e trova il modo di distrarsi dalla propria sofferenza, gente che aspetta, che si illude, gente crudele, che approfitta della maschera per prendersi gioco delle altre maschere. Gente paziente, che è consapevole di essere in un mondo fittizio e ha trovato la ricetta per non dargli peso.
Gente che vaga, come un’anima in pena, inquieta, ed impaziente di trovare qualcuno che la liberi di ogni peso.
Mondo virtuale, illusorio, fittizio, ma tanto attraente.
Siamo noi stessi a decorarlo, è la nostra fantasia a renderlo variopinto, e sono le nostre angosce a renderlo tanto banale, perché si ha paura, paura anche solo di dire la propria opinione, o paura di accorgersi di non averne una.
Lo chiamano “mare” di informazioni, io non oserei sminuire tanto il mare, ma se dovessi farlo lo descriverei così: un mare grigio, con chiazze di petrolio che non si dissolveranno mai, un mare in tempesta e allo stesso tempo liscio come uno stagno d’acqua rafferma. Vi sono delle piccole isole però, come ovunque; e i pesci che le nuotano intorno non sono tutti gli stessi. La gran parte nuota in un branco, verso una direzione, e si lascia trasportare dalle correnti. Altri invece sono più vispi, più indipendenti, evitano le grandi masse e cercano la loro via tra le acque più profonde. A volte alcuni di questi pesciolini intraprendenti si incontrano, si avvicinano, fanno magari anche un breve percorso insieme, altri si trovano e danzano il loro incontro per poi separarsi con la certezza di ritrovarsi un giorno, in questo grande mare.
Amantea, Agosto 2003
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