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domenica 29 gennaio 2012

PSICHE



L'angoscia e il rapporto sessuale Nello stesso seminario Lacan intreccia desiderio, godimento ed angoscia e tocca necessariamente la questione della sessualità, soprattutto la questione della sessualità maschile, cioè fallica. A questo proposito nota molte cose interessanti: definisce l'orgasmo, ad esempio, come il massimo del godimento proprio perché si accompagna alla certezza della fine dell'angoscia. L'orgasmo viene considerato come ciò che comporta il massimo della soddisfazione non per la quantità di piacere che produce, ma perché si accompagna alla certezza che l'angoscia ha fine e che questa fine coincide con la detumescenza del pene-fallo; il fallo che viene a mancare lo scrive -phi.-phi è un resto che rivela un'assenza, una mancanza; l'esaurirsi dell'orgasmo, dice Lacan con una bella metafora poetica, mostra un'assenza simile a quella che rivela la sabbia quando il flusso marino si ritira. Non c'è rapporto sessuale perché non c'è medium del rapporto sessuale: dovrebbe esserlo il fallo, ma ogni orgasmo mostra solo la detumescenza del dopo, il lato tra il patetico e l'angoscioso della furia del godimento. I due partner sanno dell'impossibilità di tenuta in erezione del fallo e quindi che un rapporto sessuale riuscito, in cui il fallo non ceda, non venga meno, è impossibile; è proprio questo che spinge a ripetere la prova, a reiterare lo scacco, il fallimento, l'assenza. Quello che ha di mira il desiderio si rivela alla fine proprio il pene rammollito, non più tumescente, il fallo negativizzato, -phi, appunto. In questo senso si prospetta un'economia psichica in cui il desiderio ha come obiettivo non la potenza fallica, ma quanto di essa resta dopo un solo attimo di splendore: un pene flaccido. E' un'economia libidica fondata sullo scarto, sulla mancanza, sull'assenza, sul venir meno dell'oggetto fallico.

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