Hanno condiviso le mie parole

sabato 28 gennaio 2012

TRANNE IL NERO


Seduta al tavolo, Carla rigirava le matite colorate tra le dita, matite ormai consumate, quasi mozziconi, tutte tranne una, la nera, questa stava dritta nell’astuccio cilindrico con la punta spezzata, nuova, perfetta, mai usata, a fianco un quadernino, con la copertina ondulata, fermato da un elastico ormai usurato dalle mille aperture, era rigonfio il quaderno, di parole, disegni, fogli, come il diario di una bambina o come il diario di chi ha molto vissuto…Prese la nera, era la prima volta che la tirava fuori dall’astuccio, le era stato detto : “ho spezzato la punta, così non farai i tuoi disegni cupi”. Sentiva sotto il polpastrello le schegge del legno e quasi le conficcò nella carne, tanto per riuscire a sentire un dolore.
“Carla? Dove sei?” “Sono qui qui caro, non ti ho sentito arrivare…” con movimenti lenti prese il quaderno e le matite e rimise il tutto nel cassetto della scrivania. Tanto lo sapeva che il marito ormai rassicurato dalla sua presenza non sarebbe neppure entrato in studio. Accese il PC , aprì Word e iniziò a scrivere
“Carla? Ma cosa stai facendo?” - Sergio, il marito, si avvicinò silenzioso alle sue spalle - “sto scrivendo caro, scrivo un racconto” “ ma che dici? Un racconto? Tu? Ma per piacere! Ma cos’è un’altra delle tue idee strane? Senti, chiudi tutto, sono le sette, ci aspettano Paolo e Franca per un aperitivo, poi andiamo al cinema, contenta?” 
Carla fissava il monitor e rilesse quello che aveva scritto fino a lì.
Non era un racconto, ma una lettera, una lettera che lei stava scrivendo da molto tempo, sempre interrotta, una lettera ad un uomo che non l’avrebbe letta mai, una lettera che iniziava con :
"Caro amore mio…"
Carla chiuse gli occhi, non poteva far vedere le lacrime, ma queste scivolavano lente, lasciando strisce salate sulla sua pelle fino al collo “ Carla! Ma si può sapere che hai oggi? Ma vai dal medico, fai qualcosa! Sei depressa! Insopportabile! Ma è la menopausa? E chi ti regge?”
"...L’aveva seduta sul letto, accarezzata come un oggetto prezioso, le aveva donato due bellissime sciarpe di seta, con i colori delle foglie d’autunno dei boschi che lei amava tanto… poi l’aveva bendata, spogliata, accarezzata, cosparsa di crema profumata, le aveva fatto assaggiare, a piccoli morsi, dei cibi che lei amava… “ li riconosci?” Poi aveva preso le sciarpe e le aveva legato le braccia dietro la schiena, facendola poi alzare in piedi “ resta lì !” era un odine? Una preghiera? lei non lo sapeva, ma restò immobile cercando di vedere con la mente quello che ai suoi occhi era celato…Poi arrivò alle sue spalle, la fece sdraiare e le disse “esprimi un desiderio”...Ricorda ancora il suono della sua voce, ricorda ancora il gelo nel suo cuore, un desiderio? Lei non aveva desideri, lei sapeva solo regalare parti di se, ma non aveva desideri.
...“Carla! Dimmi un desiderio! E’ lì, lo so. Devi solo dirlo, dimmelo!” Più lui chiedeva e più lei cadeva nel nero, più cercava di parlare, più l’afasia la soffocava”…
Allora lei disse : “toglimi la benda, slegami, voglio guardarti negli occhi, toccarti” 
“E’ questo che vuoi? È questo che veramente vuoi? E ci voleva tanto?"
La mano di Sergio che le toccava la spalla la riportò alla realtà. “ora basta! Spegni questa maledetta macchina, vado a farmi una doccia, voglio trovati pronta tra 20 minuti”
VOGLIO
Ecco, le era facile, esaudire i desideri, sorridere, recitare un ruolo... “ Ti insegnerò a sognare Carla, tu non lo hai mai fatto, sognare, desiderare, non sai neppure cosa voglia dire, hai piedi attaccati al suolo, ma ci penserò io a farti staccare l’ombra da terra… devi solo fidarti di me, del mio amore, ma lo hai tu qualcuno che ti ama come me?”...
Cosa era successo poi? Altri incontri, altri ettolitri di amore e la stessa richiesta, a volte dolce, a volte imperiosa “ dimmi cosa desideri…” e l’incapacità sempre lì, che la rendeva muta…
“... Carla, che ci stiamo a fare qui? Io, te e i tuoi fantasmi? Non ti chiedo nulla, non potrei, Carla ti prego, dici di appartenermi, Carla, dormi con me questa notte, non tornare a casa..”
Ma lei sorrise, gelida, e con leggerezza disse “dai, ci vediamo il mese prossimo, lo sai che non posso lasciare solo mio marito..”
Lui si rivestì lentamente, con gli occhi tristi le sorrise e disse, va bene, prenderò un giorno di ferie e tornerò, dal mattino alla sera, come sempre...” ...Come sempre...
Era tornata a casa quella sera, preparato la cena, messo a letto i figli, chiaccherato con il marito, poi aveva scritto una lettera, di scuse, di paure, ma senza desideri. Non ebbe mai risposta a quella lettera, e il cellulare restò muto ai suoi richiami, fino a che Carla capì. Prese allora il quaderno, e da allora ogni giorno, ogni momento libero della sua vita, lo passò a scrivere e a disegnare, senza mai rileggere e riguardare, senza mai usare il nero, finchè il quaderno consumò la sua ultima pagina. Allora Carla scrisse quella lettera:
"Caro amore mio, ti mando il mio quaderno, qui ci sono tutti i sogni che ho imparato a raccontare, i desideri che ho imparato a chiedere, ho disegnato il mio mondo colorato, solo per te e da te creato, te lo regalo, il mio quaderno e insieme ti mando la matita nera, ho mantenuto la promessa, non l’ho usata mai…Perdona il ritardo amore mio, sono ancora in…" La lettera si interrompeva lì, Carla aveva aperto quel file mille volte, sfiorato quel quaderno altre mille, ma sapeva che mai avrebbe avuto il coraggio di quel gesto, mai avrebbe avuto il coraggio di esprimere l’unico suo desiderio…
“Carla! Sei pronta?” 
“Si caro, certo… solo un minuto, spengo il computer”

Dicono?
Dicono? Dimenticano. Non dicono? Hanno detto. Fanno? E' fatale. Non fanno? E' uguale. Perché aspettare?  Tutto è sognare.
Fernando Pessoa

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