Una storia con Nina; ingegnere di origini slovene, conosciuta durante un’esperienza lavorativa a 34 anni. Lei aveva qualche anno in più e mi colpi’ la sua dolcissima voce assieme al suo carattere deciso e ad una bella figura. Era infatti una ragazza alta, bionda, con un viso attraente e delle bellissime gambe, frequentemente valorizzate da gonne ariose e corte. Era estroversa e con lei si lavorava piacevolmente. Approfondimmo la conoscenza al di fuori della nostra attività professionale, uscendo alcune sere e chiacchierando della nostra vita. Mi disse che era divorziata e che occupava un appartamento ad una trentina di chilometri dal mio paese. Anche a lei piaceva la pittura e questo nostro comune interesse mi facilitò l’accesso alla sua casa che avvenne durante un tardo pomeriggio invernale. Fu lei a prendere l’iniziativa dicendomi che le piacevo e che avrebbe fatto volentieri all’amore. “ Sbaglio - mi disse a bruciapelo – o ti piacciono le donne autoritarie !? “ . “Non so come tu l’abbia capito …” - risposi , dopo averla guardata titubante alcuni secondi mentre ci stavamo spogliando – “.. ma è vero, mi eccita la donna padrona ”. “ Bene .. Bene “ – sorrise lei compiaciuta del suo acume e della sua scoperta – “ Credo che ci divertiremo “.
Con le sue, mi mise le mani sul petto e mi spinse verso il grande letto a due piazze della camera. Camminavo all’indietro lasciandomi guidare ; i nostri occhi si spiavano compenetrandosi e l’eccitazione cresceva. Mi fece distendere sulla schiena, poi andò ancheggiando verso il guardaroba mostrandomi le sue belle natiche; l’apri’ ed estrasse da un basso ripiano un oggetto metallico. Si avvicinò di nuovo, lentamente, sorridendomi, facendomi vedere, dondolanti, le manette d’acciaio in suo possesso. “ Sono per te” . Non opposi resistenza. Mi assicurò le braccia in alto, alla spalliera del letto, tolse i cuscini e cominciò a far scorrere le sue mani sul mio petto; continuando i movimenti si mise cavalcioni sul mio ventre facendomi sentire il suo sesso sul mio, ormai durissimo. A volte si chinava verso di me strofinando i suoi seni sul mio viso; io cercavo di baciarli, ma lei si ritraeva; poi, mantenendo la posizione, prese con una mano il mio pene e se lo infilò. Andava su e giù’ lentamente, fermandosi ogni tanto per non farmi venire, ma, inaspettatamente, fu lei ad avere un orgasmo, sussultando e bagnandomi l’asta con i suoi umori. “ Avevo bisogno di rilassarmi. “ - mi disse – adagiandosi sul mio petto con il mio pene ancora dentro.
“Domani è il mio compleanno, e dato che è sabato mi farai da regalo! Ti va ? ” – continuò. Io annuii un po’ perplesso, ma ancora eccitato. Non mi slegò, dicendomi che non voleva che mi masturbassi e, adagiandosi al mio fianco, si lasciò andare al sonno che io invece ritrovai soltanto dopo alcune ore, trovando un po’ scomoda la posizione e sentendomi frustrato per il mancato orgasmo. Ormai era mattino, lei si era già alzata e vestita e probabilmente era intenta a prepararsi la colazione, a giudicare dal lieve rumore di stoviglie proveniente dalla cucina. Io ero ancora lì, indolenzito e con una gran voglia di urinare. Stavo per chiamarla quando la vidi entrare in camera con un vassoio per la colazione. Lo posò su un tavolino, poi venne verso di me sorridendomi e mi tolse le manette. “Oggi sei il mio giocattolino ricordi ? “.
“Auguri “ - risposi baciandola. Mi prese per mano e mi condusse al tavolino; prese dal vassoio una corda e mi disse di mettere le mani dietro la schiena. Io protestai perché ero ancora tutto indolenzito e per di più nudo, ma lei non volle sentire ragioni. Con decisione mi legò abbastanza strettamente i polsi e mi fece sedere sulla seggiola di fronte al tavolino. “ E’ ora di mangiare qualcosa, la giornata sarà lunga. “. E così dicendo incominciò ad imboccarmi, come si fa con un bambino. Dopo una diecina di minuti le chiesi di slegarmi perché dovevo andare in bagno; lei ovviamente non lo fece, ma mi ci accompagnò. Prese il mio pene in mano e mi fece fare pipì; poi mi disse di accomodarmi nella doccia. Si spogliò anche lei ed aprì l’acqua. Mi insaponava dappertutto insinuando le mani tra i capelli, tra le natiche, sul pube. Chiusa l’acqua mi asciugò rapidamente, solo la corda rimaneva umida incrudendo i nodi.
“Voglio che resti così tutto il giorno” – mi disse – “ .. e dato che sei il mio regalino, ti voglio agghindare allo scopo. “. Mi applicò alla radice delle palle un bel nastro di stoffa rossa, di quelli che si usano per confezionare i regali più eleganti, facendoci un bel fiocco sul davanti; poi, da un cassetto, prese un anello di gomma e me lo infilò alla base dell’asta. Era delle giuste dimensioni perché esercitava solo una piccola pressione ora che il mio pene si trovava in riposo, ma lei, molto divertita, si stava già adoperando, lavorandomelo di mano, per farmelo diventare duro.
“Ora mi piaci, si vede bene il fiocco” - mi disse dopo avermi portato alla piena erezione. “Sei libero di muoverti per la stanza, ma sempre in quelle condizioni. Più tardi verrò a trovarti e vedrò di batterti un po’ se non avrai l’uccello in tiro”. Così dicendo lasciò la camera e prese a sbrigare le sue faccende come se niente fosse. Ora l’anello al pene incominciava a stringere e per la stessa ragione l’erezione perdurava creando così un circolo vizioso al quale non vedevo vie d’uscita. L’essere privato dell’uso delle mani mi dava una sensazione di completa impotenza, la certezza di essere nelle mani di Nina, a sua disposizione; ma d’altra parte avevo accettato quella situazione ed ora non potevo tirarmi indietro. Sarà passata una mezz’ora quando sentii suonare il campanello di casa; erano degli amici di Nina, venuti a farle gli auguri. Nonostante non sapessero certo della mia presenza , che cercai di mascherare ulteriormente con l’assoluto silenzio e minimi movimenti, mi sentii perduto quando, dalle conversazioni che potevo ascoltare, udii Nina accennare ad un regalo molto particolare e personale che aveva ricevuto, facendola molto contenta. La cosa finì lì, perché quelle persone se ne andarono nel giro di pochi minuti, ma la paura fu tale da imperlarmi la pelle di sudore e farmi perdere l’erezione. “Ma bene ..” – disse lei rientrando in camera – “.. vedo che non mi hai accontentata .. dovrò punirti ”. Aveva già in mano un frustino, come fosse assolutamente convinta di ritrovarmi in quelle condizioni. Mi mise la collo un guinzaglio e mi tirò verso il tavolino; facendomi allargare mi legò le caviglie a due delle sue gambe, quindi mi fece chinare, fino a farmi appoggiare la testa al tavolo stesso (non mi era possibile appoggiare il petto) ed assicurò il guinzaglio all’altro capo del tavolo, ad una delle gambe. Ero così esposto che fu facile per lei segnarmi le natiche, le cosce, la schiena e le braccia con il suo arnese. Aveva la mano pesante e più mi contorcevo più lei rideva. Il peso del tronco mi gravava sul collo e la posizione era assai scomoda, eppure l’eccitazione montava e di nuovo mi ritrovavo duro, con l’anello di gomma che stringeva. Lei da dietro mi afferrò le palle stringendole delicatamente tra le dita . “ Allora è così che bisogna trattarti per farti venire. “ – mi derideva – cominciando una lenta masturbazione. Ogni tanto si interrompeva usando il frustino sulle mie natiche. “ Adesso sono stanca. Ti lascio ancora un po’ così e poi chiudiamo in bellezza“. La schiena, il collo, il pene, mi facevano male, ma dovetti rimanere in posizione per un’altra mezz’ora. Finalmente mi liberò, mani comprese, dandomi un momentaneo sollievo, ma soltanto per legarmi in una nuova posizione: sempre sul tavolino, questa volta disteso sulla schiena, con i polsi legati in basso a due gambe del tavolo, come le caviglie, e con la testa senza appoggio, pendolante all’indietro. Sentivo il bruciore delle frustate ricevute precedentemente cui si sommava l’intorpidimento dei muscoli di gran parte del corpo; almeno questo malessere diffuso mi aveva riportato il pene in riposo e non sentivo la presenza dell’anello alla sua base. “Vergognati, dopo tanto lavoro non sei nemmeno duro” – mi apostrofò Nina.
“Adesso vediamo di onorare il mio compleanno”. Si tolse lo slip che, assieme al reggiseno e alle scarpe con i tacchi alti, costituiva il suo unico abbigliamento e, montando su uno sgabello, si mise cavalcioni sulla mia faccia; tirandomi per i capelli mi ordinò di leccarla, lentamente. Lo feci con molto piacere mentre lei, allungandosi sul mio torace, giocava con il mio cazzo, tenendolo in mano senza masturbarlo. Il suo orgasmo mi colse di sorpresa e mi fece venire tanta voglia del mio che da troppo tempo speravo di avere. Per alcuni istanti il tempo parve fermarsi, poi, preso da un irresistibile desiderio, incominciai ad inarcare il bacino cercando di far scorrere l’asta nella sua calda mano che mai aveva lasciato la presa. Il suo peso e le corde non mi agevolavano certo e sudavo per lo sforzo. Mi disse di fermarmi, scese dallo sgabello e prese da un cassetto una piccola candela colorata, di quelle che si usa mettere sulle torte, ed un accendino. Mi infilò, per metà della sua lunghezza, la candelina nel canale del pene e l’accese. Come se non bastasse mi ordinò di cantarle “Tanti auguri a te ..” mentre, finalmente, riprendeva a masturbarmi. “Sei stato bravo.” - mi disse sorridendo – accentuando la pressione e il movimento sul mio cazzo. Fu un attimo e finalmente esplosi, schizzandomi candela e sperma sul petto. Di Nina ho proprio un bel ricordo, passammo anche una vacanza assieme in Croazia. Di quel periodo in particolare rammento di quando, trovando spiaggete semideserte, mi faceva prendere il sole nudo, accanto a lei, a volte addirittura con le mani legate in alto ad un piolo infisso profondamente nella sabbia. Lei mi eccitava cospargendomi di olio il corpo, indugiando sul mio pene per farmi stare duro il più a lungo possibile.
Solo e Libero, 2006
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