Hanno condiviso le mie parole

venerdì 27 gennaio 2012

ZENHA, MIA PADRONA di Yomo


Il viaggio in treno è diventato un momento di riflessione. Viaggio su dei binari e su delle sensazioni.
Fra tre ore potrò parlare a "Zenha", guardandola negli occhi. Ci sarà una notte e un giorno per rimanere insieme. So che mi verrà a prendere in stazione dopo una lezione di ballo. Spero tanto di poterla ritemprare, immagino sarà stanca. Ho questo pensiero in testa, poterla far star bene, cercare di donare un po' di energia. Spero di riuscirci, spero me lo permetta. E se invece avrà più energia di me? 
Beh, allora mi farò travolgere! Un sorriso mi nasce. Questi miei pensieri sono intramezzati dalla lettura di un libro che mi ha dato "Zenha". 
Alla lettura di una storia rimango perplesso. La storia di una donna che coscientemente decide di incontrarsi per farsi torturare e poi uccidere. Un incontro reso possibile grazie ad internet. 
Rimango senza fiato. Come può una persona con una vita regolare, con figli e una famiglia, immaginare, pensare e prendere accordi con un'altra per farsi torturare prima e uccidere poi? Come è possibile? Un brivido lungo la schiena. 
Cerco di leggermi dentro di me, quasi avessi paura di immedesimarmi in quella donna, no, scuoto la testa io non ho nulla a che fare con tali pensieri. Quella persona si era incontrata col suo carnefice grazie ad internet, io grazie allo stesso mezzo mi sono incontrato con "Zenha"... non c'è null'altro in comune, ma leggere questa storia mentre mi sto muovendo verso "Zenha" mi ha prodotto una sensazione strana indescrivibile. 
Per fortuna ho incontrato "Zenha"! 
Sono quasi arrivato, accanto a me un innamorato sta al telefono con la sua metà, sentire tutte quelle parole dolci, melense, prima mi fa sorridere, poi quasi mi infastidisce. Cerco di non sentire, ma è difficile il treno è silenzioso. Sono arrivato, passo nel bagno del treno di corsa per guardarmi in viso. 
Ecco scendo dal treno e corro verso l'uscita. Eccola! 
Sorridiamo. Due baci immancabili di saluto. Noto i suoi bei stivali di pelle neri col tacco. Immagino i piedi stanchi all'interno. Ho l'impressione che "Zenha" sia molto stanca. Non lo dico. Mi preparo mentalmente al mio compito, donare prima di tutto energia e piacere. 
Siamo arrivati a casa sua. Saliamo. 
Ci sediamo di fronte l'uno all'altra. Le tolgo gli stivali. Come mio solito ho prima di tutto una curiosità rivolta ai suoi pensieri dopo le mie e-mail spedite nei giorni precedenti. Mi dice che le fa sempre piacere leggere quello che scrivo, mi solleva, ho sempre paura di risultare dopo un po' noioso, grafomane. 
Mi dice, vado a fare il bagno, tu mettiti comodo... se vuoi. Sguardo. Il se vuoi è "retorica". Lei sa che io lo voglio e io so che lei lo vuole. Lei va in bagno, sento lo scroscio dell'acqua, io mi spoglio nudo. 
Torno nella sala giochi e mi metto a guardare i suoi libri. Ne sfoglio alcuni. Il mio sguardo cade anche su delle bacchette di bambù. Non so se queste bacchette sono lì per monito. Io presuntuosamente penso che sarò capace, non darò modo a lei di usarle. Mi chiama. Entra che parliamo un po'. Confessiamo nostre esperienze. 
La mistress si apre con me, mi racconta di una sua amica, partecipo ai suoi ricordi. 
Sto per chiederle dove si trova ora questa amica, ma mi precede dicendomi che è mancata. Non c'è più. 
Rimango in silenzio. 
La morte. 
Trattengo il respiro, forse anche la mistress ha sentito il mio disagio, anche lei è in silenzio ora. Riprendiamo le confidenze, aiutano a far crescere la nostra sintonia. Vai di là che finisco il bagno. 
Io la aspetto, cerco di scaldarmi le mani, credo che vorrà dei massaggi. 
Eccola entra, indossa una vestaglietta colorata. Ha i capelli bagnati, in mano ha una spazzola. Mi pettinerai i capelli, dice. Io faccio un cenno, sì. Si siede. Io dietro di lei. Comincio a spazzolare il lunghi capelli. Devo tirare, ma senza far del male. Continuo a spazzolare per minuti. Mi piace, sopratutto ora che scorre bene il pettine. Basta altrimenti mi vengono i capelli lisci, mi dice sorridendo. 
Mi rialzo. Vai a prendere la crema dell'altra volta, in bagno. 
Torno e inizio dal massaggio ai piedi. Cerco di non guardare troppo direttamente i piedi, ma le mie mani. Ad ogni incontro il mio desiderio di poter baciare quei piedi mi è cresciuto, non so se ora riesco a trattenermi. Proseguo col massaggio, stringo la pianta, premo sull'arco, carezzo un dito alla volta. La pelle diventa più morbida e rosa, prende colore. Li sto guardando troppo, salgo col massaggio meglio. Massaggio le caviglie, i polpacci, il ginocchio, le cosce, fino all'attaccatura che il dorso delle mie mani sono carezzate dai peli pubici. Questo impegno è ora rivolto all'altra gamba. La mistress tiene gli occhi chiusi, la osservo. Ora si gira, si stende sulla pancia. Io riprendo da capo il massaggio dai piedi a salire. Un massaggio rilassante. Arrivo fino ai glutei e poi la schiena. Stenditi sopra di me ho un po' freddo. Io mi adagio, spero di non schiacciarla troppo. La mia guancia bolente appoggia sulla sua spalla destra. Vedo il collo, i capelli sono ancora un poco umidi. Sento il profumo di pulito. 
Scendi con la lingua fra le mie gambe. 
Io mi alzo, senza dir nulla. Bacio poggiando solo le lebbra sulla schiena e scendo in silenzio. Adagio il mio viso fra le sue cosce. Sento il profumo della pelle, il profumo di sesso. Accende in me emozione, il cuore batte più forte. La mia lingua poggia delicata vicina alle grandi labbra e passa fin su verso il buchino. La posizione tiene chiusa come in uno scrigno il tesoro della mistress. 
Mi avvicino piano, la lingua scorre sopra alla pelle delicata e dolciastra. Le mie mani afferrano i fianchi, mi aiutano a tener costante il contatto. Piano, entra piano… Tocco il clitoride, piano, piano, lentamente il desiderio deve crescere sfociando in piacere. Aspetta mi dice, si gira sulla schiena. Le gambe ora dischiudono lo scrigno. Quel colore rosa, quel luccichio risplende di desiderio, attira il mio sguardo. Lecco anche sopra il pube, sento il ruvido dei peli. La mia saliva bagna dal buchino al clitoride. La lingua a tutta larghezza scorre. Mi piace questo sapore! Cerco di spingere la lingua il più profondamente, tanto che devo trattenere il respiro all'estremo. Anche dentro il buchino cerco di entrare, il naso si spinge dentro le labbra, assaporo e odoro. Mi sento inebriato. Sento le vibrazioni crescere nella mistress, vibrazioni quando spingo la lingua nell'ano, vibrazioni quando stuzzico il clito che sento duro sotto la spinta della mia lingua. Il mio viso è completamente bagnato, cresce il ritmo. Spingo sul clitoride. Ascolto i sospiri della mistress, sono come sibili, sibili che mi esaltano. La mia lingua, la mia testa si muovono veloci, seguo i movimenti di lei. Mi ferma, io rallento, non smetto rallento. Lecco piano, piano. Fino a quando risollevo la testa e vedo il volto arrossato della mistress. Sorrido. Sorride. Si alza e dice, andiamo a letto. Sorridiamo guardando la macchia umida del piacere sul divanetto. 
Vai a scaldarmi il letto. 
Vado a letto e mi corico nel posto della mistress. Io sono sempre un po' freddo. Dopo poco arriva, mi sposto e si fionda sotto le coperte ancora fredde. Ci stringiamo per scaldarci. Rimaniamo abbracciati. Chiudo gli occhi, è bello. Carezzo la mistress. La mia mano, le mie dita sfiorano i fianchi la schiena. Il petto, morbido. Il mio indice si perde nell'ombelico. Le dita pettinano il pube. Vedo la mistress assorta, non so se dorme o cerca il piacere del relax che posso donare. Io non chiedo. Ascolto il suo respiro. Io cerco di essere silenzioso. La mia mano torna fra le sue cosce. Voglio carezzarla dolcemente, immagino che la ruvidità del mio viso, della barba di qualche ora abbia violato un po' la delicatezza della mistress. Una carezza di sollievo. Ma con mia sorpresa, la mistress afferra la mia mano e la spinge. 
Cerca il punto G, mi dice. 
Io sono stato sempre perplesso sull'esistenza di tale punto. Seguo le sue indicazioni dette con un filo di voce. Più in alto. 
Prende la mia mano, ma per la posizione, il mio polso non riesce a seguire i suoi desideri. La guardo, è immersa in un dormiveglia, spero piacevole. Sento che la stanchezza la sta prendendo. Rallento il mio indagare. Piano allontano la mia mano. Appoggia il viso sul mio petto. Il mio cuore vorrebbe fermarsi per non disturbare il suo riposo. Ci addormentiamo così. 
Vicini. Dormiamo. Di colpo sbarro gli occhi. Si è già alzata! Chissà da quanto tempo! Mi alzo. Vado verso la cucina. Il caffè è già stato fatto, vedo una tazza, il latte. Lei dov'è? Vedo la porta dello studio socchiusa. Busso. 
Buongiorno. Lei sorride, buongiorno. 
Chiedo se per me quella tazza in cucina. Sì. 
Corro in cucina a far colazione, non voglio farmi aspettare. Corro in bagno, lavo il viso, le mani, i denti. Mi rado, la mia pelle deve essere liscia. Mi profumo un poco. Ora sono ben sveglio, torno da lei. Mi chiede di scanionare un disegno col suo pc. Mi adopero per farlo. Scansiona anche il tuo ritratto. 
Mi emoziono. Rivedo il disegno che ha immortalato la mia figura nuda sul divanetto. Sembro sognante, il carboncino ha fissato un momento importante della mia vita, della mia esperienza. Ora è anche salvata sul disco rigido del pc della mistress. Lei intanto disegna con delle matite colorate, ma ora decide che dovrò riprovare a depilare le sue gambe. Prendo la macchinetta che ora conosco e lentamente cerco di fare il mio meglio. Quando ritengo di aver finito, mi chiede se è a posto. Io dico un sì incerto. Alcuni peletti non sono riuscito a strappare, quelli più fini e piccoli. Io carezzo le gambe. Lei si siede accanto a me sul divanetto. Una mia mano passa sopra i suoi capelli. Mi piace far passare le mie dita nei suoi capelli. Carezzarli, districarli con le sole mie dita. Le piace, io sono contento e proseguo nelle mie attenzioni. Sento anche il profumo di quei capelli. Le mie mani prendono, assorbono quell'essenza. Continuo finchè un desiderio di massaggio ai piede prende alla mistress. Io comincio a massaggiarli. Li guardo, mi assale ancora il desiderio di passare la mia lingua fra quelle dita. Il cuore comincia ad accelerare. Sento un cerchio alla testa. 
Lo squillo di una telefonata, quieta queste sensazioni. La mistress parla con un suo amico mentre io continuo nel massaggio. Sento che dice all'amico che ora sarebbe bello un massaggio ai piedi, mi guarda, un sorriso di complicità. Io ricambio il sorriso, sento di far parte di una sfera molto intima per lei, mi piace questo ruolo. Finita la telefonata mi chiede, sei stanco? 
Tutto bene?
Io, sì... bene, la telefonata ha aiutato a calmarmi. 
Perchè? Mi chiede. 
Io, vacillo. Dico, vorrei assaggiare i suoi piedi. Tengo lo sguardo basso, è la prima volta che chiedo direttamente qualcosa. Puoi. Posso assaggiarli? Sì. Il mio cuore esplode. Non l'ho mai fatto, è uno dei desideri che ho sempre represso. Mi abbasso verso i piedi. La mia lingua avida aggredisce subito la pianta del piede per poi salire alle dita. Succhio l'alluce, quasi facessi un pompino a quell'alluce. Muovo la lingua e la testa. Succhio un dito la volta. La mia lingua passa fra ogni dito. Come sono delicati! Quando invece passo sul tallone sento la ruvidezza della pelle, sono sensazioni che si alternano. Ruvido, morbido. Dolce, amaro. Tengo chiusi gli occhi. 
Rimango a terra, ai piedi del divanetto. Le mie mani tengono il piede come oggetto prezioso, la mia lingua lo adora. Prima un piede poi l'altro. La mia saliva si raffredda non vorrei sentisse freddo. Lo scaldo con la mia mano mentre la mia lingua scalda l'altro piede. Il mio piacere passa attraverso le punte dei piedi della mistress. Un piacere in punta di piedi! Prosegui con la lingua lungo la gamba. Io lecco la caviglia, seguo sopra la gamba sinistra. Il polpaccio. Il ginocchio. Sotto il ginocchio. L'interno coscia. La mia saliva bagna. La lingua arriva fino all'attaccatura delle cosce. Il mio naso sfrega sui peli. Che profumo! La mia lingua torna a sfiorare l'origine del mondo. Sempre dolce e delicata.
Mi sfioro il mento, ormai è mezzogiorno, lo sento ancora ruvido, accidenti! Lecco piano. Ho poca saliva, molta se ne è andata sui piedi. Muovo la lingua sopra tutta l'apertura. Con la punta. Stuzzico. Piano entro. 
Con le mani apro le labbra, vedo l'apertura rosa, vedo il clito. Appoggio la lingua e proseguo sempre più veloce. Cerco di muovere solo la lingua per non sfregare col mento. Sento il clito duro. Col la punta della lingua spingo sopra. Dopo un po' trovo, sento la punta del clitoride, ha quel gusto unico, diverso. Lo succhio. Lo tiro. La mistress, si muove convulsamente. Sospira. Sibila. Sento dei sì detti a denti stretti. Accelero. Sempre più forte. Sento dei gridi soffocati uscire dalla bocca della mistress, sono emozionato sempre quando lei raggiunge un piacere forte. 
Quando vedo calmarsi il suo corpo rallento. 
Continuo a leccare ma sopra le labbra, non più all'interno o sul clito. 
Non so se mi ha detto qualcosa non ho sentito nulla, sento solo la musica che riempie la stanza. Lecco dolcemente ora. Sembra che possa continuare. Io continuo e dopo poco la mia voglia, il mio desiderio mi respinge con vigore verso il clitoride. Le pelvi della mistress si alzano. mi donano la vista dell'ano aperto. Io fiondo lì la mia lingua. Sento un oh sì. Io continuo lì. Entro lecco il buchino. Il mio naso affonda fra le labbra la lingua nell'ano. Le mie mani tengono il suo bacino vicino alla mia testa. Continuo. Torno sul clito ancora gonfio. Aumento il ritmo, succhio. Altre vibrazioni, altro piacere sboccia. Sento anche dei rumori particolari, i muscoli della vagina si muovono e producono un suono eccitante. La mistress alza le braccia, porta le mani sul viso. Stringe un cuscino. Le dita dei piedi sfregano nervosamente. Dei rantolii ammutoliti escono dalla sua bocca. Più vedo, sento, odoro questo piacere e più voglio continuare. 
Piano, mi dice, vuoi farmi impazzire così. Rallento, distolgo l'attenzione dal clitoride. Rallento quasi mi fermo.Me la mangeresti, vero? Io, sì è vero, continuerei per ore ed ore. Forse lei vuole fermarsi? Non ho capito. Io continuo piano. Ma il mio desiderio di rifiondare la mia lingua lì è forte. Infatti dopo poco ricomincio. Cerco le sue mani. Le sue braccia sono lungo il corpo. Le nostre dita si intrecciano. Mentre la lecco stringo forte le sue mani. Succhio il clito fortissimo. Succhio, stuzzico, premo. 
Fino a riaccendere delle sensazioni forti in lei. Muoio nel vederla così! Succhio e lecco allo spasimo. Sospira, non ha più voce. 
Mi dice di fermarmi. Mi fermo. Dico, la asciugo. 
Con le labbra succhio tutte le goccioline che si sono fermate sui peli. Tiro questi peli con le mie labbra. La sento sorridere. Ho la gola secca, mi dice. Io penso, che sia normale, dopo tutti i sospiri a bocca aperta che ho sentito. Io le rispondo, io no, non ho la gola secca. Infatti, mi sono dissetato di lei. Io poggio la testa sul suo grembo. Le mie mani le carezzano la pancia. Le mie mani ora cercano i seni. Adoro sentire diventare duri i capezzoli. Li stringo. Li sento diventare duri come rocce. 
Li vuoi leccare? Mi chiede. 
Sì! Mi alzo dal suo grembo e mi inginocchio accanto a lei. Succhio il capezzolo sinistro. Lo mordo, lo tiro. La mano stringe il seno. Succhio, gioco con la mia lingua e il capezzolo. Sento la sua mano sui miei capelli. Sul mio collo, mi dona piacere quel delicato tocco. Mi alzo un poco per trovare il seno destro. Ci arrivo, ci soffio sopra. Lo stringo, lo succhio. La mano di lei ora la sento sulla schiena, sui fianchi. Un brivido, la mano è sul mio addome. Rallento dal succhiare, rapito da quella carezza. La mano prosegue sulla mia coscia verso i miei glutei. Io non ho più la foga di prima a succhiare. La mano sfiora, per alcuni secondi stringe il mio pene. Trattengo il respiro. Sento l'eccitazione crescere in me. La sua mano carezza i miei testicoli, duri per il freddo. Io cerco di continuare a succhiare, anche se ora è difficile sentendo quella mano! 
La carezza finisce, io proseguo con forza ritrovata. Mi rialzo. Siedo a terra accanto a lei stesa sul divanetto. Ci guardiamo. Sorridiamo. Prima ho avuto difficoltà, ho dovuto trattenermi, avevo lo stimolo della pipì, mi dice. Un tuffo nel cuore. Io le dico, mi sarebbe dispiaciuto per il divanetto non per altro. Il pissing è un'idea che mi vaga da tempo nella mente come del resto il bondage o i piedi. Ma il pissing mi ha sempre fatto anche un po' paura, nel senso che in realtà dal vero non so poi la mia reazione, ma in questo momento so che se mentre leccavo la mistress, avesse iniziato a fare la pipì, credo che non mi sarei staccato, avrei aperto la bocca per assaggiare tutto quello che mi dona la mia mistress. 
La mia reazione psicologica sarebbe stata quella, la mia reazione fisica-fisiologica è ancora invece un'incognita. 
Spinge un piede vicino alla mia faccia. Sul mio viso. 
Mi piace sentire premere un piede sulla mia faccia. La mia lingua vuole ancora leccarlo. Ricomincio a leccare, succhiare il piede. Ogni dito. Mordo il tallone, mordo la pianta, quindi lecco. Alterno il leccare col mordere. Voglio ingoiare questo piede. Metto in bocca l'alluce, allargo la bocca. Ecco tutte le dita sono nella mia bocca, sento che anche lei spinge il piede verso di me. La mia lingua accarezza il piede ingoiato. Succhio tutto il piede. Dopo il piede sinistro anche il destro ha le stesse attenzioni. 
Ci fermiamo mi guarda, fermati altrimenti non mi alzo più da qui. 
Guardiamo l'ora. Sono le tre del pomeriggio! Dobbiamo ancora pranzare, ma io mi sono cibato di lei, la fame non mi aveva mai sfiorato. 
Vado a cucinare mi dice. 
Io che posso fare? 
Metti a posto qui e vai a fare il letto. 
Eseguo. 
Vado in cucina e mentre la guardo cucinare, apparecchio la tavola e riprendiamo a parlarci. Io mi sono rivestito di una maglietta e degli slip.
Brindiamo prima di iniziare. Gli spaghetti con i gamberoni sono deliziosi. Preparo il caffè. Quindi finito torniamo nella sala giochi. Vorrei rispogliarmi di quei pochi grammi di stoffa che ho indosso, ma forse non è più il momento, lei non mi dice nulla. Sono quasi le cinque del pomeriggio ed andiamo guardare alcuni siti bdsm in internet. 
Parliamo delle pratiche che potremmo affrontare insieme. Io ritorno sull'immagine di me legato completamente immobile con le braccia dietro la schiena. Vorrei sentirmi vulnerabile, inerme per lei. Lei mi confessa che vorrebbe prendere uno strap-on. Io sorrido guardando uno strap-on indossato in alcune foto. Immagino già quando sarà presente nel nostro gioco. 
Chiedo di poter vedere il fallo di gomma con cui mi ha sodomizzato altre volte, i miei occhi non l'anno mai potuto apprezzare. 
Mi sorprendo, è più grande e morbido di quanto pensassi. Parliamo anche della serata prima e del nostro dormiveglia, immersi fra sogno e realtà. I suoi piedi mi sfregano sulla pancia sotto la maglietta, adoro sentirmi carezzato e se poi sono i piedi della mistress! Mi pizzica con i piedi. Ad una mia battuta mi pizzica anche con le mani. Il momento è bello, io sento di poter anche scherzare con lei e lei altrettanto con me. Guarda le sue gambe e nota che non sono del tutto depilate bene. 
Dovrò stare più attenta e non farmi distrarre da te! La prossima volta...! 
Io sorrido. Forse ha ragione una punizione poteva starci, forse potevo depilare meglio... anzi credo di no, la prossima volta mi aspetterà una punizione di sicuro! Non mi dispiacerebbe nemmeno, penso, a questo risorrido. 
Con una pinzetta cerco di rimediare. Purtroppo è tardi. E' ora di tornare in stazione. Ci rivestiamo di tutto punto per uscire. "Zenha" mi sembra piena di energia, mi sembra soddisfatta, rilassata. Mi piace pensare che rispetto alla sera prima, grazie alle mie cure ora stia meglio!
La saluto felice di tutto quanto accaduto. 
Due baci, quasi non vorrei scendere da quell'auto, mancano ancora 10 minuti alla partenza, vorrei passare con lei fino agli ultimi secondi. 
Apro la portiera, corro verso l'ingresso della stazione. Ma con la coda dell'occhio guardo la sua auto. Mi fermo, finchè non la vedo andare via non proseguo verso i binari. 
Ecco è andata, ora posso salire sul treno. Sul treno mi siedo, provo a leggere. Mi accorgo solo ora, ora che sono solo, che sono stanco. Sprofondo nel sedile, mi addormento sorridendo.

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