Hanno condiviso le mie parole

domenica 12 febbraio 2012

IL DOLORE DENTRO

Per correttezza prima che iniziate a leggere vi dico che è un racconto particolarmente crudele e forte. No so quanto vi possa essere di vero o di fantasia, l'ho accettato ai suoi tempi per come era e non per la verità che potesse raccontare. Buona lettura.


Scopare col dolore dentro.
Di questo aveva bisogno quando riempiva il suo culo con oggetti taglienti, e si masturbava furiosamente fino a sanguinare.
"Ti ucciderai uno di questi giorni, così facendo, lo sai vero?" Le ripeteva di tanto in tanto la vocina che si occupava di torturarle la mente.
"Lo so, e allora?!"  Rispondeva la ragazza silenziosamente nella sua testa.
Non aveva nessuno che potesse prendersi cura e guidare i suoi istinti animaleschi. Nessuno che potesse sostituire le sue mani impacciate nel farsi male e regalarle un minimo di protezione. 
Sola, in balia di se stessa, una povera pazza masochista.
L'incontrò sul treno sbagliato.
Doveva recarsi a Firenze quella sera, ma salì su quello che conduceva a Milano. Per distrazione probabilmente.
La solita maledetta testa fra le nuvole che le scombinava ogni progetto e che rendeva la sua vita una buffa, tragica, commedia. Le prendevano i crampi allo stomaco ogni volta che con i suoi occhi timidi riusciva a scoprirgli una nuova parte del corpo.
Le gambe asciutte e muscolose. Le mani aggrappate alle ginocchia, quasi con violenza, forti e misteriose.
E il petto, nascosto sotto un golfino nero, che prometteva ristoro. Alzò ancora un poco lo sguardo, per incrociare quello dell'uomo, e lo trovò sulla sua stessa traiettoria.
Occhi neri come la pece, inflessibili, la fecero tremare. Poi, un'alta scossa ancora, fece sobbalzare il suo corpo,
questa volta però, non derivava dalla sua inquietudine.
Il treno aveva preso a danzare. Una carretta impazzita lungo i vicoli di una notte ancora da scoprire divenne.
"Un attentatooo!", gridò una voce nello scompiglio.
"Ci hanno staccati dal vagone guida. Siamo fottuti. Ci schianteremo." E poi il mondo si scisse in due, proprio come il treno. Una parte fatta di urla. Disordine e disperazione, che correva veloce verso la fine. Verso il paradiso. Ed un'altra fatta di carne e sensi. Anime affini, che vagavano in senso contrario anche in questa assurda situazione, come avevano sempre fatto, come se nulla di tragico stesse accadendo.
Che scendeva lentamente tra le fiamme dell'inferno, dove la fretta non era gradita.
I due rimasero seduti a fissarsi. Per loro il tempo sembrava aver perso consistenza, fin quando, un bagaglio mal posizionato rischiò di finire addosso alla ragazza.
L'uomo la tirò a sè, afferrandola per un braccio e torcendoglielo, fino a farla inginocchiare tra le sue gambe spalancate. 
"Ti ho trovata, finalmente, puttana..." le sussurrò, seguendo incuriosito il percorso delle lacrime che dalle guance infuocate si infrangevano a terra. Era bella... Bella e disperata. Lo percepiva pure dal profumo che emanava, non molto diverso dal suo. Le schiacciò la faccia sulla sua erezione quando la situazione sembrò precipitare
e la rese cieca di fronte a ciò che avrebbe potuto ciecare il suo cuore. Gente che si gettava dal finestrino. Che si insultava. Si picchiava. E le madri che cercavano disperatamente di proteggere i propri figli,
avvolgendoli tra le pieghe delle loro vesti, come se un pezzo di stoffa potesse bastare a salvarli. Tutti a cercare un colpevole. Ad accusare. A fuggire, e nessuno pronto a godersi l'ultimo stralcio di vita che la stessa gli regalava. Eppure sarebbe stato il più intenso.
"Lo vedi che schifosa sei? Eccitata come una cagna, di fronte al cazzo di uno sconosciuto? Prendilo in bocca e succhialo! Cosa aspetti? Non mi pare ci rimanga poi tanto tempo."
Lei abbozzò un sorriso tra le lacrime ed ubbidì. Non le pareva più poi così tremenda questa fine.
Gli aprì la patta dei pantaloni con le mani tremanti di una bambina, che va alla ricerca del sacchetto delle caramelle posizionato troppo alto per la sua altezza, e lo prese in bocca. Lo succhiò dapprima con dolcezza, poi sempre con più avidità, come se volesse ingoiare pure quell'uomo dentro sè e proteggerlo in questo strano modo. Fargli capire che le era grata. Ma un'altra volta lui le spezzò i pensieri resettandole la mente. L'allontanò di scatto e le strappò di dosso buona parte della stoffa che ricopriva le sue cosce bianche, orfane di sole. Ne ricavò una benda che strinse forte attorno ai suoi occhi, poi l'aiutò ad alzarsi in piedi, e cingendole i fianchi la condusse fuori di lì, alla ricerca di un vagone lontano dal caos e dal dolore. In terra era già un campo di morte, ma lei non poteva vedere. Non doveva vedere... Accompagnava i suoi passi incerti con battute tanto fuori luogo,
da trasformare quella discesa negli inferi in una ridente passeggiata verso il piacere infinito.
"Sembri una puttana di strada con questa gonna spalancata sulla figa", le disse quando inciampò sul braccio di un anziano privo di sensi.
"Cos'era?" gridò spaventata la ragazza.
"Nulla! Soltanto un tipo che voleva succhiare un pò di nettare dal tuo bel fiore e c'è rimasto secco".
La fece sorridere di nuovo, come mai nessuno era stato capace di fare, nemmeno nei momenti più felici della sua vita. Dovettero aprirsi e chiudersi diverse porte, prima che a divenir protagonisti assoluti della scena,
fossero i loro ansimi e le loro grida di piacere. Il nulla e loro. Il buio e loro.
Un Padrone e la sua schiava ritrovati, capaci di viversi sull'orlo della fine, senza limiti e senza tempo. Spinse la ragazza verso uno dei sedili, e la fece cadere in malo modo, a gambe larghe, sul bracciolo di plastica. Sbattè culo e figa, ma non una smorfia di dolore increspò il suo bel volto.
"Come immaginavo" disse l'uomo compiaciuto, "devi essere abituata a questo genere di torture, che magari t'infliggi pure da sola!" aggiunse, andandole a scoprire i segni che incorniciavano i suoi interno coscia.
"Ti avrei punito per questi, sai?"
"MMMMMmmm" Solo un flebile, godurioso mugolio, fu la risposta.
"Sei mia. E solo io ho il diritto di abusare del tuo corpo, chiaro?"
"Si Signore"
"Bene. Stringi le gambe e strusciati. Fammi vedere quanto sei cagna. Strusciati e non fermarti..."
Prese a strusciarsi, come ipnotizzata da quella voce, seguendo il ritmo che le impartiva.
Boom. Un nuovo sussulto scosse violentemente il treno ed interruppe quell'idillio.
"Continua troia. Concentrati su quello che stai facendo e non provare a pensare ad altro. Voglio un lago ai tuoi piedi. Ora". Avanti e indietro. Avanti e indietro. Imperterrita. Ora dondolava anche la testa e non pareva percepire il crescente pericolo. Non distingueva più il dondolio dei suoi piedi da quello del pavimento. Era tutta un fremito d'eccitazione. Viaggiava ormai su un altro binario. L'aveva salvata, imbarcandola sul treno dei sensi.
"Brava cagna, ora vieni avanti" le sussurrò con voce calda. "Poggia il culo sullo spigolo e scivola verso me".
Ubbidì, come sempre aveva fatto, e ad accoglierla trovò il suo cazzo duro che la penetrò in un'istante, ed il suo petto rassicurante, che solo pochi minuti prima aveva sognato, ma mai avrebbe potuto vedere. Prima nascosto sotto il golfino nero, ed ora nudo, ma invisibile ai suoi occhi bendati.
"Brava, la mia cagna" ripetè ancora una volta, carezzandole i capelli con dolcezza, e stringendola più forte al suo cuore. Su quel petto, dove non sentì neppure lo schianto, si concluse il suo magico viaggio.
Lucreziaxox, 2007

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