Una cena deliziosa, come sempre con te. Chiacchiere tra il serio e il buffo, risatine... ma tutti e due stiamo aspettando di stare soli, nel nostro posto preferito, chiudere la porta della camera e fare quello che più ci piace. Ma questa volta sarà diverso, questa volta i giochi non sono quelli che conosciamo o, meglio, lo saranno ma... dopo.
Conosci la strada ormai, è da un pò di tempo che ci vediamo e che andiamo il quel motel, sanno che prendiamo il caffè in stanza e ce lo fanno trovare al nostro ingresso. Dalla tua macchina scarico il trolley con i miei giocattoli, ed il mio amato portafruste di pelle. Sono gesti che ho già fatto altre volte, inutilmente o quasi, ma questa sera sono decisa a vivere le mie passioni e a condviderle con te, integrandole alla tua, immensa, per i miei piedi.
Ti spogli veloce, e penso che mi piacerebbe farlo io, sbottonarti la camicia, i jeans... svestirti e lasciarti totalmente nudo davanti a me. Non ti accorgi che io, invece, resto vestita, in silenzio, perchè tu parlotti e fumi, ignaro di quello che mi passa per la testa. Ti butti sul letto e mi guardi, vedi l'espressione accigliata sul mio viso, sembro arrabbiata ma non lo sono. Sono eccitata, invece.
- Cos'hai?
- Ti ho dato il permesso di sdraiarti e di darmi del tu? - chiedo severa - e di fumare, tra l'altro? -
Mi guardi meravigliato, non sono mai stata tanto seria, ma capisci che qualcosa è cambiato. Ti alzi immediatamente e spegni la sigaretta.
- Coma mi desideri Signora? - domandi sommesso
- Questa sera Padrona, e tu schiavo - ti informo
- Sì Padrona - ti correggi
ma vedo nei tuoi occhi turchesi un lampo di soddisfazione
- Voltati, dammi la schiena, stai in piedi - ordino decisa
Ubbidisci rapido. Mi avvicino e ti graffio la schiena
- Fermo, non voglio che ti muovi - il mio tono è secco, perentorio. Lo so che ti piace quando ti tocco così, che ti piace da morire.
- Vedi di non far sollevare quel coso che hai tra le cosce, non lo voglio vedere dritto come un tronco. Porterai la cintura di castità finchè non deciderò di togliertela -
So che è un impresa, ora, abbassartelo. Al ristorante ed in macchina ti ho stuzzicato in tutti i modi, ho messo i miei piedi tra le tue gambe, ti ho toccato così ed eri duro come non mai, eccitato ed imbarazzato all'idea che qualcuno notasse le mie mosse.
- Non riesco Padrona -
Smetto, mi allontano di pochi passi, apro il portafruste e scelgo il frustino da dressage, lungo, sottile, color oro. Senti che mi muovo, ma non puoi voltarti, intuisci quello che sto facendo e ne provi un brivido leggero. Ti accarezzo i glutei sodi e piccoli, mi piacciono... li graffio un poco, appena appena, e li colpisco con uno schiaffo duro
- Non devi dire "non riesco", lo devi fare - e dicendo questo calo il primo colpo. E' leggero, delicato; il sottile capo del frustino non segna neppure la tua pelle, vedo che ti inarchi appena. Ne calo un secondo - Non sono sempre così dolce, schiavo, so fare molto male... e so essere tenera... - e scende il terzo. Cambio attrezzo, ora è un frustino da equitazione, nero, in materiale sintetico. Mi metto davanti a te e abbasso lo sguardo: come prevedevo, sei in piena erezione. Ti fisso, duramente, negli occhi senza parlare, una sfida che raccogli fissandomi a tua volta. Il colpo sull'asta arriva improvviso, forte, inaspettato. Ti si ferma il respiro, stai per dirmi qualcosa ma appoggio la punta del frustino sulle tue labbra per farti segno di tacere. L'erezione, però, si è sgonfiata.
- E tienilo così adesso, o ne arriva una seconda più forte - prometto. Prendo dal trolley la cintura di castità, scelgo l'anello dove far passare i testicoli e il pene, torno davanti a te e ti porgo il tutto
- Indossala, ti ho già fatto vedere una volta -
- Mi aiuti Padrona, per favore? -
- Arrangiati, nn voglio toccare quel coso -
Mi siedo sul letto e ti osservo armeggiare, nn ricordi le mosse; sbuffo spazientita e mi accendo una sigaretta, ben sapendo che ne vorresti una anche tu; ti soffio il fumo in faccia, e aspetto. Finalmente riesci nell'impresa ed io completo l'opera chiudendo il lucchetto e facendo dondolare le minuscole chiavi dorate davanti ai tuoi occhi
- Ora posso dire che il tuo cazzo è veramente mio, deciderò solo io se e quando concederti di liberarlo. Non voglio sentirti dire che ti fa male, che è costretto in gabbia, che vuoi toglierla. ad ogni lamentela, la porterai 5 minuti in più quindi regolati, rischi di tornartene a casa con la CB addosso, e anche se questo mi piacerebbe, non potesti masturbarti come fai di solito... pensaci, prima di frignare -
- Sì Padrona, non mi lamenterò. è un onore indossarla. -
Ti stringo leggermente i capezzoli, conosco ogni mossa per fartelo indurire... ti bacio le labbra e torno alle tue spalle. Riprendo il frustino dorato, e calo alcuni colpi uno dopo l'altro; vedo finalmente le prime, sottili righe rosse comparire sulla schiena, e ne provo un senso di eccitazione sottocutanea, tra le mie gambe il clitoride ha un fremito. Alterno i colpi leggeri con carezze morbide, con piccoli morsi sulle tue spalle; ti sovrasto, ho messo le scarpe che mi hai regalato tu, il tacco a stiletto, la punta accuminata, la fibbia di acciaio, in pelle nera. Amo questa sensazione di dominio, anche quando scendo dalla macchina e ti cammino al fianco mi sento dominante, anche quando ti abbraccio e ti bacio e ti supero di alcuni centimetri. Decido di legarti i polsi con le corde, non voglio usare le mie polsiere di cuoio questa sera; prendo quella da 3 metri, la metto doppia, e torno davanti a te
- Dammi i polsi - e tu me li porgi. sei tranquillo, almeno all'apparenza, perchè capisco che l'erezione spinge nella gabbia di plexiglass trasparente, ma ubbidisci al mio ordine e taci. Ti sorrido ed inizio a legarti; le corde frusciano mentre le mie mani, che non hanno mai dimenticato i gesti, si muovono sicure. Amo il sibilo che producono mentre le passo dentro e fuori, mentre controllo che la legatura non sia troppo stretta da fermare la circolazione
- Se senti che si raffreddano, se le senti iniziare a formicolare, dimmelo immediatamente che ti slego. Non voglio avere preoccupazioni, non voglio che esageri pensando di farmi piacere, perchè oltre a non essere così corri rischi inutili -
- Sì Padrona, l'avviserò subito -
Mi piaci così docile, ma sapevo che lo saresti stato. Ho scelto di legarti le mani dorso contro dorso, i palmi all'esterno, so bene che non sei comodo ma non è questo lo scopo. Non sorrido più, appoggio il frustino su un capezzolo
- E' bello - dici
- Taci! - esclamo e ti colpisco proprio lì, dove avevo già deciso di calare la frustata - Parlerai quando ti interrogo, o per ringraziare, o per dirmi se qualcosa non va. Puoi fermarmi dicendo un semplice "basta" ed io metterò fine a tutto il gioco, ti rivestirai e mi riporterai immediatamente alla macchina perchè non avrebbe senso continuare. è tutto chiaro? -
- Sì Padrona - dici serio serio
Torno alle tue spalle, e afferro i testicoli da dietro, ne vai pazzo quando lo faccio, e li stringo stando appiccicata alla tua schiena, li stringo dolcemente - Ti faccio male, schiavo? - chiedo indifferente
- No Padrona - e sento il tuo sforzo per non chiedermi di liberarti
- Bravo - commento soddisfatta
Scende il primo colpo di frustino, è in fibra di vetro e rigido, so che fa male, ma voglio iniziare dolcemente, non mi va di farti sentire subito il dolore; mentre colpisco, mi chiedo se dovrei farti contare i colpi, ma decido di no, non mi interessa quanti saranno alla fine, mi interessa darteli. Senza fretta aumento la forza, osservo ipnotizzata le righe rosse sulla tua pelle, sono le mie firme quelle, spero ti rimangano per alcuni giorni, perchè mi rende euforica sapere che ti porterai addosso me in quel modo, che ovunque andrai mi sentirai. Cambio frustino, quello che ho in mano adesso è più rigido, più cattivo; mi metto alle tue spalle e ti accarezzo, per sentire sotto le dita il leggero gonfiore dei colpi, per dare un poco di tregua alla pelle, per farti sentire che sono lì, che ci sono, che la mia presenza deve farti sentire sicuro. Ti lecco le spalle, mentre passo le mani davanti e strizzo forte i capezzoli; gemi, è piacere quello che provi, e sento la mia eccitazione farsi avanti.
- Sono bagnata - ti sussurro vicinissima all'orecchio - sentirai il mio odore... -
- Lo sto già sentendo Padrona - mormori e il colpo cala fortissimo, inaspettato. Ti inarchi, ti strappo un gemito di dolore, per un brevissimo istante mi dispiace di averti fatto così male, ma passa subito.
- Non ti ho fatto una domanda, non ti ho dato il permesso di parlare. non farmi ripetere i miei ordini schiavo -
- Ti prego, scusami Padrona -
Il frustino nuovo scende su di te più dolce, e alterno colpi a coccole, baci, tenerezze. E' la mia caratteristica, come piccoli premi per la tua devozione. E quando guardo la tua schiena ed il tuo culo arrossati, a righe, sento l'utero contrarsi come quando sei dentro di me, manca solo che i miei umori colino lungo le gambe; sento il mio profumo, e so che lo senti anche tu, che quella gabbietta ti sta facendo impazzire, che vorresti il cazzo libero di vibrare duro e con la punta che gocciola la tua voglia sfrenata... Tolgo le corde, ripongo i frustini mentre mi osservi: vorresti dirmi qualcosa ma non osi...
- Dimmi schiavo - ti invito senza voltarmi
- Se dicessi quello che penso, mi punirebbe -
- Tu fallo, decido io come comportarmi. attento ai termini che usi -
- Vorrei che me lo prendesse in bocca, Padrona -
- Mi stai chiedendo di toglierti la gabbietta? -
- Per farlo, dovrebbe -
- E stai chiedendo alla tua Padrona di farti un pompino? -
- Sì Padrona -
- E dimmi un pò, per quale motivo dovrei premiarti così generosamente? - domando sarcastica - per qualche colpo di frustino ed un pò di CB? Stai scherzando voglio sperare, perchè mi sembra davvero pochino... -
- No, sono serissimo -
- Scordatelo. e mettiti sul letto a quattro zampe - ordino
Mi ubbidisci in silenzio, palesemente contrariato dal mio no. Alle tue spalle, mi sto mettendo il gel anale sulle mani e su un buttplug, per poterti penetrare con il mio cuneo, lo stesso che già una volta usai e che quasi arrivò in fondo, alla base. Per eccitarti, e farti soffrire, ti massaggio le palle e intanto preparo il tuo buchino al prossimo gioco, mi piace da morire sodomizzare, mi fa sentire quasi onnipotente, è un gesto che trovo intimo ed erotico, e so che ti fa morire di piacere; quello sarà il mio premio per essere stato tanto bravo ad incassare non so quanti colpi di frustino. Appoggio la punta e dolcemente ti scivolo dentro, lentissima anche se ti avevo preparato inserendo un dito, sempre l'indice e sempre uno sebbene ne senti di più. Gemi, gemi forte, e ti lascio fare mentre il buttplug entra fino alla base piatta. Lo muovo come se ti stessi fottendo, e ti agiti. Immagino il tuo uccello compresso e privato dell'erezione, so che vorresti spaccare quell'impedimento, mi piace questa situazione e continuo a muovere quell'oggetto particolare nel tuo culo, lo tolgo e lo reinserisco più volte.
- Padrona - mormori - ho voglia di godere -
- Non ti è permesso - rispondo fermandomi. Il tuo commento ti regala uno schiaffo sul culo, doloroso per te che l'hai segnato e per il palmo della mia mano; mi brucia, ma non dico nulla. Non amo picchiare a mani nude, anche se la sensazione della pelle che batte altra pelle è piacevole, il formicolio mi fa perdere sensibilità. Ti sto scopando così, cerebralmente è bellissimo, mi da orgasmi di testa continui ed appaganti, e tu sento che godi, ti dimeni, lo hai accolto e lo accogli tutto sino in fondo, senza contrazioni; scorre liscio dentro di te, il tuo culo stretto si sta allargando piano, la tua prostata massaggiata ti porterà ad aver voglia di fare pipì. senza dire una parola mi fermo
- Ora girati, senza fretta, non farti male - ti dico dolcemente
Lo fai, con movimenti lenti, guardinghi e poco dopo sei a pancia sopra
- Vorrei avere un cazzo finto, muoio dalla voglia di scoparti con quello. Di farti godere così... hai il culo pronto... ora sì che meriti un piccolo, molto piccolo premio... -
Mi guardi incuriosito, il viso un pò arrossato, visibilmente goduto. Sotto ai tuoi occhi mi svesto, ma non completamente, resto con un body di pizzo, ho tolto anche le scarpe. Mi sdraio accanto a te, e ti bacio a lungo, ti tocco, ti graffio, ho voglia di te, di farmi leccare e di venirti in bocca, ma non è il momento, non ancora... Mi sposto in modo da raggiungere il cuneo, e appena torno ad impugnarlo, allungo una gamba e poggio un piede sulla tua bocca, strappandoti un mugolio di piacere. La tua lingua si insinua tra le dita; per te ho indossato quelle scarpe tutto il giorno, per lasciare dentro di te un'altra traccia mia, un ricordo olfattivo che so ti farà masturbare quando lo richiamerai alla memoria. Con te ho scoperto quanto sia erotico farmi baciare i piedi, come questo si ripercuota sulla clitoride che sento indurirsi come quando la tua lingua la solletica. I miei umori escono, li sento scorrere lungo le grandi labbra e bagnarmi, infradiciarmi. Mi lascio andare, ti scopo a fondo, ma sempre senza violenza.
- Liberami - mi dici - ti supplico liberami, non ne posso più... non resisto più Padrona, liberami! - mi implori, e nella tua voce c'è tutta la voglia di me, e di godere.
- No - nego ancora - Ora no, sto per venire - ti dico mentre una mia mano affonda tra le gambe e mi masturbo sotto i tuoi occhi ipnotizzati, mi lecchi i piedi intensamente, e io intensamente vengo contorcendomi sul letto, finalmente libera di assaporare il mio primo orgasmo. E' intenso come quelli che sai darmi tu, mi esplode nell'utero e mi sciolgo nel piacere sia fisico sia mentale. Mi fermo per sentire le ultime ondate scuotermi, fino a regolarizzare il respiro. Poi mi alzo, e prendo che chiavi dorate. Con gesti veloci, apro il lucchetto, sfilo la piccola gabbia trasparente e l'anello, e la tua erezione esplode davanti ai miei occhi; il tuo cazzo ha perso gocce di liquido seminale, le guardo stillare dalla cappella gonfia e viola, fare ragnatele sulla tua pelle... Sì, ora sì che potrai godere anche tu.. Mi abbasso, e il tuo cazzo duro è nella mia gola, sulla mia lingua. I tuoi gemiti sono forti, pieni di voglia e di passione; lecco e succhio, ti torturo ovunque e intanto quell'oggetto dentro te si muove al ritmo leggermente più frenetico, e ti sento godere e godere, sento le tue mani segnarmi la pelle affondandovi dentro.
- Vuoi che vengo? - mi chiedi come fai sempre, e non hai mai saputo quanto questa domanda mi dia i brividi di piacere, perchè sentirti chiedere a me il permesso o la negazione del tuo orgasmo mi esalta, mi fa sentire veramente la tua Padrona, l'unica che può decidere se farti venire oppure no, se acconsentire al tuo piacere o vietartelo.
- Sì - dico fermandomi un attimo - ma dopo vai dritto filato in doccia e mi aspetti carponi -
- Va bene - riesci a rispondermi
Lascio che la mia mano sostituisca la mia bocca, e la muovo velocemente guardando il tuo cazzo: la cappella è violacea, gonfia all'inverosimile, tocco le palle e le sento dure e piene, pronte a liberare lo schizzo caldo che voglio sentirmi addosso questa volta, e non solo tra le dita, voglio vederti schizzare tutto quello che hai, per me, per merito mio. Voglio vederti godere a lungo e tanto, e strizzarti la punta per farne uscire ancora, fino all'ultima goccia... ansimi, ti irrigidisci e infine sborri urlando, cosa rarissima per te... il tuo schizzo mi arriva sul seno, sulla gola, mi bagna ovunque, abbondante come piace a me, caldo, denso. Ti lascio il tempo di riprenderti mentre con tutta la lentezza e la dolcezza possibile estraggo il cuneo da dentro te, aiutata dalle contrazioni del tuo culo.
- In bagno, subito - ordino
Ti alzi, barcolli un attimo, hai le gambe molli ed il cazzo ancora duro, e ubbidisci alla mia ultima richiesta. Nella doccia ampia ti metti a carponi, ed io ti raggiungo un attimo dopo, mi metto a cavallo della tua schiena, ancora segnata dai colpi.
- Ti marchio ora, segno il mio territorio... ora sei davvero mio - e così dicendo inizio a farti pipì sulla schiena martoriata; guardo il liquido giallastro scivolarti addosso, colarti sui lati; mi muovo su di te, voglio irrorarti il più possibile, la tengo da ore e qualche volta, durante il gioco, ho rischiato di lasciarmela scappare, sforzandomi di non farlo per l'idea di voler concludere come avevo deciso... brucia sulle ferite, lo so, ma volevo che fosse così; finisco, mi sposto sulla tua nuca, e strofino il mio sesso contro al collo per asciugarmi, ma facendo così la clitoride sfrega e all'improvviso, del tutto inaspettatamente, vengo di nuovo mentre i tuoi capelli corti mi pungono dolorosamente e perversamente. Un orgasmo fulmineo, che mi lascia sconvolta. Mi sposto, ti faccio alzare, ti bacio a lungo
- Non è finita qui, stasera sì, ma non finisce qui - ti prometto.
ladysweetlash, Febbraio 2007
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