Anna è arrivata ad orvieto praticamente da Londra, giusto il tempo di passare da casa per cambiare il bagaglio e lasciare il portafoglio con le sterline, tanto a Orvieto mica servono. in realtà il cambio del bagaglio è stato accompagnato da due giorni di lavoro frenetico, come sempre, e un bel febbrone che uno non sa mai se è per l'influenza o per lo stress e la stanchezza.Comunque sia, a dispetto della febbre, Anna parte. Sa essere molto irrazionale 'sta ragazza, a volte mica la capisco.... in certi momenti ha un io bambino che le invade la sfera adulta e la fa sragionare, però che bello ritagliarsi delle sfere irrazionali in cui il fanciullino ti giuda verso l'esplorazione del mondo...
In realtà c'era qualcos'altro oltre alla passione per la musica che la portava ad Orvieto, una persona sconosciuta con cui Anna si sentiva in grande sintonia, una persona con cui aveva solo scambiato lunghe appassionate mail che spesso parlavano di altre donne, altri uomini, altre emozioni ed altri piaceri che non fossero i loro. Eppure la tentazione di dirgli “sono qui, voglio vederti” era forte. Non era nei patti, non era nelle previsioni, ma alla fine….perché no? Anna ricordava il vecchio adagio: meglio pentirsi di aver fatto che di non aver fatto, e quindi ancora una volta perché no?
Anna era restia, nell’era di internet era una che frequentava poco le chat, quasi per niente, non ne aveva tempo e non ne aveva voglia, le sembrava sempre tempo sprecato.
Per soddisfare la sua proverbiale ipertrofica femminilità se aveva voglia di rilassarsi meglio una manicure o un idromassaggio, la chat la annoiava. A giugno aveva messo quel messaggio su quel sito di pazzi, in realtà voleva essere una trappola, un tranello teso verso una storia dolorosa e finita, un insidioso dominio che Anna voleva padroneggiare ancora. In realtà le cose avevano preso un’altra piega: quelle tre parole in croce avevano invaso la sua casella di posta con un migliaio di mail, la maggior parte delle quali erano state solo lette una mezza volta e cestinate.
Quella di lui era arrivata dopo tanti mesi, carica di allusioni, ,carica di malcelata passione… un sedicente Massimo, 43enne, umbro, giornalista… il quadro era interessante, lo era ancor più il suo modo di scrivermi.
Una frase la colpì: Persone straordinarie, cercano e vogliono persone straordinarie, persone che sappiano essere sopra le righe, che siano angeli e demoni, che comprendano il momento, riescano sempre a cogliere l’attimo e trasformarlo da semplice frazione di un secondo in una dilatazione senza fine dello spazio e del tempo.
Lo spleen di Baudelaire… l’angoscia esistenziale e simbolica dell’angelo decaduto attratto dal cielo e dall’abisso… Anna si riconobbe in quelle parole e rispose, e poi rispose ancora e ancora, tra un viaggio e l’altro, spesso seduta alla sua scrivania invasa di carte…
Arrivò ad Orvieto nel primo pomeriggio, l'albergo prenotato vicino alla stazione per non starsi a trascinare bagagli in giro, la funicolare pronta a portarla sù in paese. la signorina della reception l'accoglie con un grande sorriso, nome, cognome, questa è la sua chiave, documenti...
Cazzo i documenti!!!!
Sono rimasti nel portafoglio delle sterline, passaporto, patente, carta d’identità…
Mhhhh, situazione complicata… provai a chiamare in ufficio per farmi mandare una copia dei miei documenti, ne conservo una scansione sul desktop perché non si sa mai… mi sentivo furiosamente imbecille.
Salita in camera la telefonata con Massimo, Anna gli racconta l’accaduto, e lui con una naturalezza e una serenità disarmante le dice di non preoccuparsi, se le avessero fatto storie si offriva lui di prenotare la camera al posto suo.
Anna sorrise e si rasserenò. Massimo non aveva solo la pretesa di essere un padrone, la fece sentire protetta. Pensando al suo caratterino al pepe in effetti a Anna capitava raramente di dare la possibilità ad un uomo di farla sentire protetta, di solito tutti si sentivano molto intimiditi dalla sua apparente durezza…
L’esperienza con Dario l’aveva provata, ferita fin quasi a farla morire, ma aveva avuto il vantaggio di trasformare la “micina coccolona” che era in un animale inquieto e guardingo, il morbido pelo trasformato in ispidi aculei, era diventata più dura e più cinica, aveva imparato a proteggersi, a non permettere a nessuno di ferirla.
Gabor non la faceva sentire troppo in guardia, anzi, l’idea di vederlo la riempiva di quell’entusiasmo frizzantino che ti cresce in bocca come le caramelle al limone che comprava nonno insieme alle sigarette.
“Ci vediamo in albergo da te più tardi”
hi hi hi
Dopo averlo aspettato per un po’ in albergo Anna decise di scendere nella hall, Massimo non sapeva neppure come si chiamava Anna, di chi avrebbe chiesto?
Mentre lei scendeva lui era già lì.
Anna lo guardò dietro gli occhiali, avvolta nella pelliccia chiara del cappotto. Aveva uno sguardo profondo ma al tempo stesso molto caldo,rassicurante.
Due parole, un gran feeling come vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo, un caffè, ancora parole.
Anna sarebbe voluta rimanere a parlare ancora, ma aveva prenotato i biglietti per vari concerti, gli amici che già l’aspettavano…
“Ci vediamo domani per pranzo allora”
“Sì, ok”
Salendo in paese Anna ripensava a Massimo, al suo fare pacato e sicuro, al calore che le sue parole e i suoi gesti irradiavano…
L’indomani lui le raccontò di sé, delle tante conoscenze fatte in chat, delle persone che avevano incrociato il suo cammino, di sua moglie, ,della sua bambina… a Anna piaceva ascoltarlo, con quel suo modo di raccontarsi scevro da ogni superbia, lo sentiva padrone, maestro, Mèntore, amico, in un modo a nessun altro uomo uguale, un uomo vero.
Il vento scompigliava i capelli ribelli di lei, che si intrecciavano a coprirle il viso, si fermavano sulle labbra e danzavano insieme al cappotto.
Massimo allungò una mano per scostarli, un gesto innocente e naturale, invero una scarica di adrenalina, un attimo di eternità sospeso tra terra e cielo. In quel momento si era fermato tutto, vita e morte, sole, vento, suono, memoria, ricordo, tutto.
Alzando una mano al viso Anna ricorda ancora quel gesto, come fosse l’hic et nunc di una comunione di anime.
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