Hanno condiviso le mie parole

giovedì 12 aprile 2012

CARLA

Mi hai telefonato dicendo solo una frase, breve e coincisa: "Domani alle 13 ristorante "Il Gatto Nero". Non metterti la biancheria sotto il vestito!". Volevo replicare a quello che mi era sembrato un ordine: non me ne hai dato il tempo, hai chiuso immediatamente. Ti ho maledetto, ma subito ho iniziato a pensare a quale vestito indosserò domani e a chiedermi se avrò il coraggio di non mettermi le mutandine! Come da istruzioni rispolvero un paio di tacchi a spillo e un reggicalze che avevo dimenticato nel cassetto da almeno cinque anni, mi vesto con cura lasciando in bella mostra reggiseno e mutandine sul letto. Mi osservo allo specchio: il tailleur nero sembra avere un tono molto diverso, lo spacco sulla gonna arriva ben oltre il bordo più scuro della calza.Indosso un filo di perle per incollarmi addosso un’aria gentile e rassicurante, mi guardo allo specchio e rimarco le linee scure delle mie labbra fino al punto del non ritorno. Le labbra carnose sembrano due ciambelle, “Sarò bella?” Ravvivo un ricciolo ribelle, mi fascio con le mani i fianchi e accentuo lo spacco della gonna fino alla carne bianca, morbida, profumata, sensuale e preda. Di fuori silenzio, più scuro e tombale di qualsiasi silenzio passato tra le mura sicure di casa. Mi guardo di nuovo spiando il mio culo che ancheggia sui tacchi impossibili e richiama gli ultimi uccelli affamati di notte che beccano gli avanzi di cibo rimasti per strada. Freddo. Il vento s’infila nella gonna e risale sfacciato lungo la riga delle calze, e come spilli accarezza la pelle facendomi pentire d’aver osato oltre il lecito di un inverno alle porte. Sono entrata puntualissima a "Il Gatto Nero", il luogo era molto intimo e caldo. Pochi tavoli, divisi da separè di legno. Mi sono guardata attorno ma ho visto subito che tu non c'eri! Il maitre mi ha vista è mi ha detto che c'era un tavolo prenotato e mi ha invitata a sedere.Ti ho aspettato, anche se odio sedermi al ristorante da sola. Ho controllato il trucco, i capelli. Non indossavo gli slip, proprio come tu mi avevi chiesto, ed era una sensazione veramente insolita. Sotto le cosce nude, sotto le natiche, percepivo la resistenza della paglia intrecciata della sedia. Dopo quindici minuti di attesa sei arrivato. Ti ho fissato con occhi di ghiaccio, volevo fulminarti per avermi fatta aspettare. Ti sei scusato per il ritardo, e mi hai sfiorato le labbra con un bacio e ti sei seduto accanto a me, porgendomi un piccolo mazzo di rose. Hai ordinato il pranzo per entrambi ma io ho smesso di mangiare quando la tua mano si è posata sulla mia gamba e hai iniziato ad accarezzarla appena sopra il ginocchio, poi quasi con noncuranza è risalita lungo la parte interna della coscia per controllare che avessi rispettato i tuoi ordini, se fossi nuda..... Avevo camminato per te tra la gente senza reggiseno e senza mutandine e adesso ero così eccitata che me ne stavo lì seduta rigida ed impacciata, immaginando con ansia la tua prossima mossa. Avevo in mente il sesso, nient'altro. Avevo voglia di fare l'amore subito..... Mangiare insieme e in pubblico, in quello stato, si è trasformato subito in un nuovo gioco erotico. Non so neanche cosa avessi nel piatto: ogni boccone che mi porgevi con le tue mani costituiva una tentazione irresistibile. Ho scoperto che gamberetti ed insalata sono il piu' potente afrodisiaco esistente (altro che tartufi ed ostriche!). Poi hai preso il bicchiere del vino ne hai messo un sorso nella tua bocca e mi hai invitato a risucchiartelo con la mia...in vita mia nulla di più eccitante! Ho mangiato dalle tue mani ed ho bevuto dalla tua bocca.....Ero in estasi per questo!!! Quando la tua mano si è intrufolata sotto la mia gonna, in mezzo alle cosce, non ho avuto il coraggio di protestare.... Mi sono lasciata toccare la fica umida mentre in bocca sentivo sciogliersi il gusto indimenticabile di uno scampo grigliato che mi avevi appena offerto. La tua mano iniziò a dolcemente a passare sopra le mia fica che si faceva ogni secondo sempre più bagnata, un caldo nettare inizio a fuoriuscire, sentivo le punta delle sue dita scivolare sempre più dolcemente lubrificate da quel magico olio. Le tue dita che allargano le mie grandi labbra e le riaccostano, le premono per millimetri che sembrano metri per poi ricominciare fino a che prendo respiro ed aspetto di nuovo. Poi, protetto dal separè, ti sei dato un gran da fare e mi hai allargato le grandi labbra, hai sfiorato le piccole, poi hai infilato due dita con un colpo deciso così profondamente nella fica.... così profondamente da farmi rabbrividire. Ad un certo punto temevo di bagnare la gonna e l'ho sollevata un pò, lasciando scoperte le calze con le giarrettiere di pizzo. Non avevo pudore. Ero accaldata e avevo una gran smania di aprirti i pantaloni per chinare la testa sul tuo cazzo duro, e succhiartelo. Hai sfilato le due dita, erano talmente bagnate di nettare che quasi gocciolavano, hai preso un gamberetto e te lo sei messo in bocca con le due dita bagnate, poi con un sorriso hai delicatamente inserito nuovamente le tue dita nella mia fica, e nei hai estratto altro miele. Hai preso un altro gamberetto e me lo hai offerto, appoggiandolo alle mie labbra. Quel gioco mi eccitava.... Io ho socchiuso gli occhi, aperto la bocca per prendere il gamberetto, ma un secondo prima lo avevi lasciato cadere e cosi ho succhiato tutto quel dolce miele dalle tue dita. Delizioso! La mia lingua scorreva lungo le tue dita. Mai avevo pensato di assaggiare il mio nettare, era dolce, sembrava veramente miele, ecco perche ne sei sempre stato cosi’ avido. Ecco perche’ ti piaceva leccare la mia fica per tempi infiniti, e portavi la mia mente e il mio corpo in paradiso. Ero cosi’ eccitata….La tua mano che esce dolcemente dalle mie labbra, e si rifugia nuovamente in quel caldo lago dentro la fica. Così ti ho pregato di pagare il conto e di andarcene, ma tu non avevi nessuna fretta e non eri neppure imbarazzato dalla situazione. Tant'è che quando è venuto il cameriere con la lista dei dessert non hai tolto la mano dalla mia fica e hai ordinato due creme caramel con la massima tranquillità, mentre la mia vulva, contratta da uno spasmo di apprensione, si è stretta attorno alle tue dita. Quando il cameriere si è allontanato ho preso la tua mano per attirarla ancora di più contro di me e, vibrando come una corda di violino sopra al tuo dito, ho goduto.... A questo punto ti sei alzato e mi hai presa per mano ed hai detto “seguimi” Mi hai accompagnata alla toilette, ti ho seguito senza emettere un gemito, senza protestare, ma perchè mi portavi nella toilette delle donne? Ho spalancato gli occhi ma non ti ho fermato. Poi il tuo cazzo mi è apparso davanti grosso e lucido, vibrante di impazienza e ogni esitazione è svanita. Ho sollevato la gonna ed ho aperto le gambe la mia fica era talmente bagnata che sentivo colare lungo le cosce il mio nettare. La tua lingua scivola, sotto il mio mento, passa sopra in seno, succhiando con forza il capezzolo, e mi fai emettere gemiti di piacere, passa sopra l’ombellico. E si arresta davanti a quella striscia rettangolare di dolce peluria bagnata come la rugiada bagna i campi in autunno. Sentii inconfondibile l’umidità della tua lingua incunearsi nella mia fica, tra le mie cosce fino a centrare senza un attimo di sbandamento il mio piacere per poi proseguire tra le mucose ansiose del mio ventre ormai completamente allargato e alla mercé della tua tenacia. Era la prima volta che godevo cosi’ intensamente e pregai Dio che non fosse l’ultima! Sentivo la tua bocca remissiva, fedele e piena di abnegazione continuare a baciarmi per minuti e minuti, succhiando quel liquido di passione che sgorgava copioso fino ad orlare le linee esterne della mia bocca. Sentivo la tua lingua che cercava di incunearsi sempre più a fondo nella mia fica, come se volesse chiavarmi, ed io che allargavo le gambe più che potevo. Le mie mani si appoggiarono alla tua nuca, e spinsero il tuo viso contro il mio pube, potevo sentire il tuo respiro passare tra i peli della fica. Poi l’hai fatta risalire lungo il solco bagnato, quei pochi millimetri sufficienti ad arrivare al clitoride, ed hai iniziato a leccarlo con maestria fino a farlo diventare duro come un cazzo in miniatura, e la tua lingua che non gli da tregua, i denti che lo mordicchiano dolcemente.........io che ansimo e godo, mordendomi le labbra per trattenere l’urlo che la mia gola vuol liberare! “Amore, non agitarti, non essere precipitosa” mi dici con un filo di voce, mi obblighi con voce ferma a trattenere il fiato, a convincermi che è solo questione di secondi, e un colpo bene assestato mi infilerà il suo cazzo dentro la mia fica, che tra meno di un niente si farà uragano, tempesta e ciclone per interminabili minuti. E mi prendi in piedi, all’istante, col tuo cazzo voglioso che spunta rigido tra i denti della lampo e la mia gonna arrotolata fino fianchi. Un attimo dopo eri dentro di me e nello stesso istante me lo hai spinto nelle profondità del mio ventre. Sono rimasta senza fiato, letteralmente. Deliravo di piacere e presa dall'ansia di godere nuovamente mi sono slacciata i bottoni e ti ho offerto i seni. La camicetta è scivolata lungo le mie spalle fino a terra. Non indossavo nient'altro e in un secondo sono rimasta in calze e giarrettiere tra le tue braccia. Poi ho sollevato una gamba e l'ho piegata dietro ai tuoi fianchi. Volevo sentirti piu' in fondo, volevo essere colmata. Tu mi hai messo la mano sotto il culo e mi ha sollevata con facilità. Rapida ho allacciato le caviglie dietro ai tuoi reni e ho aperto la bocca per farmi succhiare la lingua. Senza il minimo sforzo mi hai tenuta sollevata, impalata sul tuo uccello ardente e mi hai chiavata in piedi, con forza bruta. E come se mi avessi penetrata fino al cuore! Le tue mani che stringevano le mie natiche, le dita affondano nella mia carne e mi dondolano su e giu’. Il cazzo che come un pistone entra ed esce dentro la fica. Le piccole tette che si stringevano sul tuo torace e i capezzoli che si strusciavano con forza. Un tuo dito che lentamente sfiorava il buco del mio culetto, e ogni volta che lo tocca, sento contrarsi i miei muscoli involontariamente. Ansimavo sentendomi sopraffare dal piacere, sono venuta immediatamente. Mi sollevo appena, la schiena incurvata ed il mio volto teso, in attesa di quel dolore così dolce e perverso, pronto a riempirmi fin dentro le viscere e a logorare ogni muscolo fino a farmi gridare, fino a farti grugnire. Subito dopo ho sentito che anche tu ti eri svuotato dentro di me in un lungo, travolgente, orgasmo!!!!!! Ho asciugato il tuo sperma che mi colava tra le cosce. Poi mi sono inginocchiata davanti a te, come quasi in adorazione a quel cazzo ancora duro che mi aveva dato tanto piacere, e ho iniziato a succhiarlo, a leccartelo e con le mani ti accarezzavo dolcemente le palle. Ti ho sentito godere di nuovo, mentre le tue mani accarezzandomi le orecchie mi davano il ritmo di quel pompino. Ci siamo ricomposti, siamo usciti dal bagno. Ci siamo seduti al nostro tavolo e ti ho guardato: non riuscivo a credere che fosse tutto vero!!!!!! Ti ho appoggiato la mano sui pantaloni, e’ ho sentito che il tuo cazzo pulsava ancora duro e vivo la sotto. Guardandoti negli occhi ti ho detto: “adesso si va a casa mia, e si chiava a modo mio……….ti succhierò anche l’anima………questa volta non ne esci vivo……” .

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