IMMERSO nelle sue riflessioni, quasi non si accorse di essere giunto all’appartamento che aveva affittato. Entrò senza fare rumore, non voleva che lei potesse sentirlo prima del necessario. Quando poi fu davanti alla porta la immaginò impaurita della sua impotenza, anche perché non le aveva dato modo di avvisare nessuno; quando entrò nella stanza e la vide fu investito da un uragano di emozioni, eccitazione, esaltazione e senso di onnipotenza traversarono la sua mente in un istante; la guardò: lei era nuda, legata ad una trave del soffitto, bendata ed imbavagliata, sicuramente stanca; lei sollevò il viso verso di lui e lui cercò di intuire il suo stato d’animo; si avvicinò e toccò il suo seno e lei, riconoscendo la mano, si rilassò.
GIOCO’ delicatamente con i suoi capezzoli facendoli inturgidire all’istante; nel frattempo, silenziosamente, con la mano libera cercò le mollette dietro di se; pregustandone la reazione applicò la prima molletta. Lei si irrigidì, ma non emise alcun suono. Lui sorrise soddisfatto: la schiava prometteva davvero bene, ne era valsa la pena spendere così tanto tempo per il suo addestramento, lei era piccola, testarda, a volte ribelle, ma dolcemente devota e sottomessa; a lui piaceva sentirla cedere un pò per volta alternando sul suo corpo indifeso il dolore ed il piacere senza schemi e, grazie all’addestramento che le aveva impartito, lei sapeva che ogni sofferenza subita sarebbe stata ricompensata. Così, mentre rifletteva, prese una seconda molletta e la applicò all’altro capezzolo chiedendosi se sarebbe riuscito a penetrare nella sua barriera difensiva e fu premiato da un gemito soffocato dal bavaglio. Un sorriso di trionfo gli si dipinse in viso: la schiava era pronta per la seconda fase del trattamento.
SUL TAVOLINO aveva predisposto un paio di attrezzi; oltre alle mollette residue vi erano depositati: un vibratore, alcuni metri di corda, un tubo di plastica rigido, delle bacchette di vari legni, un frustino da fantino e degli spilli. Decise per una bacchetta a caso, certo comunque del risultato. Silenziosamente si riavvicinò alla schiava dandole un colpo improvviso sulle natiche; vedendo la sua reazione si rese conto di averla colta di sorpresa; intrigato dalla situazione e dal segno rosso che si era subito formato sulla pelle della schiava continuò a bacchettarla sulle natiche, avvertendo crescere in lui la familiare eccitazione che gli dava il punirla, il sentirsi Padrone del suo corpo e della sua anima, sentire che in lei il dolore si mischiava pian piano al piacere fino a confondersi in un’unica sensazione.
PERSE IL CONTO dei colpi che le inferse, si accorse però del suo cedimento e fu pronto a sorreggerla affinché non si facesse del male; la slegò e con tenerezza la prese in braccio, la portò verso il divano di pelle nera che arredava la stanza e li la adagiò. Delicatamente sciolse il bavaglio e la benda, guardandola negli occhi e sentendo di volerle un bene dell’anima.
“Sono molto contento di te schiava” le disse.
“Mio Signore sei troppo buono con me, ho compiuto solo il mio dovere di schiava.”
“Per questo ho deciso di premiarti. Qual’é il premio che preferisci schiava?”
“Mio Signore l’unico mio premio é saperti soddisfatto.”
“Brava schiava, hai detto esattamente quello che volevo sentirti dire.”
PRESE LA CORDA dal tavolino e cominciò a legarla con cura, polso destro con caviglia destra, polso sinistro con caviglia sinistra; poi preso il tubo di plastica, ci fece passare dentro il resto della corda annodandola all’altezza delle ginocchia: ora lei era aperta ed indifesa, di nuovo. Con un sorriso, pregustando di già il tormento che aveva pianificato per lei, prese il vibratore ed il frustino. Con il vibratore stimolò ininterrottamente il clitoride mentre con il frustino cominciò a colpirla saltuariamente sulle natiche, nel solco tra di esse e sulle grandi labbra.
ECCITATO DALLA SITUAZIONE venutasi a creare, si esaltò nel vederla cedere piano piano nell’udire i suoi gemiti crescere di intensità e di volume. Cercò di interpretare le sue sensazioni tenendola costantemente in bilico tra l’inferno del dolore e il paradiso dell’orgasmo. Infine, certo di averla portata al limite, ruppe il suo silenzio.
“Vuoi venire schiava?”
“Mio Signore sto impazzendo, non ce la faccio più” disse lei con la voce arrochita dall’eccitazione.
“Allora sai bene cosa devi fare schiava” la incalzò lui.
“Mio Signore, ti prego, fammi venire se Tu vuoi. Io voglio essere solo la tua schiava”.
IL SILENZIO era quasi assordante, la sua paura dilatava ogni sua percezione e il tempo sembrava non passare mai; il panico veniva a farle visita sempre più spesso accompagnato da pensieri tremendi: nessuno sapeva dov’era, del resto nemmeno lei lo sapeva. E se Lui si fosse dimenticato di lei? Era nuda, legata ad una trave del soffitto, bendata ed imbavagliata; il suo corpo, teso da chissà quanto, le doleva ovunque ed era pressoché impossibile per lei rilassarsi: le braccia legate alla trave non reggevano più il suo peso che ora gravava tutto sulla punta dei piedi e sui polpacci ormai al limite della sopportazione. Fu un sollievo per lei udire la chiave infilarsi nella serratura, aprire la porta, udirla richiudersi e percepire il suono dei passi sul pavimento che si avvicinavano: qualunque cosa era preferibile a quell’abbandono.
LUI, chiunque fosse, non parlò; lei lo riconobbe solo quando toccò il suo seno. Il sollievo provato si trasformò prima in eccitazione mentre Lui giocava con i suoi capezzoli, tirandoli e facendoli inturgidire tra le dita, quindi in una fiammata di dolore quando le sue dita vennero sostituite dalle mollette da bucato. Cercò stoicamente di resistere alla fitta che percorse il suo corpo, dal capezzolo al cervello, ben sapendo che a Lui piaceva spezzare la sua resistenza lentamente, ma non riuscì a reprimere un gemito quando le fu applicata la seconda molletta sull’altro capezzolo; provando rabbia per la propria debolezza immaginò il Suo volto sorridente e trionfante. Lei lo sentì trafficare dietro se, cercò di intuire le Sue intenzioni senza successo; con un attimo di ritardo fu conscia della Sua presenza alle proprie spalle, proprio mentre un bruciore caldo colpiva per la prima volta le sue natiche. Contò mentalmente le sferzate ubbidendo ad un muto ordine, cercando nella razionalità della progressione la forza per resistere; ma il suo corpo la tradì, facendole provare la familiare eccitazione che provava nell’essere punita, nell’esserGli dolcemente sottomessa, nell’annullare la propria volontà acquisendo in cambio il desiderio di voler essere plasmata da Lui.
LE GAMBE cedettero e Lui, premuroso, la sorresse mentre la slegava. La prese in braccio adagiandola su un divano in pelle nero, quindi tolse il bavaglio, la benda e le mollette dai suoi capezzoli.
FU ALLORA che Lui parlò per la prima volta.
“Sono molto contento di te schiava.”
“Mio Signore sei troppo buono con me, ho compiuto solo il mio dovere di schiava.”
“Per questo ho deciso di premiarti. Qual’é il premio che preferisci schiava?”
“Mio Signore l’unico mio premio è saperti soddisfatto.
“Brava schiava, hai detto esattamente quello che volevo sentirti dire.”
EGLI legò assieme il polso destro e la caviglia destra; identico trattamento lo riservò al polso e alla caviglia sinistra. Quindi fece passare una corda all’interno di un tubo di plastica rigido e legò così le sue ginocchia costringendole a restare aperte. Ora lei era aperta ed indifesa, di nuovo. Il Padrone prese il vibratore e l’accese, poggiandolo proprio all’altezza del clitoride, poi prese il frustino colpendola saltuariamente sulle natiche, sul solco tra di esse e sulle grandi labbra. Lei cercò di resistere ma l’eccitazione derivante dalla punizione era stata troppo intensa e l’effetto combinato del vibratore e del frustino la fecero letteralmente impazzire. Come un fiume in piena i suoi gemiti ruppero gli argini delle sue labbra riempiendo la stanza. Egli sapientemente alternò il dolore e il piacere portandola dall’inferno al paradiso innumerevoli volte, fino a che Lui ruppe il silenzio.
“Vuoi venire schiava?”
“Mio Signore sto impazzendo, non ce la faccio più.” Disse lei con la voce arrocchita dall’eccitazione.
“Allora sai bene cosa devi fare schiava.”
“Mio Signore, ti prego, fammi venire se tu vuoi. Io voglio essere solo la tua schiava”.
La mattina dopo lei si svegliò baciata dal sole che filtrava dalla tapparella, era nuda e sola; sul cuscino accanto un Suo biglietto…
Continua.... per il piacere di tutti!
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