Hanno condiviso le mie parole

venerdì 27 gennaio 2012

DESY


Il treno era appena partito. Sentì le porte chiudersi di colpo, e all’improvviso il mio cuore iniziò a battere fortemente. Stavo andando da lui, quel uomo che mi aveva tanto desiderata fino a comprarmi lui stesso il biglietto per Roma, pur di passare qualche giorno con me. I pensieri erano tanti e si accavallavano l’un l’altro... Desy sei una pazza folle ad aver accettato questo incontro... e se non fosse come mi aspetto?? E se volesse farmi male?? Ormai il treno era in marcia...
Cercai di far passare le cinque ore che mi separavano dalla metà il più velocemente possibile: lessi due riviste, ascoltai musica dal mio mp3 e cercai di dormire un pochino, ma il tempo sembrava non passare mai.
All’improvviso sentii il capotreno parlare all’altoparlante: la prossima fermata era la mia. Oddio, e ora cosa faccio?? Sono ancora in tempo, posso non scendere...Mi invento una scusa e non mi presento... Scendo, faccio finta di niente e vado per i fatti miei... Desy sei proprio scema! Dissi tra me e me.
Presi la valigia riempita solo per stare via tre giorni. Stavo scendendo dal treno e andando da lui... tremavo tutta. All’improvviso il mio cellulare squillò, era lui: “ehi, sei arrivata? Io sono nel traffico, ma tra pochi minuti sono alla stazione. Ti prego aspettami”. Quel ‘ti prego’.. era come se lui sapesse i miei pensieri. Scesi con calma dal treno, e mi sedetti su una panchina vicino alla biglietteria. Ero vestita in modo semplice, jeans a vita bassa scuri, che mi facevano un bel sedere, una camicetta bianca con le maniche a tre quarti, scollata abbastanza da attirare lo sguardo di molti uomini, i capelli sciolti, occhiali da sole e trucco leggero. Ai piedi avevo un paio di scarpe chiuse davanti ma aperte dietro, bianche, come la camicetta. Nella borsa avevo quello che lui mi aveva chiesto.. lo tirai fuori.. un foulard nero, di seta, me lo aveva regalato mia mamma poco tempo prima. A lui piaceva che le donne fossero bendate... ma io non sapevo ancora se accontentarlo o no, essere bendata non faceva parte di me. Il cellulare riprese a suonare: “Dove sei?” “Sono davanti alla biglietteria, seduta su una panchina. Tu dove sei? Guarda che non sono bendata...” gli dissi con tono moscio, quasi a scusarmi per non accontentarlo. “Scusa ma proprio non ce la faccio”. Lui volle rassicurarmi: “Dai non importa, vengo a prenderti”e chiuse la comunicazione.
Rimisi il cellulare nella borsa, mi alzai in piedi e mi sistemai leggermente i pantaloni e la camicia. Mi girai verso le scale e vidi un uomo alto, robusto, sulla cinquantina, vestito con un paio di jeans e una camicia bianca a righe azzurre con le maniche accorciate. Era lui. Aveva gli occhi coperti da un paio di occhiali da sole, ma sapevo che i suoi occhi mi avevano già vista. L’istinto fu quello di sorridergli, e lui ricambiò. Venne di fronte a me: “Ciao Desy...” ci fu un attimo di tensione. Non sapevo che dire... Desy ma che ci fai qui?? pensai. Mi chiese del viaggio, della lettura e alla fine la domanda bomba: “come ti senti?”. Risposi subito “Credo mi stia venendo un infarto, ma sto bene” gli sorrisi. Ci avviammo alla macchina, chiacchierando del più e del meno... chissà se aveva notato la mia scollatura… Lungo il tragitto dalla stazione all’hotel continuammo i nostri discorsi... di certo non ci mancavano gli argomenti. Arrivammo in hotel, vicino alla Fontana di Trevi. Ci accolse la receptionis, stupita di trovare di fronte a se un uomo e una donna con tanta differenza d’età. Aveva prenotato due camere separate, la mia era la numero 45.. un numero che mi piace molto, pensai. La sua era la porta di fronte alla mia. Ci accordammo per vederci un’ora dopo. Entrai in camera, disfai la valigia e decisi di farmi una doccia prima della cena. Prima di entrare in camera ci eravamo accordati per trovarci circa un’ora dopo. Per la sera decisi di indossare qualcosa di provocante... gonna nera sopra al ginocchio con uno spacco a sinistra, e una magliettina nera scollata, ma con le maniche trasparenti. Ai piedi un paio di sandali neri aperti con un tacco che mi faceva sculettare e slanciava il mio corpo non esile. Un velo si trucco e via, ero pronta.
Venne lui a bussare alla mia porta.. quando mi presentai di fronte a lui, mi fece i complimenti per l’abbigliamento, sfiorò appena i capelli come per sistemare qualcosa che era fuori posto, come raggiungere la perfezione, come per farmi sentire la sua attenzione... e ci avviammo al ristorante. In macchina accavallai le gambe,volevo che lui le notasse, e riuscì nel mio intento: iniziò ad accarezzarle con la mano destra. Sentì la sua mano calda su di me.. erano come una coccola, mi faceva venire i brividi. Arrivammo al ristorante, mi fece accomodare e lui si sedette accanto a me. C’era un’intesa perfetta... leggevo nei suoi occhi come lui leggeva nei miei.
Sapevo cosa voleva. Dovevo sfilarmi l’intimo... con un sorriso malizioso mi avvicinai al suo orecchio: “è inutile che me lo chiedi, sono già senza perizoma”. Vidi i suoi occhi brillare. Accavallai di nuovo le gambe. Arrivò il cameriere, un giovane ragazzo dal sorriso smagliante. Notò subito la mia scollatura, e anche le gambe... a lui faceva piacere che qualcuno guardasse con desiderio la donna che lo accompagnava, lo eccitava. Ci portò i primi piatti e nella pausa tra il primo e il secondo piatto mi venne un’idea. Gli diedi un’occhiata, mi alzai e andai verso il bagno. Non appena chiusi la porta dietro di me, lo sentì entrare. Ero girata verso il lavabo, e lui mi abbracciò da dietro, mi sussurrò “sei molto sexy” e mi baciò il collo. I migliori brividi del mondo mi invasero il corpo... non mi sentivo più le gambe, il cervello era vuoto, le mie mani andarono inaspettatamente sopra le sue. Continuava a baciarmi il collo e accarezzarmi la nuca... adoro quando mi accarezzano la nuca, mi fa sentire sul precipizio di un burrone e su una nuvola contemporaneamente. Appoggiai la mia testa sulla sua spalla, piegandola indietro, e la sua bocca dal collo la sentì salire sulle guance... e poi le sue labbra riappoggiarono dolcemente sulle mie. Mi baciò con passione, girandomi e facendomi sedere sul bancone in marmo che c’era. Mi allargò le gambe... me le accarezzava.. e la sua lingua invadeva sempre di più la mia bocca. Le braccia mi strinsero a lui. Lo spinsi via, ricordandogli che il resto della cena ci aspettava e mi ricomposi. Uscimmo da quella stanza da bagno.. la serata continuò tra mille baci e occhiate fino alla porta della mia stanza d’albergo.
Mi sorpresi, ma fui io a chiedergli se voleva entrare.. mi rispose di sì con un bacio, un lunghisimo bacio che avevo desiderato, che avevo voluto e cercato. Aprì la porta, e subito lui si lanciò a baciare il mio corpo, la mia bocca, la mia anima... lentamente prese a spogliarmi, mentre i suoi occhi così chiari scrutavano ogni centimetro della mia pelle che rimaneva scoperto. Mi portò verso il letto, dove ci sdraiammo e finimmo di spogliarci sotto le lenzuola. La sua bocca non aveva pace, voleva assaporare ogni parte di me... la sentivo che scendeva dalla bocca fino al seno... mi succhiò i capezzoli con ardore e passione, me li pizzicò mentre erano duri, li prese tra le dita... mi sentivo piena di passione e bagnata. La sua bocca era ancora sul mio seno e sentì le sua mani farsi strada tra le mie cosce... cercava il mio sesso eccitato... infilò le sue dita dentro di me, che furono inghiottite, risucchiate. Iniziò a muoverle a un ritmo preciso e dolce, mentre la sua bocca cercava la mia. Finì con le dita... le succhiò... e strusciava il suo bacino contro il mio... Poi si bloccò. Voleva legarmi, lo capì dal suo sguardo. Mi congelai. Non volevo essere legata, era come se lui volesse togliermi la libertà. I suoi occhi leggevano i mie... leggevano la mia paura, il mio timore, era come se comprendesse il perchè del mio no. Improvvisamente prese a baciarmi e lascio cadere davanti a me quelle corde di seta, come per rassicurarmi, come per dirmi, non servono.... non serve legarti con le corde, sono le anime che si legheranno tra loro, non gli importava più niente di corde di seta e di polsi serrati...c'era tempo per volerle e desiderarle insieme.F facemmo l’amore tutta la notte, ci addormentammo abbracciati con le mie gambe che imprigionavano il suo corpo, per non lasciarlo andare via, per tenermi il suo calore addosso. La mattina dopo mi accolse il suo sorriso, quegli occhi che tagliavano l'anima, quel suo modo di essere così bambino e così uomo di forza e di  carattere... era con con la colazione ain mano, un grande vassoio cher soprendeva per abbondanza. Sorseggiavo una spremuta e non mi staccava gli occhi di dosso, senza parlare, solo guardandomi e mi faceva tremare.... come se l'anima vibrasse come un diapason insieme alla sua. Ed i miei occhi parlavano ai suoi.... si lo voglio... fino a quando non mi toglierai il fiato, fino a quando non ruberò il tuo.

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