Hanno condiviso le mie parole

venerdì 27 gennaio 2012

DONNE


E' una sera che. E' una di quelle sere che ci si svuota. E' una di quelle sere che ha l'impressione di cadere da un posto troppo alto. Che si chiama Felicità.
E' una giornata felice, in cui la sua mamma ed il suo papà sorridono, in cui c'è il pensiero di Dylan le dice che è bellissima e che è fiero di lei, in cui la Marisol le dice: "Ti ho comprato dei fiori rossi", in cui la Lista le regala "l'unico sale nero che esiste al mondo, è il sale dell'intelligenza". 
E' una sera che qualcosa si rompe. Una sera di: "Questa è la tua serata, mia piccola Darika, è la tua prima serata da troia". Questo è quello che merita, questo è quello che la squassa di eccitazione e sconvolge il suo pudore. Ecco perchè mangia. E si sente dannatamente sbagliata. E sente che non si riscatterà mai. E sente che non può tenere tutto questo nello stomaco. E allora prega, davanti al cesso. Prega il suo corpo di tirar fuori tutto, senza farle male. Invece è una sera che vomita sangue. Nemmeno la prima.
Fuori c'è nebbia d'estate, la palestra è lontana e la tivvù vicina, il letto lo è ancora di più. E' immobile, un po' stanca forse, ma ha voglia di camminare. Continua a camminare anche sopra la bilancia che segna ben due etti in meno di prima di vomitare. 
Chiama quest'uomo che ha visto un paio di volte, perchè in fondo, non è tardi.
Nove e trenta quando torna a casa, e Dylan è già lì.
Il suo Signore la vende, cinquanta euro e cercare un uomo che crede di scoparla da Dio. "Te li do quando ci vediamo.. okay, va bene, ti pago subito, sono dal tabaccaio per le sigarette". Non ci crede, lei, eppure le sue scopate possono avere un prezzo. "Ti pagherà, Darika, sei troppo bella per essere dimenticata".
Un senso di ingiustizia le sale dallo stomaco. "Mio signore, non è giusto".
Gonna di jeans, canotta bianca, scollo all'americana, ballerine basse.
"Stesso posto?". Okay, non è lontano. Ed in fondo, non è tardi.
Parlano ma. Duemila domande. "Ho pagato la tua amica, dovrei scoparmi lei". Ma lei non ascolta. Lui è un ingegnere a cui hanno insegnato che "Io posso fare tutto". E la sua vita è tutta corretta.
Poi, vederlo lì. E quel senso di ingiustizia se lo inghiotte con un respiro profondo. "Fattelo succhiare, fammi fare la brava troia".
Si lascia mettere le mani addosso da quest'uomo. "Andiamo a casa mia, ma come sei cambiata, ma che viso diverso".
Le confida in un orecchio mentre se la scopa che gli piace l'idea di avere una troia personale, ma che anche se ha il viso che sembra un disegno a matita cinquanta euro sono troppi. 
Glielo succhia mentre lui è ancora in piedi, un desiderio irresistibile di pensare al suo Padrone mentre lo fa. Pensa a quelle mani che le tirerebbero i capelli e a quelle parole che la farebbero sanguinare, oltre a farla bagnare come una cagna. Quest'uomo che ha davanti, invece, è eccitato come non lo era mai stato con lei. Ha un cazzo enorme che lei non riesce a tenere in bocca e le dice: "Mamma mia, guarda cosa mi fai". Niente sperma in bocca, Darika. Fai solo la troia per me.
Lei si sveste, nemmeno tutta, da brava troia. Si alza la gonna, toglie via la canotta e il reggiseno lo tira su. Le succhia i capezzoli che ancora le fanno male, da sabato. Le stringe il culo fra le mani che ancora desidera il cazzo, da sabato. Le accarezza il viso che ancora chiede schiaffi, da sabato.
"Devo rientrare entro le dieci, sbrigati a venire". "Dai, non voglio venire subito, scopiamo ancora un po'". Lei contrae la fica e si muove sotto quel corpo che la schiaccia: vieni, vieni, vieni e fammi andare a casa. Quando lui viene geme come una donna, a lungo, e poi le dice: "Sei una maledetta".
Cinquanta euro sono davvero troppi, lo ribadisce. Un senso di vergogna simile ad una sufficienza risicata in una verifica di grammatica. Un senso di vergogna che sa di non essere la brava troia del suo Padrone. Un senso di vergogna che la stende a quattro di spade se fosse davvero così. Eppure è soddisfatta dei modi meschini che ha quest'uomo di contrattare sul suo corpo. Eppure è soddisfatta se pensa che abbia accettato senza remore. Eppure è soddisfatta della sua prima serata da troia. Il suo Padrone lontano, eppure ce l'ha avuto fra le gambe per tutti i settantacinque minuti che ha passato nel letto di quest'uomo. Non sa come regolarsi.. resta in silenzio ascoltando la contrattazione in solitaria dell'uomo che l'ha pagata. Magari, sì. Magari adesso prendo e gliene restituisco la metà. Il mio Padrone non sarebbe fiero di me. Un suo caro amico, una volta le ha cantilentato una canzone, un suo carissimo amico, che abita nel palazzo di fronte a quello dei suoi genitori, le ha cantilentato una canzone una volta, e poi sempre, ogni volta che lei si buttava giù.
".. di donne come te, lascia stare, non ce n'è". In quei momenti non ci faceva caso, e pensava che era un modo come un altro per chi non sapeva come prenderla. Adesso che si sente davvero così unica, così splendida e speciale agli occhi del suo Signore, quella canzone ha un senso. Vuole riaccompagnarla a casa. "Non devi accompagnarmi nemmeno alla porta, con le troie si fa così".
Anche se questa sera le andrebbe di farsi accompagnare a casa. Per una volta, da un uomo. Sa che è sbagliato. Sa che lui non dovrebbe sapere dove trovarla. In fondo lo sa. Ma non le va di tornare a casa da sola. Non le va di cercare le chiavi in fretta. Vuole ascoltarsi. E deve farlo con calma. 
Quando torna a casa un sms. 
"Nella notte. Un pensiero. Una poesia, senz'altra poesia, per averti vicina, anche se non lo sai. Per chiudere gli occhi ed immaginarti alle prese col mondo. E con la notte. Alla presentazione non c'eri, ma hanno parlato di te. Congratulazioni."
Le fa male conoscere il finale di certe storie che sembrano già tutte scritte. Le fa male: "Scrivi bene". Le fa male perchè il finale di quelle storie è la sua vita, e la sua vita non è un romanzo.
E' mattina e non ha dormito. E' mattina e nel corpo ha ancora certi sapori. E' mattina e scrive per Lui, perchè Lui possa leggere. Com'è stata eccitante la sua troia, come lo ha fatto impazzire, come ha portato via tutto lo sperma che lui aveva. E' mattina. Rendimi una donna desiderabile. Fa' che lui sia disposto a pagarmi ancora, fa' che lui possa solo desiderarmi senza avermi mai più. Fa' che quando mi incontrerà per strada possa pensare: "Quella troia è stata mia per una notte, ma adesso è diventata troppo per me". 
Certi giorni milanesi in cui lei non è mai stata all'Hollywood, eppure ha visto nascere il Bluster, su un auto bianca, che la guidava un certo Michele. Certi giorni che si guardava attorno e  nessuno guardava lei in maniera così sfacciata. Fa' che quei giorni possano tornare. Fa' che gli uomini mi guardino, stavolta, in maniera sfacciata con la consapevolezza di non potermi avere. Sono Tua, la Tua Troia si veste di maiuscolo stamattina. Ieri sera, tornare a casa e non trovarti.
E' mattina ed è un po' triste. E' mattina, ma non piange.

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