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domenica 29 gennaio 2012

RECENSIONI

L'impero dei sensi Vediamo ora perché la presenza dell'angoscia anche nel più riuscito dei rapporti sessuali (quello in cui il desiderio si intreccia col piacere dando come risultato il godimento), la sua meccanica e il suo rapporto con l'oggetto, interessano la questione del masochismo. Mi aiuto con un film, universalmente riconosciuto come un capolavoro, molto efficace per dare forma e colore a quanto dico: "L'impero dei sensi". La storia è facilmente riassumibile perché non ci sono molti avvenimenti; si tratta dell'incontro fra una giovane ex-prostituta ed il suo padrone che si rivela ben presto come una passione assoluta che non smette di cercare di esaurirsi ed esaudirsi nella sessualità. Il ritmo incalzante ed angoscioso del film è dovuto all'assenza di pause fra un rapporto e l'altro ed alla necessità, per la donna, di produrre nell'uomo un'eterna erezione e, nell'uomo, di assecondare il suo desiderio. Mano a mano che la storia si serra il mondo intorno si ritira, anche nel senso letterale: chiunque abbia accesso alla stanza dove i due amanti si sono rifugiati, viene respinto; anche se viene per motivi essenziali, ad esempio per recare del cibo. Con la sua terribile carica di angoscia, con i suoi reiterati tentativi di unione sessuale sempre falliti e perciò obbligati a ripetersi all'infinito, il film è una splendida esemplificazione dell'intreccio fra angoscia, desiderio, godimento e tratto masochistico del rapporto sessuale. La questione del masochismo sarebbe incomprensibile senza una messa a punto della triade desiderio-godimento-angoscia e del loro rapporto con quell'oggetto-scarto che il desiderio contorna, cioè con l'oggetto "a". Ne "L'impero dei sensi" il masochismo è, proprio come dice Freud, "femmineo", cioè lo si coglie soprattutto dalla parte dell'uomo: è lui che subisce le imposizioni della donna; lei è regina e trionfante ed è lui a farsi oggetto del suo godimento, a godere del godimento che le procura, ad essere il suo oggetto, il suo strumento, fino alla morte. Non è un caso che si tratti di un film giapponese, ambientato in una cultura che celebra la passività silenziosa delle donne; questo fa risaltare ancora di più il ribaltamento delle posizioni e dei ruoli sessuali. E' un film angoscioso che accelera la sua intensità man mano che fa presentire l'irrimediabilità della fine e lo spettatore è trascinato nell'impossibilità di un arresto del dramma. La storia e l'angoscia che l'accompagna possono terminare solo con una soluzione catastrofica: lasciando dei resti, in questo caso i cadaveri dei due amanti. Il film illustra molto bene il concetto di Freud di "masochismo femmineo" nell'uomo ma al tempo stesso anche la tesi di Lacan che ciò che ha di mira il desiderio nell'economia fallica è un resto, ciò che resta di un'erezione e che ha funzione di oggetto "a". Il protagonista maschile vuole farsi oggetto scarto del desiderio della sua partner, si identifica col suo godimento, cede passivamente ad ogni suo capriccio pur di mantenere quel posto di oggetto assoluto di Lei. Lei gode della castrazione di lui fino alla sua forma estrema, la morte per strangolamento. La donna strangola l'amante per procurarsi il massimo del godimento. La passività di lui è una passività attiva, una servitù volontaria, una determinazione ad occupare senza esitazione il posto di strumento del godimento del partner. Come non concordare con il dubbio di Lacan che il masochismo femminile sia un fantasma del desiderio maschile, che insomma l'uomo proietti sulla donna il proprio desiderio di farsi oggetto-scarto del desiderio dell'Altro? Il regista dell'"Impero dei sensi" lo dice a chiare lettere. Le figure del masochismo maschile si incontrano nell'arte, nella letteratura, nel cinema, ma più raramente nella realtà. Nella realtà sono le donne a subire la violenza degli uomini ed il loro dominio. A meno di non considerare masochismo femmineo nell'uomo il chinare il capo nella quotidianità, il cedere allo strapotere femminile tra le mura domestiche, il lasciare all'arbitrio della moglie la gestione di cose e persone, il mettersi insomma nel ruolo del padre umiliato che tanti analizzanti lamentano di aver avuto. In questi casi è la donna, come si dice, a portare i pantaloni, cioè ad avere una posizione fallica e l'omosessualità rimossa del marito viene assecondata senza dichiararsi. In genere è più frequente che siano le donne a comportarsi da masochiste, che si prestino ad incarnare il fantasma del desiderio maschile e che la loro "perversione" masochista sia una risposta alla richiesta maschile di impersonare il loro fantasma.

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