Hanno condiviso le mie parole

sabato 28 gennaio 2012

SLAVE


Arrivata nella hall dell'albergo dove lui l'aspettava, Anna ebbe ancora un momento di incertezza; dovendo chiedere al portiere di annunciarla si sentiva "nuda" allo sguardo di quell'uomo sconosciuto, come se lui potesse intuire ciò che stava per fare, potesse guardarla come una donnaccia.
"Sei ancora in tempo per non gettarti in questa cosa" - si disse - sentendo una voce interiore che le diceva di voltarsi e tornare indietro; ma c'era un'altra forza dentro di lei che la spingeva decisamente verso il suo destino, verso quell'uomo gentile ma forte ed autorevole, bello ed affascinante ma che lei percepiva come una specie di demone pericoloso. "No" - si disse - "se vado via adesso perderò un uomo che mi piace, mi eccita; ma, soprattutto, perderò forse per sempre il coraggio di conoscere questo tipo di esperienza e mi resterà un senso di incompiutezza! E poi dovrà anche lui guardarsi dal mio fascino e dalla mia spudoratezza....". "Buonasera; sono attesa dal signor Rossi" - disse al portiere. "Secondo piano, camera 69" le indicò l'uomo nella elegante divisa e lei si diresse all'ascensore. Quando le porte si aprirono Anna entrò sentendo le gambe incerte per la tensione; si guardò allo specchio. Vide una donna giovane e bella, elegante nella sua gonna nera lunga con un vertiginoso spacco da un lato, la camicia di seta rossa e la giacca corta avvitata; calze velate e tacchi a spillo erano perfettamente intonati al resto. Si fece coraggio, pensando che era lei ad essere preziosa, che semmai doveva essere Claudio ad essere preoccupato di essere all'altezza; ma non riuscì a convincersene. Arrivata alla porta della camera 69 si fermò a prendere fiato per ritrovare la calma; il cuore le batteva tempestosamente e le sembrava di non avere un equilibrio sicuro sui tacchi alti. Lottò contro le sue paure e bussò: quando la porta si aprì e Claudio la guardò con calda ammirazione nei suoi occhi grandi e belli, Anna sentì un formicolìo nel ventre che le restituì coraggio ed entrò nella stanza con passo fermo, consapevole della propria bellezza, dell'aura di femminilità che la circondava.
"Ciao, Anna" - la salutò Claudio con la sua voce bassa e profonda - "sei bella come sempre ed i tuoi occhi brillano! Sono felice di vederti. Accomodati, il divano è comodissimo e lo champagne squisito" e mentre lei sedeva sul divano accavallando le gambe lunghe che lo spacco mostrava generosamente le offrì una coppa di champagne. "Grazie" - disse lei prendendo la coppa; la guardò con diffidenza, come se quella bevanda con le sue bollicine fosse un pericolo; in un certo senso lo era, perchè sapeva perfettamente che aveva il compito di abbassare la tensione, di indebolire le sue difese, di renderla più vulnerabile. "Ma cosa sto pensando?" - riflettè - "Sono qui perchè voglio esserci, nessuno mi insidia né mi minaccia! Sono un pò spaventata dal senso di ignoto, ma non devo essere sciocca!". Bevve lo champagne con lunghi sorsi sorridendo a Claudio, che la guardava tranquillamente e non sembrava davvero pericoloso! Parlarono un pò di cose leggere, lui la fece ridere con le sue battute argute, mentre le offriva una seconda, poi una terza coppa. Anna si ritrovò non del tutto lucida, anzi, decisamente su di giri prima di accorgersi di aver bevuto un pò troppo; ma non le dispiacque, si sentiva allegra e spensierata, cominciava ad essere a proprio agio. 
"ALZATI!". L'ordine arrivò perentorio ed inatteso; lei rimase sorpresa e si ritrovò, suo malgrado, in piedi come se non avesse alternative all'obbedienza.
"Adesso spogliati; fallo lentamente e sensualmente". Anche questa volta non potè fare altro che eseguire. Dapprima con gesti incerti, poi man mano acquistando tranquillità, consapevole della propria bellezza e dell'effetto che il suo corpo poteva fare sull'uomo che credeva di poter condurre il gioco a suo piacimento.
"Ora basta; resta così e gira lentamente su te stessa". Cominciò a fare come richiesto; con addosso il perizoma, le autoreggenti e le scarpe si sentiva un pò a disagio, infastidita dall'istinto che la induceva a fare quel che le veniva ordinato senza saper decidere da sola. Sentiva lo sguardo di Claudio su di sé, come se potesse toccarla, come se la sua pelle reagisse a quello sguardo e cominciò a sentirsi eccitata. 
"Fermati davanti a me" disse l'uomo "e non voltarti; né ti è permesso guardarmi; tieni gli occhi verso il basso". Quest'ordine era particolarmente sgradevole, ma l'eccitazione di sentire l'uomo dietro di sé senza poterlo vedere, domandandosi quale parte del suo corpo stesse guardando e se stesse per toccarla la spinse ad obbedire ancora. La sculacciata arrivò come una frustata: lo schiocco del rumore prima ancora del dolore; poi il dolore si fece sentire e con esso un sussulto, un fremito di ribellione. Si voltò per guardarlo, ma lo schiaffo le bruciò la guancia prima che potesse riuscirci. Il dolore e la paura la bloccarono e rimase ferma, voltata in avanti con lo sguardo basso e l'umiliazione che la faceva ribollire. Ma sentiva qualcosa nell'aria che non le permetteva di agire.
"Sai che mi stai provocando; sai che il tuo corpo mi fa eccitare. E ti sei vestita in modo così sexy. Sei una donna perversa!". La seconda sculacciata arrivò all'improvviso, nello stesso preciso punto della prima, rinnovando il dolore e la rabbia; ma non osò fare nessun gesto, la paura la paralizzava. Ma non c'era solo la paura: qualcosa dentro di lei si stava muovendo e sentiva le gambe molli e desiderava che Claudio non tornasse gentile. Senza una parola lui la afferrò per le braccia e la trascinò verso il tavolo. In pochi attimi Anna si trovò con il tavolo davanti alle gambe, con le mani legate alle due zampe dall'altra parte, costretta a stare piegata in avanti, esposta a lui senza difesa. La paura le morse le viscere, si chiese se non era stata stupida ad andare lì, se non aveva ceduto alle lusinghe di un pazzo, se non stesse rischiando qualcosa di brutto.
"Adesso non ti senti più così spudorata, vero troia?". La frase la sorprese, non si aspettava questa insolenza e ciò rinnovò la sua paura, facendole sentire un nodo nelle viscere. Quando Claudio afferrò il perizoma e lo sfilò dalle sue gambe, la paura crebbe ulteriormente.
"Avrai quello per cui sei venuta!". Mentre ascoltava queste parole arrivò una nuova sculacciata: questa volta più forte ed il dolore fu più intenso. Anna si sentiva indifesa ed umiliata; la posizione che la costringeva a mostrare il sedere in quel modo osceno rendeva tutto più difficile. Un'altra sculacciata; forte, come una frustata. Sentì le lacrime salirle agli occhi, ma si accorse, quasi con rabbia, sicuramente con sorpresa, che stava aspettando le altre, che quasi le desiderava. Ed arrivarono; forti, insistenti, con ritmo regolare.
"Lo so che ti sta piacendo, sei una vera maiala!". Anna non disse niente; si sentiva di meritare quello che stava succedendo: perchè era vero, le stava piacendo! Lui infilò una mano tra le sue gambe e lei vacillò, temendo di cadere per l'intensità della sensazione.
"Sei bagnata, puttana!" - disse Claudio quasi con rabbia; e, con voce arrochita, aggiunse: "Adesso ti scopo!"
Sentendolo dire questo Anna provò un brivido che corse lungo la schiena allargandosi nei lombi; si bagnò intensamente, desiderando che lui lo facesse. Lo fece, naturalmente. La prese per le anche e la penetrò; lentamente, lasciando che lei smaniasse, gemesse, si agitasse aspettando che la scopasse brutalmente. E invece la fece sospirare; la penetrò piano, poco per volta, insensibile alle sue aspettative. 
"Vedi quanto sei perversa?" le disse e di nuovo una sculacciata forte come una frustata. Anna sussultò ed urlò, più per la sorpresa che per il dolore. Subito Claudio la penetrò a fondo e cominciò a scoparla energicamente. Lei era eccitata tremendamente, non capiva più se preferiva che la scopasse o la sculacciasse; si agitava cercando di ottenere il massimo della profondità della penetrazione, ma le mani legate e la posizione in cui era la endevano impotente ad agire. Claudio prese ad alternare spinte e sculacciate, con ritmi sempre diversi, riuscendo sempre a sorprenderla: Anna sentì che stava perdendo totalmente la ragione, si agitava, urlava, gemeva. Quando arrivò, l'orgasmo fu una come scarica elettrica; il suo corpo fu scosso da una serie di sussulti violenti, la sua fica era bollente, la sua mente era volata via in un'altra dimensione. Soltanto allora arrivarono le carezze, gradite anche se inaspettate; Claudio rimase dentro di lei, carezzandole la schiena e le natiche, la baciò dietro al collo, le passò le mani sui seni e così, prendendola da dietro e stringendo i suoi seni le riversò dentro tutta la sua passione. Anna rimase abbandonata, grata a quell'uomo che l'aveva spaventata e picchiata, ma le aveva donato qualcosa che non si aspettava: sapeva che da quel momento non sarebbe più stata la stessa di prima... e ne era felice! Ma non sapeva che era solo l'inizio perchè dopo quel breve intervallo di tenerezza la belva riprese il sopravvento. Così, nella stessa posizione, legata bocconi sul tavolo, sentì che le carezze dell'uomo diventavano progressivamente più intense, più rudi. Quando si accorse che Claudio le stava legando le caviglie alle zampe del tavolo si domandò perchè lo facesse, cosa poteva significare quell'ulteriore impedimento dei suoi movimenti. La risposta arrivò in un baleno: "Mia bella sporcacciona adesso ti tratto come meriti!" ringhiò l'uomo, evidentemente preda di una passione incontenibile; le sue mani si fecero sempre più spudorate, percorsero tutti i suoi orifizi, si trattennero tra le gambe per inzupparsi dei suoi fluidi. Poi, scivolarono verso il solco che separava le due metà del favoloso sedere della donna; lei ne godette, prese a gemere intensamente per il piacere di quelle mani sapienti che le spalmavano il frutto del suo stesso piacere tra le natiche. Quindi le mani che spostavano le sue rotondità non la sorpresero e quando Claudio la penetrò analmente fu presa da un nodo nelle viscere per lo sgomento; il dolore del pene che si faceva strada piombò su di lei e la paura la attanagliò quando, con il briciolo di lucidità che le rimaneva realizzò che non poteva difendersi in alcun modo dai suoi assalti, legata ed mmobilizzata in quel modo, aperta a lui senza scampo! Ma nel giro di pochi attimi smise di preoccuparsi e fu presa in un vortice di sensazioni forti, violente che la sommersero ad ondate: finchè gemette ansimando come non mai, lo implorò di non smettere, desiderò che i suoi assalti divenissero ancor più insistenti, veloci, brutali. Il nuovo orgasmo la colse impreparata, in preda ad un autentico delirio dei sensi. Urlò, urlò selvaggiamente; urlò con tutto il fiato che aveva, fino ad esserne spossata. Ora Anna sapeva cosa vuol dire essere schiava; non avrebbe mai immaginato che le sarebbe piaciuto fino a questo punto! 
Amante.Padrone, 2006

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