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domenica 29 gennaio 2012

LESSICO: Geisha


Geisha è l'unione di due kanji che significano "arte" e "persona": significa quindi "persona esperta nelle belle arti , nell belle maniere". La Geisha e' una professionista nell'arte di intrattenere ed allietare noiose cene d'affari e banchetti. Una geisha coniuga spontaneità e raffinato artificio. La sua conversazione e' attenta e elegante. La bellezza della geisha e' insita nella sua padronanza della canzone, della musica , del ballo , dell'abbigliamento, della raffinata presenza in qualunque occasione le si presenti.Lo scopo di una geisha è di arrivare a rappresentare la perfetta incarnazione dell'iki, canone estatico su cui si basa l'essenza dell'essere giapponese. Per noi occidentali potrebbe rappresentare la "grazia" intesa in senso ampio ed estetico. L'Iki è il uno stile, un comportamento, l'essenza della seduzione che sceglie la via piu' difficile del mutamento , dell'adattabilita' dell'anima al proprio interlocutore. Tutto cio porta la geisha al di la' della sua immancabile bellezza fisica : essa contiene in se' la propria arte. La geisha studia la parte coinvolgendo tutto il suo essere : la modulazione del respiro, la silhouette, le aconciature, l'incedere. Il suo fisico deve essere sottile e slanciato, il volto affilato, le sue guance, dal colore pallido come "il fiore di ciliegio" o "glaciali " cosi' da ricordare l'autunno. La voce deve poter variare la tonalita' raccogliendo una gamma che spazia da dalla malinconia al brio. Il trucco facciale e' particolare: la bocca va ridisegnata in modo da mostrare, col ritmo delle labbra, rilassatezza e tensione assieme. Gli occhi devono assumere un'espressione che evoca la dolcezza lasciando intravvedere opportunamente punte di civetteria. 
Deve calzare sandali con i piedi rigorosamente nudi , elemento fondamentale di seduzione, anche d'inverno, sovrastati da Kimono poco appariscenti , con colori delicati e intonati alla stagione. Il colletto del kimono deve lasciare scoperta la nuca affinche' appaia la seduzione di una breve apertura sull'intimita' del corpo. Il " komata" e' una bella linea sottile sulla parte alta posteriore del collo che viene spesso truccata per rispecchiare la figura della zona genitale ; cio' significa per la geisha "l'aspirazione alla perfezione della bellezza erotica unita all'arte". I capelli normalmente lisci e di colore "nero lucente e profondo possono essere acconciati secondo un adeguato canone estetico (es . " a foglia di gingko", "shimada ", …). La donna che sceglie di intraprendere questa professione deve applicarsi ad anni di studio e disciplina. Per perfezionare le tecniche e sostenere i notevoli costi di abbigliamento (un kimono elegante puo' raggiungere i 15-20.000euro) , il trucco, la cura del corpo e della cultura necessitano di molto denaro. L'unica via quindi e' affidarsi come tradizione ad un facoltoso sponsor (okiya o danna-san) . In cambio del sostegno finanziario l'okiya ottiene particolare attenzioni e dedizione. La geisha ha sempre rappresentato l'aristocrazia del mizu shouba e non e' da considerarsi una prostituta. Se fornisce prestazioni sessuali, lo fa a sua discrezione o come parte di una relazione duratura. Il suo lavoro è vendere un sogno - fatto di sontuosità, romanticismo, esclusività - ai più ricchi e potenti uomini del Giappone: politici, uomini d'affari e yakuza. Molte geisha raggiunta una certa età sono state spose di uomini facoltosi e di alto livello sociale. Sin dall'antichita' , diventare geisha non comprendeva l'insegnamento delle arti amatorie; anzi, dovendo arrivare vergini al mizu age, era loro prescritto di stare il più lontano possibile da qualsiasi contatto di tipo sessuale. Era un modo diverso di essere donna. La geisha era la donna per eccellenza, un gioiello, una cosa rara da ammirare e apprezzare. Una figura ben distinta dalla geisha è quella della "maiko" ("danzatrice"), giovanissima che studia per divenire geisha. Essa è ben riconoscibile dal kimono molto più colorato, con maniche e obi allungato. Anche le maiko sono richiestissime sul lavoro, poiché la loro giovinezza e candore compensano la mancanza di quell'esperienza che soltanto le geisha più affermate possiedono. La cerimonia della rotazione del collare (erikae) segna il cambiamento, l'evoluzione da maiko a geisha. 

Nell'epoca Kamakura la donna veniva confinata in casa e repressa lasciandola senza cultura a curare il focolare domestico. La conseguente noia che assaliva gli uomini li portava alla ricerca di donne con piu' personalita' e indipendenti :le geishe. L'arte della geisha nasce nel periodo di Tokugawa (1600-1868) in Giappone, ma la geisha in quanto tale non compare sino all'era di Meiji (1868-1910's). Nel perioo di Tokugawa, Geisha era in origine un uomo di piacere , nato per intrattenere uomini d'affari nelle "sale da the' pubbliche e private"; in particolare il geisha si trovava 
"nel mondo del salice e del fiore o mondo dell'acqua" (karyukai), locali in cui erano presenti i clienti (uomini d'affari e persone ricche ) , i presentatori (gli sponsor dei geisha ) e i geisha stessi. Ben presto anche le donne comparvero nel mondo Geisha assumendone via via il dominio del nome . Alla dell'epoca Tokugawa , si impose alle geisha femminili di vestire in modo meno vistoso, piu' raffinato , con acconciature piu' semplici cosi' da emanciparle dai geisha maschili sempre piu' ghettizzati e relegati ai piani "bassi" dei "Karyukay". Alle geishe femminili furono riservati i livelli superiori del "mondo dell'acqua" attribuendo loro l'arte della grazie e dell'intrattenimento chic agli inizi del XX secolo. Alle Geishe fenmminili si devono importanti ritualizzazioni che ancor oggi rappresentano il giappone tradizionale:- il ballo, 
- il canto tradizionale, 
-l'evoluzione raffinata del vestire i kimono, 
- la cerimonia del tè, 
-l'esercizio della calligrafia kanji 
-l'arte di conversazione. 
Le Geishe nel tempo occuparono via via livelli di popolarita' elevatissima fino a giocare un ruolo importante nei cambiamenti del governo da Tokugawa a Meiji. Pare che la rivoluzione Meiji sia stata progettata nei "teahouses" di Gion e di Pontocho coprendo e supportando i rivoluzionari che una volta conquistato il governo del Giappone non poterono fare a meno di essere riconoscenti con le geishe di quei teahouse ufficializzandone l'arte e la cultura. 
Nei periodi piu' recenti , periodi di Showa e di Taisho (gli anni 1920 al 1935), la cultura e l'ideologia materiali occidentali hanno invaso il Giappone. La geisha ha inizialmente provato a modernizzarsi con il resto della società, ma ben presto il fenomeno di modernizzazione si e' fermato poiche' e' stato percepito elevato il rischio di distruzione della vera cultura secolare collegata. Dopo la II guerra mondiale, la Geisha si e' riavvicinata alle vecchie usanze ma con uno scopo maggiormente connesso al mantenimento delle arti di canto e recitazione teatrale tradizionale giapponese. Oggi le geishe hanno abbandonato le "teahouse" e l'ntrattenimento degli uomini d'affari " per non confondersi con "prostitute giapponesi" che si definiscono geishe senza aver nulla a che fare con l'Iki che dovrebbe caratterizzarle. Oggi dal registro nazionale delle geisha , le uniche vere geisha, sappiamo che ne rimangono circa 2.000. In tutto si arriva a 5.000 geisha, contando le circa 3.000 onsen geisha. A Kyoto sono circa 180, di cui 50 sono maiko. Tokyo ha più o meno la stesso numero. Nelle occasioni importanti un susohiki, detto anche hikizuri (suso è il la parte inferiore del kimono, hiki significa trascinare) è il kimono più elegante di una geisha o di una maiko . Lo indossano soprattutto per danzare e cantare. E' un kimono più lungo degli altri e con l'orlo leggermente imbottito in modo da ricadere a terra elegantemente . Il susohiki non viene ripiegato in vita in modo da sollevare l'orlo da terra, ma questo viene lasciato come elegante strascico. Nelle feste eleganti , i tatami stesi a terra proteggono dall'usura lo strascico mentre all'esterno le geishe camminano sostenendolo ripiegando e sollevando l'orlo con la mano sinistra in un gesto chiamato hashori, facendo vedere il nagajuban che ovviamente è in colore e motivo coordinato al kimono, e la fodera del kimono stesso, anch'essa decorata. Una geisha indossa il kimono tutti i giorni , e' parte della loro arte e della loro professione. Le geishe preferiscono motivi un po' inusuali, diversi dalle solite peonie e fiori di pruno che abbondano sui kimono delle "altre". La differenza, però, è soprattutto nel modo di indossarli: la geisha tirerà indietro il colletto del kimono fino a scoprire tutta la nuca, considerata un punto focale dell'erotismo giapponese, ed indosserà l'obi più basso in vita e con un fiocco leggermente inclinato, rispetto ad esempio ad una donna sposata, mentre il colletto bianco del suo nagajuban sporgerà da sotto il kimono un poco di più e magari in modo asimmetrico. Piccoli dettagli, ma ben chiari per chi conosce il codice del kimono. 
Il susohiki nero o kuro hikizuri viene indossato come tenuta più elegante di una geisha, la cosiddetta "de", che fino all'inizio del secolo era costituito di due o tre kimono sovrapposti e coordinati come motivi, mentre oggi si è arrivati ad un solo strato. Anche il trucco della geisha è nei toni del bianco-rosso-nero, e la parrucca di capelli neri lucidati con olio di camelia completa la tenuta. L'obi è un maru-obi o un fukuro obi, annodato in modo che formi un ricco e lungo fiocco dietro. Come calzatura le geishe portano "geta" con il "kuro hikizuri," "geta o zori" con" hikizuri "meno formali; le maiko portano gli okobo o pokkuri, tipici sandali geta molto alti, di legno lasciato al naturale o laccato nero. La laccatura nera viene usata d'estate, per evitare che il sudore macchi il legno. 
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PSICHE



L'angoscia e il rapporto sessuale Nello stesso seminario Lacan intreccia desiderio, godimento ed angoscia e tocca necessariamente la questione della sessualità, soprattutto la questione della sessualità maschile, cioè fallica. A questo proposito nota molte cose interessanti: definisce l'orgasmo, ad esempio, come il massimo del godimento proprio perché si accompagna alla certezza della fine dell'angoscia. L'orgasmo viene considerato come ciò che comporta il massimo della soddisfazione non per la quantità di piacere che produce, ma perché si accompagna alla certezza che l'angoscia ha fine e che questa fine coincide con la detumescenza del pene-fallo; il fallo che viene a mancare lo scrive -phi.-phi è un resto che rivela un'assenza, una mancanza; l'esaurirsi dell'orgasmo, dice Lacan con una bella metafora poetica, mostra un'assenza simile a quella che rivela la sabbia quando il flusso marino si ritira. Non c'è rapporto sessuale perché non c'è medium del rapporto sessuale: dovrebbe esserlo il fallo, ma ogni orgasmo mostra solo la detumescenza del dopo, il lato tra il patetico e l'angoscioso della furia del godimento. I due partner sanno dell'impossibilità di tenuta in erezione del fallo e quindi che un rapporto sessuale riuscito, in cui il fallo non ceda, non venga meno, è impossibile; è proprio questo che spinge a ripetere la prova, a reiterare lo scacco, il fallimento, l'assenza. Quello che ha di mira il desiderio si rivela alla fine proprio il pene rammollito, non più tumescente, il fallo negativizzato, -phi, appunto. In questo senso si prospetta un'economia psichica in cui il desiderio ha come obiettivo non la potenza fallica, ma quanto di essa resta dopo un solo attimo di splendore: un pene flaccido. E' un'economia libidica fondata sullo scarto, sulla mancanza, sull'assenza, sul venir meno dell'oggetto fallico.

VESTITA DI CORDA


Lo sguardo a terra, i capelli davanti agli occhi. Vestita soltanto con una corda di canapa attaccata al collo si divide in due e gira intorno ai seni per riunirsi al centro e scendere giù, tra le cosce preme con forza le labbra del sesso e risale lungo la schiena. Accucciata ai piedi del Padrone attendo, zitta e umile. Lui sta parlando in tutta tranquillità con un amico, chiacchierano semplicemente e non mi prestano alcuna attenzione. La tensione della mia mente si affievolisce e inizio a chiedermi il senso della mia presenza, passa un'ora, ne passano due,.. Le ginocchia mi fanno male e ho sete. Non so come reagire ma so che Lui sente la mia insofferenza, ..ogni tanto mi carezza la nuca senza dire nulla.
Suonano alla porta. Lui si alza e va ad aprire, sento una voce femminile e il rumore di tacchi alti; gli stessi tacchi che si fermeranno davanti al mio viso. Il mio Padrone si siede nuovamente e mi dice: ora, estelle, proverai una sensazione nuova. Sento come la donna mi prende per i capelli e mi tira al centro della stanza.. la seguo mezza carponi e sono furiosa. Non amo venir dominata da una donna, Lui lo sa. Lei non mi lascia il tempo di pensare a nulla, immediatamente sento la carezza di un gatto sulle natiche.., una, due volte e poi il colpo, forte che mi fa quasi cadere faccia a terra. Il mio Padrone dice: .. sì.. proprio così devi stare: con la faccia a terra e le mani sulle natiche, allargati schiava. Ubbidisco sentendo la pelle che brucia dal colpo appena preso. Ne arriva un altro,.. e poi un altro ancora mi batte secco sulle chiappe, una delle cordicelle che aprono il mio sesso si sposta un po' lasciandomi ancora più aperta. "Leccami le scarpe cagna" dice la "Signora". Ubbidisco odiandola. Mi sento male, sono furiosa e per niente propensa ad ubbidire ma lo faccio, sbirciando l'espressione del mio Padrone da sotto la cascata di capelli. Dopo qualche istante la donna si mette dietro di me e inizia ad accarezzarmi le natiche con i guanti. E' una bella sensazione e forse, riesco a lasciarmi andare un pochino.. mi penetra con due, tre dita ma subito si lamenta che non sono abbastanza bagnata. Il mio Padrone si alza. Dice: … ora provvediamo . .. Si mette davanti a me e mi alza la testa, mi dice… lecca la Tua frusta schiava, adorala, sarà Lei ad accarezzare il tuo corpo ora. Immediatamente sento come le sensazioni in me cambiano e diventano intense e meravigliose, mi percorrono tutto il corpo e inizio a fremere. Lecco, apro la bocca e bacio questo tanto amato oggetto di tortura. Insieme a lei lecco le mani del Padrone, piena di gratitudine. Attendo i colpi …mi dice: …oggi li conterai… ad alta voce. Inizia!!
Valentina, 2007

RECENSIONI

L'impero dei sensi Vediamo ora perché la presenza dell'angoscia anche nel più riuscito dei rapporti sessuali (quello in cui il desiderio si intreccia col piacere dando come risultato il godimento), la sua meccanica e il suo rapporto con l'oggetto, interessano la questione del masochismo. Mi aiuto con un film, universalmente riconosciuto come un capolavoro, molto efficace per dare forma e colore a quanto dico: "L'impero dei sensi". La storia è facilmente riassumibile perché non ci sono molti avvenimenti; si tratta dell'incontro fra una giovane ex-prostituta ed il suo padrone che si rivela ben presto come una passione assoluta che non smette di cercare di esaurirsi ed esaudirsi nella sessualità. Il ritmo incalzante ed angoscioso del film è dovuto all'assenza di pause fra un rapporto e l'altro ed alla necessità, per la donna, di produrre nell'uomo un'eterna erezione e, nell'uomo, di assecondare il suo desiderio. Mano a mano che la storia si serra il mondo intorno si ritira, anche nel senso letterale: chiunque abbia accesso alla stanza dove i due amanti si sono rifugiati, viene respinto; anche se viene per motivi essenziali, ad esempio per recare del cibo. Con la sua terribile carica di angoscia, con i suoi reiterati tentativi di unione sessuale sempre falliti e perciò obbligati a ripetersi all'infinito, il film è una splendida esemplificazione dell'intreccio fra angoscia, desiderio, godimento e tratto masochistico del rapporto sessuale. La questione del masochismo sarebbe incomprensibile senza una messa a punto della triade desiderio-godimento-angoscia e del loro rapporto con quell'oggetto-scarto che il desiderio contorna, cioè con l'oggetto "a". Ne "L'impero dei sensi" il masochismo è, proprio come dice Freud, "femmineo", cioè lo si coglie soprattutto dalla parte dell'uomo: è lui che subisce le imposizioni della donna; lei è regina e trionfante ed è lui a farsi oggetto del suo godimento, a godere del godimento che le procura, ad essere il suo oggetto, il suo strumento, fino alla morte. Non è un caso che si tratti di un film giapponese, ambientato in una cultura che celebra la passività silenziosa delle donne; questo fa risaltare ancora di più il ribaltamento delle posizioni e dei ruoli sessuali. E' un film angoscioso che accelera la sua intensità man mano che fa presentire l'irrimediabilità della fine e lo spettatore è trascinato nell'impossibilità di un arresto del dramma. La storia e l'angoscia che l'accompagna possono terminare solo con una soluzione catastrofica: lasciando dei resti, in questo caso i cadaveri dei due amanti. Il film illustra molto bene il concetto di Freud di "masochismo femmineo" nell'uomo ma al tempo stesso anche la tesi di Lacan che ciò che ha di mira il desiderio nell'economia fallica è un resto, ciò che resta di un'erezione e che ha funzione di oggetto "a". Il protagonista maschile vuole farsi oggetto scarto del desiderio della sua partner, si identifica col suo godimento, cede passivamente ad ogni suo capriccio pur di mantenere quel posto di oggetto assoluto di Lei. Lei gode della castrazione di lui fino alla sua forma estrema, la morte per strangolamento. La donna strangola l'amante per procurarsi il massimo del godimento. La passività di lui è una passività attiva, una servitù volontaria, una determinazione ad occupare senza esitazione il posto di strumento del godimento del partner. Come non concordare con il dubbio di Lacan che il masochismo femminile sia un fantasma del desiderio maschile, che insomma l'uomo proietti sulla donna il proprio desiderio di farsi oggetto-scarto del desiderio dell'Altro? Il regista dell'"Impero dei sensi" lo dice a chiare lettere. Le figure del masochismo maschile si incontrano nell'arte, nella letteratura, nel cinema, ma più raramente nella realtà. Nella realtà sono le donne a subire la violenza degli uomini ed il loro dominio. A meno di non considerare masochismo femmineo nell'uomo il chinare il capo nella quotidianità, il cedere allo strapotere femminile tra le mura domestiche, il lasciare all'arbitrio della moglie la gestione di cose e persone, il mettersi insomma nel ruolo del padre umiliato che tanti analizzanti lamentano di aver avuto. In questi casi è la donna, come si dice, a portare i pantaloni, cioè ad avere una posizione fallica e l'omosessualità rimossa del marito viene assecondata senza dichiararsi. In genere è più frequente che siano le donne a comportarsi da masochiste, che si prestino ad incarnare il fantasma del desiderio maschile e che la loro "perversione" masochista sia una risposta alla richiesta maschile di impersonare il loro fantasma.

CUCCIOLO


Sono tornata a Torino...in una giornata costellata di follia pura. Avevo pensato di venire da te, mi ero messa al pc per cercare orari e poi ho rificcato il naso nelle cose non mie e ci ho trovato quel che era stato messo, lasciato, inventato.. non so.. per essere trovato. Ho reagito nel più comune die modi..mi sono infuriata, sapendo che era tutto previsto e sono rimasta infuriata fino a casa. Arrivata al pelo sono andata a prenderlo al volo, era il girono che veniva qui era tutto felice del mio furore, allegro, il giovedì passato a letto. Il venerdi ero già enormemente di pessimo umore, ma era giornata di acquisti programmati insiema a mia figlia per un pc, due pc. Il pomeriggio passato a sistemarlo...io molto da parte, li lasciavo fare.
Il sabato peggio che peggio per il mio umore, ho pensieri di vita io, non solo esigenze da lunapark il pomeriggio iniziato in discussioni...poi al sentir dire...se continuiamo a discutere non avrò voglia di uscire stasera mi sono ammutolita, zitta e invisibile fino a sera, all'ora fatidica della famosa rappresentazione teatrale, la vita vera, dice lui e mi stavo preparando, quando ho domandato se era nel suo animo uscire... Animo? Animo è un eufemismo, se nei suoi circuiti sballati era concepita la serata no, troppe discussioni, era di cattivo umore lui, affamato (dopo aver rifiutato la cena), mal di testa ecc ecc. Sono diventata cattiva, ho replicato con "bene, questo conferma le mie parole...mai hai avuto il fegato di esserci, mai ci saresti stato...". Inizio di altre parole sue e io dichiaro, on voglio discussioni. Paciocco col mio pc, scarico programmi per mia figlia, masterizzo, dormo.. Lui è sveglio e sofferente, imbambolato in una ragnatela di demenza senile, infantile, dell'età evolutiva, della difficoltà del vivere.... boh. Domanica mattina tardi, mi sveglio, mi metto a lavorare per la giornata di domenica prossima, ho lo spettacolo in piazza, ho i lavori da esporre, i ragazzi da condurre. Lo ignoro, a parte il caffè, lavoro da sola dandogli le spalle, lui legge..non so se ha dormito...credo proprio di sì. Penso che ho voglia di parlare con qualcuno, che stasera caschi il mondo uscirò... che forse smetterò i vestiti provocanti a tutti i costi di giorno e di sera, per vedere che succede di me.... Penso che ho voglia di mettere un annuncio..per esempio sulla Gabbia..che dica... avevo regole e principi, detestavo le giovani età....ora  mi serve solo qualcuno... schiavo o non schiavo...che stia zitto fermo e muto e sia una buona macchina di sesso. Poi si alza, si veste , raccoglie due cose...non tutte e dice...mi chiami un tassì?
Non so nemmeno come reagire, come ho detto dopo ai miei cani, sono quelle cose che sono così assurde che non hai più nemmeno emozioni.... non rispondo..... si siede...."mi chiami un tassì?" No.... 
Dove vai?
Vado via...non sopporto più di vederti produrre in qualunque cosa che non sia me, lì hai tutte le energie....con me no... vado dove mi pare e torno alla vita..vera.. vera.....
Rido.... è un cucciolo bastonato, privo di cartellino di riconoscimento, è così da tutta la vita, ma è cattivo, non ha fatto altro che prendermi in giro.
Il pc?..Non lo voglio..non me ne frega nulla e questo sottolinea il distacco tra il suo sentirsi colpito dalla vita e il suo poter permettersi molte cose pratiche. Però vuole la giacca, i vestiti, l'apparenza da fico, come dice lui....
Il pc lo ha a casa, può usare quello per fare le cose che lo interessano e davvero, ora, non solo per divertirsi, interesse maggiore, sentirsi lambire, cercare. Non importa siano nane o mostri o peccatori come dice lui, e finisca questa storia... io voglio solo un marito che si faccia carico di tutto. Io da lui...diversamente sono diversa..e lo pretendo diverso.... Ok.....non gli chiamo un tassì. Dico..non sono la commessa del bar....e aggiungo..vuoi il numero?
No...dice....volevo un favore..
Mi apri la porta? (perchè qui la porta è sempre chiusa a chiave..i cani sanni aprirsi e li ho già persi una volta...).
Gli apro e lo guardo uscire e incamminarsi nel nulla. Ha scelto un gran brutto posto per avventurarsi nel nulla, qui intorno non c'è proprio niente.
Ti scrivo da qui, avevo cancellato tutte le mie mail precedenti, spazzato via tutto..
Mi chiedo se ho fatto bene a non andare a napoli....si ho fatto bene. Lei ha già fatto i suoi passi per vivere la sua vita, forse imparerà, stà a lei...
per quel che mi riguarda, è un punto di distacco dalle persone e dalle cose... quelle di prima... Ora vedrò come e cosa fare nel seguito...
Ho perso un anno circa di lavoro, effettivamente sì, ma era tempo che trascinavo le cose, con picocli sprazzi di bellezza. Voglio altro e spogliarmi di ciò che mi appesantisce troppo, niente più carità a tutti gli indifesi. Ho i telefoni spenti da molti giorni. Mi fa un po' effetto riaccenderli, quasi paura,ho i brividi. Dovrò comunque leggere le cose di questi giorni.... sms di servizio... quell'uomo che mi chiama strega della mai vita... e che non sopporto più...nemmeno lui. Sto scaldando una pizza, ho tirato fuori una bottiglia di vino.. in prima risposta a: che mi serve ora? Mangiare, prima necessità, quasi come se i bisogni si mettessero tutti in fila, dal più semplice al più complesso, buoni buoni in attesa di essere considerati.
Ho un nodo alla gola...per cosa?...Chi lo sa...il pensiero che c'è un cucciolo in una città straniera senza cartellino di riconoscimento, tutto solo e incazzato? In verità si...ma quel cucciolo sono io...nessun altro ora prende questo posto....
Ieri sera, stamattina, sono così bella, mai mi sono vista così bella, persino in questi capelli che non ho voluto io e credo che stasera uscirò e utilizzerò un cambio di posto di locale che ho provato l'ultima volta..appena appena.. Stasera musica brasiliana, se mantengo la voglia e non sarò ne cucciolo ne predatore... vedremo cosa sarò....credo molto muta...
Morbidissima, 2005

RECENSIONI


Un masochismo "come se"..... Resta da capire perché le donne sono così compiacenti e perché si presterebbero a tanto. Qual è il loro tornaconto nella vicenda visto che il loro, se la nostra tesi regge, è un masochismo in prestito, un masochismo per procura. Senza sottoscrivere la tesi del masochismo femminile, ma per comprendere perché le donne si comportano "come se" fossero masochiste, bisogna scandagliare il rapporto delle donne col desiderio e l'angoscia che attribuiscono all'Altro (cioè alla persona che per loro riveste questo ruolo, il partner o chi altro). Più che essere masochiste le donne corrono il rischio di cadere nel masochismo perché sono troppo interessate (e dipendenti) dal desiderio dell'Altro. Essere troppo occupate da ciò che l'altro desidera, da quello che lo fa godere e (a causa dell'intreccio di cui abbiamo detto prima tra godimento, desiderio e angoscia) da ciò che provoca la sua angoscia, le pone in una posizione di dipendenza di carattere masochista. Le donne si interrogano sul godimento dell'Altro e, nel farlo, rinviano il problema del proprio.  Il fatto di essere così tanto occupate di questo ha, evidentemente, una ragione, un tornaconto personale: credere di poter riuscire ad occupare un posto di oggetto (a), cioè un posto elettivo nel desiderio dell'uomo; cercare di sapere ciò che l'altro desidera serve, indirettamente, ad individuare il posto dell'oggetto del suo desiderio. L'angoscia in quanto punta del desiderio, in quanto segnale del suo culmine è perciò in questo processo estremamente interessante perché rivela il desiderio dell'Altro. In questo senso si può dire che le donne hanno di mira l'angoscia dell'Altro perché nell'angoscia si rivela qualcosa che le interessa molto. La cosiddetta passività femminile indica questa posizione rispetto all'Altro, una posizione di oggetto "a" che, paradossalmente, richiede una grande energia per essere occupata. Le donne con tendenza masochista si prendono un po' troppo per l'oggetto "a" dell'uomo. Le donne partecipano del fantasma perverso, ne sono tentate e può capitare che si prestino anche ad agirlo se incontrano, ad esempio, un vero sadico piuttosto che un nevrotico animato da fantasmi sadici. Il culmine dell'angoscia coincide col momento in cui l'oggetto cade, e questo come ho detto prima, è quello che avviene nel rapporto sessuale un attimo dopo l'orgasmo: il pene diventa flaccido; l'angoscia si acquieta per un attimo quando compare l'oggetto a, il pene molle. Ma una donna che cade sotto i colpi di un uomo violento può impersonare proprio un oggetto fallico che si affloscia. La scena di un corpo che si affloscia al suolo sotto i colpi dell'ira (e dell'angoscia) di un uomo ha un'indubbia presa immaginaria tant'è che capita di vederla rappresentata con grande frequenza al cinema, ad esempio. E' una sequenza che traduce una scena fantasmatica in cui lo spettatore si identifica in genere con la vittima, cioè con quest'oggetto umiliato ma così potente da generare la violenza irrefrenabile di un uomo. La violenza, col suo carico di eccitazione orgastica e di piacere ottenuto per vie sostitutive e perverse, produce un alleggerimento dell'angoscia e in molte coppie funziona come l'unico modo di agire una forma di sessualità, una specie di medium per arrivare all'altro, per obbligarlo a manifestarsi, a costo di farlo esplodere.

MONOLOGO


Mi piaci Sissi.  Sissi… è un bel nome. Elegante e sbarazzino. Proprio un bel nome per un puttana –pardon “accompagnatrice”.  Mi piaci Sissi. Oltre al tuo corpo mi piace l’approccio che hai con la vita. Sei una donna energica, sicura, indipendente. Un lupo mascherato da agnellino. Una falsa donna-oggetto. Quanti clienti hai? Non me lo dici è… ora sorridi come una bambina. Ho studiato una vita Sissi. I miei hanno voluto che studiassi. Quando sei ragazzo pensi: avrò un buon lavoro, una bella casa, una macchina, una famiglia. Ma pian piano cresci, e ti accorgi che forse avrai quello che immaginavi, ma ad un prezzo altissimo. Guardami. Sono un buon avvocato, con dei figli, una villa, molte più macchine di quanto avessi potuto immaginare. Ho un’ottima clientela. Ho una moglie facoltosa, e di buona famiglia. È per questo che l’ho sposata, è un buon partito. O, scusami. Fra le regole dei nostri incontri c’è quella del “non parlarmi ti te – io non chiederò”. Ma voglio proprio dirtelo, che lurida puttana può essere mia moglie. Alle volte penso che le nostre due bambine non siano neanche le mie. Non hanno preso neanche gli occhi di mio padre, poveruomo. La trovo sempre con qualcuno la troia. Dal giardiniere al ragazzo che pulisce le piscine. È contento suo padre che siamo sposati. Sa che sua figlia è ninfomane, ma così salva la faccia. E la figura del cornuto la faccio io. Tutti in paese lo sanno, ma per quieto vivere stanno zitti. Ma mi sta anche bene, fare la figura del marito cornuto. Quando il vecchio tirerà le cuoia, e non penso ci vorrà troppo dati i due bypass, prenderò tutto in mano io. I fratelli di mia moglie sono degli inetti, uno persino si buca. Mi dispiace per il vecchio, un uomo tutto d’un pezzo, di quelli lavoratori. E pensare che aveva ereditato un piccolo casolare da suo padre. Ora possiede mezza valle. E l’altra e mezza gli deve dei favori. Sorridi eh, Sissi… ti annoia parlare vero? Di solito la tua “linguetta” la usi per altre cose eh?! Hai ragione… ma con quello che ti pago per dio, fai almeno finta di ascoltare. Sarà tutto mio: le case, le imprese, le tenute. Ma a che prezzo?  Di vivere molti anni della mia vita con quella vacca di sua figlia. Di dormire nello stesso letto. Di mangiare alla stessa tavola. Di averle giurato eterno amore davanti al signore. Non che abbia mai creduto troppo, ma il buon vecchio dalla barba bianca che sta su nei cieli non manderà giù facilmente la mia più grande bugia, il mio matrimonio. Per non parlare poi di quelle due piccole viziate. Hanno preso tutto dalla mamma. Non hanno nemmeno tredici anni, eppure non mi stupirei troppo nel vederle a novanta gradi, o a fare chi sa che cosa. Quando vogliono qualcosa mi salgono in braccio e mi fanno le fusa. Forse neanche una puttana eroinomane riesce a vendere meglio il suo corpo per qualche spicciolo. Alla loro età giocavo ancora con i soldatini e gli indiani… cazzo che tempi… e tu ci ritorneresti bambina, Sissi?
“Papino mi compri questo” quello e quell’altro. La madre le riempie di regali inutili. E non posso metter bocca. Vuole che siano sempre “avanti”,dico, rispetto alle loro coetanee. Faranno la fine della madre, si ecco, ti ho detto quello che penso. Beccano molti più regali di te piccola mia, considerato il gran successo di pubblico che riscuoti da queste parti. Aspetta aspetta, non alzarti, rimani ancora un po’, finisciti la sigaretta in pace. Ti sembro patetico, è?! Sembro uno di quei vecchi patetici del cazzo, che ti mandano a prendere dagli autisti, che ti chiedono “dimmi che mi ami sissi, mentre lo facciamo”, e durano si e nò due minuti. Non è vero?
Stupida bambina presuntuosetta ora mi ridi persino in faccia?! Potrei essere tuo padre!. E nella vita perbene sono un avvocato di successo. Sai cosa mi piace di te Sissi, è il potere che hai sugli uomini. Ho studiato molto per arrivare dove sono arrivato. Ho mandato giù tante cose. Forse, a causa delle mie scelte ho causato la morte di qualcuno. Eppure tu, dal tuo metro e settanta di altezza, e dall’aria di una bambina spaesata, riesci a fottere un uomo molto meglio di me. È una dote naturale. Forse l’hai ereditata da chissà quale zia. Non hai studiato giorni e giorni cose con la consapevolezza di sprecare il tuo tempo. Hai affinato le tecniche dell’antica arte amatoria. Come dare piacere.  Io e te siamo della stessa pasta tesoro. Avvocato e puttana. Tu usi il tuo corpo per arrivare ai tuoi scopi, io la legge. Tu usi le unghie, le labbra, il profumo. Io i codici e le leggi. Sorridi è, Sissi. Ti ho portato un regalo. Si tratta di qualcosa che non ti aspetti. Non è il solito orologio di Bulgari. Il concierge ha l’ordine di portartelo in camera quando esco. Non essere curiosa. È un piccolo amico, che ti terrà compagnia. Gli potrai confidare di tutto. È discreto, ha gli occhi blu e non sporca. E saprà essere affettuoso proprio come fai tu: in cambio di qualcosa. La nostra ora è scaduta. Lo so che sei discreta e non vuoi dirmelo… ma… “altra ora altra corsa” vero cheri? Poi devi anche farti un bella doccia, che allontana anche i pensieri cattivi. E mettere a posto i capelli, e lo smalto rosa sulle unghie. Dammi la tua mano calda, voglio baciarla.
Per un po’ non penso ti chiamerò.  Non che sia rimasto deluso del servizio, anzi… ottima prestazione. Ma… è che voglio riflettere sulla mia esistenza.  Un giorno potrei decidere di rapirti. Ti prendo e ti porto via. Io e te, su una spiaggia chissà dove. Niente lavoro per nessuno. Solo un’esistenza immersi nella natura. E magari in quei luoghi potremmo veramente trovare noi stessi. Potremmo tira su famiglia e… non lo so neanche io.
Ciao cheri, un bacio, a presto.
Dino Velvet, 2006

sabato 28 gennaio 2012

MA BOUCHE

Sei sdraiato nel letto, nel centro esatto... mi guardi mentre mi spoglio, un pezzo dopo l'altro, senza fretta. sento la pelle rabbrividire, ma non è freddo. te ne accorgi anche tu, ne sorridi. mi giro, ho i capezzoli tesi, sto per farti qualcosa che amo particolarmente e che ami particolarmente che io ti faccia. lo vuoi normale, intenso, senza acqua o tea caldo, senza pennello... senza fronzoli diciamo. arrivo a te gattonando sul letto, mi fai cenno di avvicinarmi, ti ubbidisco... ci baciamo a lungo, non abbiamo mai fretta noi, poco o tanto tempo, non amiamo correre. sento le tue mani che accarezzano la mia testa, che afferrano il mio viso e lo premono contro il tuo, la tua lingua farsi insistente, mi scavi tra le labbra proprio come quando ti tuffi tra le mie gambe... mi ecciti, mi eccito... mi scorri sulla schiena, stringi i glutei con forza, mi cerchi in mezzo alle cosce. percepisco il tuo sorriso, sarei già pronta per farmi prendere da te, pur sapendo che non andrà così oggi. giochi seguendo il ritmo della lingua, e appena mi strappi il primo gemito t'interrompi e involontariamente anche io mi stacco da te; ti guardo, mi sorridi... abbasso la testa e inizio a baciarti il petto, mordicchio appena i tuoi capezzoli duri come i miei e scendo... scendo... sento il profumo del tuo sesso, mi riempio le narici di esso, ma non arrivo lì, i miei baci mi spingono altrove... mi fermi "No, non oggi..." dici serio. abbasso gli occhi, e scopro che non sei pronto, è addormentato... non me ne dispiaccio, tutt'altro. in un attimo, è tutto nella mia bocca, e lascio sporgere la punta della lingua per stuzzicarti le palle... meraviglioso sentirlo indurirsi tra le mie labbra, iniziare a stendersi, gonfiarsi... ecco perchè non era un problema che fosse moscio, è una situazione impagabile quella del suo indurirsi per merito mio.... sei pronto, sono accucciata accanto a te ed inizio il mio gioco... che non so come finirà, lo deciderai tu. parto da sotto le palle, dal perineo. lecco con perizia, languidamente... mi stai toccando, lo sai che amo le tue dita tanto quanto tu ami la mia bocca... sulla pelle sensibile, faccio disegni di saliva così come voglia e fantasia mi suggeriscono... hai rasato i peli, e ho campo libero. aspiro un testicolo, la sensazione di vuoto... lo lecco, lo lascio uscire, lo riprendo, passo all'altro, poi tutti insieme... ma mano tiene saldamente l'asta, che guardo affascinata, le vene in rilievo, la cappella scappucciata.... nn vedo l'ora di sentirla... arrivo alla base, appuntisco la lingua, e percorro tutta l'asta così lentamente da apparire quasi immobile, seguo vene e nervi, l'avvolgo tra le labbra, succhio... la lingua la accarezza da sotto, si muove agile... un gemito... finalmente! mi prendi i capelli, li sollevi per potermi vedere all'opera... sto salendo, inesorabile e rallentata.... sono appena sotto alla cappella... so che ami quando ti passo la lingua sotto, e quando ti frusto il filetto, lo sollecito velocemente prima, e piano dopo... ed ora ti guardo, ti fisso, i miei occhi dentro i tuoi, e mentre ti fisso apro la bocca e il tuo cazzo sparisce tra le mie labbra. aspiro forte, tu ti contorci, rilascio, lo spingo contro il palato con la lingua ed inizio a muovere la testa... gemi di piacere, la tua mano tra le mie gambe si muove, fruga, entra, mi sento gocciolare su di essa... ti lecco sinuosamente, i denti graffiano la cappella tesa e indurita, arrivano sotto di essa, la stringono, insalivo senza fermarmi la mano, ed inizio a farla scorrere su e giù per masturbarti... sei circonciso, quindi la pelle non mi infastidisce nelle mie aspirazioni. la muovo velocemente, ma senza esagerare... mi spingi la testa in giù pur sapendo che non mi piace, e il tuo cazzo è nella mia gola sino alle palle.... mormori qualcosa di incomprensibile, ma sento il tono eccitato. la mano intanto, si è fermata all'attaccatura del cazzo e la stringe, col risultato di indurirlo all'inversimile... "continua... mi si strappa la pelle da tanto è duro" ti sento dire... vorrei strapparmelo dalla bocca e infilarmelo dentro, farmi sbattere sino a morire... non posso, ma riverso tutta la mia voglia in questo pompino... sono partita di testa, non capisco più nulla, mi fa quest'effetto, continui orgasmi di testa, uno dopo l'altro... lingua, denti, mano, bocca, tu gemi, gemi forte, muguli, parli, sei in delirio.... smetto di farti una sega... so come ti piace godere... ti cerco, e una volta trovato, dolcemente ti spingo un dito nel culo... lo senti, ti contorci.... lo muovo, ti sondo, so di essere delicata e porca... una mia prerogativa? come tu stai scopando me con tre dita, io fotto te con uno, e intanto faccio ruotare la lingua sulla cappella.... mi stacco, mi abbasso, alzi i fianchi per aiutarmi, inizio a leccarti il buco mentre ti afferri i cazzo e ti masturbi... sei quasi vicino all'orgasmo ormai, avevo visto la cappella tesa al massimo, viola... lecco impazzita e ti sodomizzo... stuzzico tutto, perineo e palle... l'asta, a rischio di prendermi un pugno, ancora i buco... infine mi chiami, la voce spezzata dal piacere che ti sta montando dentro..." voglio venirti in bocca" ed io, pronta, sollevo la testa, ingoio il tuo cazzo teso all'esasperazione... pochi colpi di lingua, e inondi la mia bocca di seme urlando il tuo orgasmo... sì, sì tesoro mio, lo sai che adoro berti... succhio con forza per strapparti le ultime gocce, lentamente sfilo il dito dal buco che ancora si contrare, non mi sposto... ti lecco amorevolmente mentre i tuoi nervi ed i tuoi muscoli si rilasciano piano... mi carezzi la testa, il fiato che torna normale "sei meravigliosa." mormori al mio sguardo adorante.. "sei...meravigliosa".
lady sweetlash, 2007

MEZZOGIORNO


Mezzoggiorno. L'afa sfuma il paesaggio in lontananza. Crea quel fumo liquido. Allucinazione tiepida. Entri in casa all'improvviso. Mi volto curiosa e vedo te. Con la fronte imperlata di sudore. E in mano un sacchetto. Lo riponi nel frigo e vieni da me. Per pranzo una sorpresa. Sorrido e mi baci. Vorrei sbirciare ma me lo impedisci. Mi intrappoli fra le tue braccia e il muro. E non ho neanche voglia di liberarmi. Ti siedi sul divano. Che caldo. Prendo due cubetti di ghiaccio dal freezer e mi siedo accanto a te. Ne poso uno sulla tua fronte ed hai un brivido. Lenta ti accarezzo il viso mentre sento l'altro cubetto sciogliersi nella mia mano. Ti stendi chiedendomi di continuare. Socchiudi gli occhi. Obbediente allevio le tue pene. Mi sdraio su di te raffreddando la tua pelle dolcemente. Il ghiaccio diventa acqua fra le mani. Riapri gli occhi fissandomi senza dire nulla. Fermi le mie mani prendendomi dai polsi. Porti le mie dita alle tue labbra succhiando lentamente il mignolo. Continui a baciare fra le dita. Sul dorso. Sui palmi. Dolce mi osservi sorridere. Ti sovviene della sorpresa e mi abbandoni per un pò. Prendi dal frigo il tuo sacchetto. Un piatto dalla dispensa. E dalla busta due fette di anguria. Buona. Rosea. Due bellissime mezzelune. Vengo fino al tavolo da te. Deve essere buona. Chissà. Aspetti di vedermi seduta. Mi porgi una fetta e dò un piccolo morso. Zuccherina. Fresca. E' buona. Mi sorridi. Mi allungo sul tavolo e prendo un morso anche dalla tua. Uhm è più buona. Ridacchio prendendoti in giro. E' davvero buona. Masticando mi guardi quasi sospettoso. Ho gli occhi strani. Una voglia strana. Mi avvicino buona. Fino a te. Mi siedo sulle tue gambe. Quel dolce liquido rosa lo succhio dal tuo mento. Bacio di zucchero. 
L'anguria è finita. Cerco sapore dolce sulle tue labbra. Ne colgo l'ultima dolcezza. Sai di buono mentre mi abbracci. Alzati un pò. Mi siedi sopra al tavolo. Serio sulla sedia inizi ad aprire i piccoli bottoncini del prendisole. Mi cingi i fianchi con le mani baciandomi la pancia sottile. Ti alzi ripiegandoti sul mio collo. Mordi sussurrando qualcosa che mi fa arrossire. Mi accarezzi piano. Senza fretta. Senza troppo impeto. Le tue mani sul seno. Dolci carezze naufragano sulla mia pelle. Lente scivolano le dita sui fianchi e mi stendi sul tavolo. Riprendi posto sulla sedia senza smettere di accarezzarmi. Scostando gli slip insinui le tue dita solleticando le mie voglie. Ritmico stimoli il mio piacere. Dolci baci accompagnano le tue dita nel mio intimo calore. Socchiudo gli occhi inarcando la schiena. Nella curva del mio corpo scosso la tua mano sfiora i brividi che affiorano. Una carezza umida coglie il mio fiore turgido. Dolce guizza la tua lingua sciogliendomi. Non sento che te. Gemendo porto una mano sulla tua nuca. La prendi con la tua stringendola. Non smettere. Fremo. Di me non resta che un brivido mentre muoio di questa tortura dolcissima. Liquido piacere scivola sui miei petali turgidi. Assapori la tua languida vittoria accarezzando la mia pancia.
Le tue mani sotto la schiena mi sollevano fino a te. Hai il viso di un bimbo e mi chiedi un bacio. Lento. Morbido. Cerchi la mia lingua con la tua. Mi fermo per guardarti ancora. Posi la testa sulle mie gambe abbracciando la mia vita. Sei dolce. Ti accarezzo la nuca mentre una lacrima accarezza la tua perfezione. 
Ne raccogli un'altra con le dita proprio sopra le mie ciglia. Non cambierà. E ti credo. Davvero. Mentre mi stringi forte.
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SLAVE


Arrivata nella hall dell'albergo dove lui l'aspettava, Anna ebbe ancora un momento di incertezza; dovendo chiedere al portiere di annunciarla si sentiva "nuda" allo sguardo di quell'uomo sconosciuto, come se lui potesse intuire ciò che stava per fare, potesse guardarla come una donnaccia.
"Sei ancora in tempo per non gettarti in questa cosa" - si disse - sentendo una voce interiore che le diceva di voltarsi e tornare indietro; ma c'era un'altra forza dentro di lei che la spingeva decisamente verso il suo destino, verso quell'uomo gentile ma forte ed autorevole, bello ed affascinante ma che lei percepiva come una specie di demone pericoloso. "No" - si disse - "se vado via adesso perderò un uomo che mi piace, mi eccita; ma, soprattutto, perderò forse per sempre il coraggio di conoscere questo tipo di esperienza e mi resterà un senso di incompiutezza! E poi dovrà anche lui guardarsi dal mio fascino e dalla mia spudoratezza....". "Buonasera; sono attesa dal signor Rossi" - disse al portiere. "Secondo piano, camera 69" le indicò l'uomo nella elegante divisa e lei si diresse all'ascensore. Quando le porte si aprirono Anna entrò sentendo le gambe incerte per la tensione; si guardò allo specchio. Vide una donna giovane e bella, elegante nella sua gonna nera lunga con un vertiginoso spacco da un lato, la camicia di seta rossa e la giacca corta avvitata; calze velate e tacchi a spillo erano perfettamente intonati al resto. Si fece coraggio, pensando che era lei ad essere preziosa, che semmai doveva essere Claudio ad essere preoccupato di essere all'altezza; ma non riuscì a convincersene. Arrivata alla porta della camera 69 si fermò a prendere fiato per ritrovare la calma; il cuore le batteva tempestosamente e le sembrava di non avere un equilibrio sicuro sui tacchi alti. Lottò contro le sue paure e bussò: quando la porta si aprì e Claudio la guardò con calda ammirazione nei suoi occhi grandi e belli, Anna sentì un formicolìo nel ventre che le restituì coraggio ed entrò nella stanza con passo fermo, consapevole della propria bellezza, dell'aura di femminilità che la circondava.
"Ciao, Anna" - la salutò Claudio con la sua voce bassa e profonda - "sei bella come sempre ed i tuoi occhi brillano! Sono felice di vederti. Accomodati, il divano è comodissimo e lo champagne squisito" e mentre lei sedeva sul divano accavallando le gambe lunghe che lo spacco mostrava generosamente le offrì una coppa di champagne. "Grazie" - disse lei prendendo la coppa; la guardò con diffidenza, come se quella bevanda con le sue bollicine fosse un pericolo; in un certo senso lo era, perchè sapeva perfettamente che aveva il compito di abbassare la tensione, di indebolire le sue difese, di renderla più vulnerabile. "Ma cosa sto pensando?" - riflettè - "Sono qui perchè voglio esserci, nessuno mi insidia né mi minaccia! Sono un pò spaventata dal senso di ignoto, ma non devo essere sciocca!". Bevve lo champagne con lunghi sorsi sorridendo a Claudio, che la guardava tranquillamente e non sembrava davvero pericoloso! Parlarono un pò di cose leggere, lui la fece ridere con le sue battute argute, mentre le offriva una seconda, poi una terza coppa. Anna si ritrovò non del tutto lucida, anzi, decisamente su di giri prima di accorgersi di aver bevuto un pò troppo; ma non le dispiacque, si sentiva allegra e spensierata, cominciava ad essere a proprio agio. 
"ALZATI!". L'ordine arrivò perentorio ed inatteso; lei rimase sorpresa e si ritrovò, suo malgrado, in piedi come se non avesse alternative all'obbedienza.
"Adesso spogliati; fallo lentamente e sensualmente". Anche questa volta non potè fare altro che eseguire. Dapprima con gesti incerti, poi man mano acquistando tranquillità, consapevole della propria bellezza e dell'effetto che il suo corpo poteva fare sull'uomo che credeva di poter condurre il gioco a suo piacimento.
"Ora basta; resta così e gira lentamente su te stessa". Cominciò a fare come richiesto; con addosso il perizoma, le autoreggenti e le scarpe si sentiva un pò a disagio, infastidita dall'istinto che la induceva a fare quel che le veniva ordinato senza saper decidere da sola. Sentiva lo sguardo di Claudio su di sé, come se potesse toccarla, come se la sua pelle reagisse a quello sguardo e cominciò a sentirsi eccitata. 
"Fermati davanti a me" disse l'uomo "e non voltarti; né ti è permesso guardarmi; tieni gli occhi verso il basso". Quest'ordine era particolarmente sgradevole, ma l'eccitazione di sentire l'uomo dietro di sé senza poterlo vedere, domandandosi quale parte del suo corpo stesse guardando e se stesse per toccarla la spinse ad obbedire ancora. La sculacciata arrivò come una frustata: lo schiocco del rumore prima ancora del dolore; poi il dolore si fece sentire e con esso un sussulto, un fremito di ribellione. Si voltò per guardarlo, ma lo schiaffo le bruciò la guancia prima che potesse riuscirci. Il dolore e la paura la bloccarono e rimase ferma, voltata in avanti con lo sguardo basso e l'umiliazione che la faceva ribollire. Ma sentiva qualcosa nell'aria che non le permetteva di agire.
"Sai che mi stai provocando; sai che il tuo corpo mi fa eccitare. E ti sei vestita in modo così sexy. Sei una donna perversa!". La seconda sculacciata arrivò all'improvviso, nello stesso preciso punto della prima, rinnovando il dolore e la rabbia; ma non osò fare nessun gesto, la paura la paralizzava. Ma non c'era solo la paura: qualcosa dentro di lei si stava muovendo e sentiva le gambe molli e desiderava che Claudio non tornasse gentile. Senza una parola lui la afferrò per le braccia e la trascinò verso il tavolo. In pochi attimi Anna si trovò con il tavolo davanti alle gambe, con le mani legate alle due zampe dall'altra parte, costretta a stare piegata in avanti, esposta a lui senza difesa. La paura le morse le viscere, si chiese se non era stata stupida ad andare lì, se non aveva ceduto alle lusinghe di un pazzo, se non stesse rischiando qualcosa di brutto.
"Adesso non ti senti più così spudorata, vero troia?". La frase la sorprese, non si aspettava questa insolenza e ciò rinnovò la sua paura, facendole sentire un nodo nelle viscere. Quando Claudio afferrò il perizoma e lo sfilò dalle sue gambe, la paura crebbe ulteriormente.
"Avrai quello per cui sei venuta!". Mentre ascoltava queste parole arrivò una nuova sculacciata: questa volta più forte ed il dolore fu più intenso. Anna si sentiva indifesa ed umiliata; la posizione che la costringeva a mostrare il sedere in quel modo osceno rendeva tutto più difficile. Un'altra sculacciata; forte, come una frustata. Sentì le lacrime salirle agli occhi, ma si accorse, quasi con rabbia, sicuramente con sorpresa, che stava aspettando le altre, che quasi le desiderava. Ed arrivarono; forti, insistenti, con ritmo regolare.
"Lo so che ti sta piacendo, sei una vera maiala!". Anna non disse niente; si sentiva di meritare quello che stava succedendo: perchè era vero, le stava piacendo! Lui infilò una mano tra le sue gambe e lei vacillò, temendo di cadere per l'intensità della sensazione.
"Sei bagnata, puttana!" - disse Claudio quasi con rabbia; e, con voce arrochita, aggiunse: "Adesso ti scopo!"
Sentendolo dire questo Anna provò un brivido che corse lungo la schiena allargandosi nei lombi; si bagnò intensamente, desiderando che lui lo facesse. Lo fece, naturalmente. La prese per le anche e la penetrò; lentamente, lasciando che lei smaniasse, gemesse, si agitasse aspettando che la scopasse brutalmente. E invece la fece sospirare; la penetrò piano, poco per volta, insensibile alle sue aspettative. 
"Vedi quanto sei perversa?" le disse e di nuovo una sculacciata forte come una frustata. Anna sussultò ed urlò, più per la sorpresa che per il dolore. Subito Claudio la penetrò a fondo e cominciò a scoparla energicamente. Lei era eccitata tremendamente, non capiva più se preferiva che la scopasse o la sculacciasse; si agitava cercando di ottenere il massimo della profondità della penetrazione, ma le mani legate e la posizione in cui era la endevano impotente ad agire. Claudio prese ad alternare spinte e sculacciate, con ritmi sempre diversi, riuscendo sempre a sorprenderla: Anna sentì che stava perdendo totalmente la ragione, si agitava, urlava, gemeva. Quando arrivò, l'orgasmo fu una come scarica elettrica; il suo corpo fu scosso da una serie di sussulti violenti, la sua fica era bollente, la sua mente era volata via in un'altra dimensione. Soltanto allora arrivarono le carezze, gradite anche se inaspettate; Claudio rimase dentro di lei, carezzandole la schiena e le natiche, la baciò dietro al collo, le passò le mani sui seni e così, prendendola da dietro e stringendo i suoi seni le riversò dentro tutta la sua passione. Anna rimase abbandonata, grata a quell'uomo che l'aveva spaventata e picchiata, ma le aveva donato qualcosa che non si aspettava: sapeva che da quel momento non sarebbe più stata la stessa di prima... e ne era felice! Ma non sapeva che era solo l'inizio perchè dopo quel breve intervallo di tenerezza la belva riprese il sopravvento. Così, nella stessa posizione, legata bocconi sul tavolo, sentì che le carezze dell'uomo diventavano progressivamente più intense, più rudi. Quando si accorse che Claudio le stava legando le caviglie alle zampe del tavolo si domandò perchè lo facesse, cosa poteva significare quell'ulteriore impedimento dei suoi movimenti. La risposta arrivò in un baleno: "Mia bella sporcacciona adesso ti tratto come meriti!" ringhiò l'uomo, evidentemente preda di una passione incontenibile; le sue mani si fecero sempre più spudorate, percorsero tutti i suoi orifizi, si trattennero tra le gambe per inzupparsi dei suoi fluidi. Poi, scivolarono verso il solco che separava le due metà del favoloso sedere della donna; lei ne godette, prese a gemere intensamente per il piacere di quelle mani sapienti che le spalmavano il frutto del suo stesso piacere tra le natiche. Quindi le mani che spostavano le sue rotondità non la sorpresero e quando Claudio la penetrò analmente fu presa da un nodo nelle viscere per lo sgomento; il dolore del pene che si faceva strada piombò su di lei e la paura la attanagliò quando, con il briciolo di lucidità che le rimaneva realizzò che non poteva difendersi in alcun modo dai suoi assalti, legata ed mmobilizzata in quel modo, aperta a lui senza scampo! Ma nel giro di pochi attimi smise di preoccuparsi e fu presa in un vortice di sensazioni forti, violente che la sommersero ad ondate: finchè gemette ansimando come non mai, lo implorò di non smettere, desiderò che i suoi assalti divenissero ancor più insistenti, veloci, brutali. Il nuovo orgasmo la colse impreparata, in preda ad un autentico delirio dei sensi. Urlò, urlò selvaggiamente; urlò con tutto il fiato che aveva, fino ad esserne spossata. Ora Anna sapeva cosa vuol dire essere schiava; non avrebbe mai immaginato che le sarebbe piaciuto fino a questo punto! 
Amante.Padrone, 2006